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Guerra all’Iran: Dispiegamento di truppe sul campo oltre a raid aerei e missilistici

La guerra all’Iran non è popolare tra i cittadini americani, mentre Trump da inizio all’ operazione boots on the ground, che prevede il dispiegamento di truppe sul campo oltre ai raid aerei e missilistici.

di Cinzia Santoro

Il Medio Oriente polveriera pronta ad esplodere, il conflitto ha già assunto di fatto una dimensione regionale. La strategia adottata dall’Iran ha assunto contorni sempre più chiari che riguardano sia l’internazionalizzazione della crisi, allargando il conflitto ai paesi medio orientali, la riorganizzazione dei vertici dei pasdaran dopo la morte di Khamenei e la realizzazione di una guerra d’attrito ossia l’organizzazione di un conflitto sul lungo termine.
Mercoledì, la Guardia Rivoluzionaria iraniana, l’élite, ha rivendicato il “controllo completo” sullo stretto del Golfo, che trasporta il 20% delle spedizioni mondiali di petrolio e gas, dopo aver promesso di “dare fuoco” a qualsiasi nave che osasse attraversarlo. La minaccia di missili e droni iraniani che piovono sulle navi commerciali ha portato alla chiusura di fatto dello Stretto di Hormuz, con le compagnie di assicurazione marittima spaventate che hanno aumentato i loro premi fino al 100% o li hanno eliminati del tutto. Di conseguenza
Il traffico di petroliere nello Stretto di Hormuz è crollato del 90%.
Con una larghezza di sole 24 miglia nel punto più stretto, lo Stretto di Hormuz è un passaggio marittimo che collega il Golfo con il resto del mondo.
Hormuz in una sorta di Vietnam marittimo?

Gli obiettivi del Tycoon e di Netanyahu appaiono confusi.
“L’operazione Furia Epica è molto in anticipo sui tempi previsti”, ha affermato Trump. In un discorso delirante non ha escluso l’uso delle forze militari di terra. Le sue parole sono state accolte con sospetto da parte di diversi democratici e da numerosi esponenti del partito repubblicano.
6 americani su 10 sono contrari alla partecipazione degli Stati Uniti al conflitto, credendo che questa sia una guerra che riguardi solo Israele e i suoi interessi.

Ma quali sono i vantaggi dello stato sionista nell’attaccare l’Iran? Innanzitutto, il paese degli Ayatollah è il nemico storico di Israele. Sconfiggerlo rappresenterebbe la vittoria finale di Netanyahu dopo aver distrutto Hamas a Gaza, Hezbollah in Libano e gli Houthi in Yemen. Quindi parliamo di contrasto all’ asse della resistenza. In campo ci sono mire espansionistiche sioniste, politica interna e un repulisti agli occhi del mondo dopo aver ucciso migliaia di palestinesi.
Per la leadership israeliana, infatti l’attacco è anche un modo per distogliere l’attenzione mediatica internazionale dal genocidio compiuto a Gaza.

Per l’amministrazione Trump le motivazioni sono diverse e riguardano soprattutto il contenimento dell’Asse Russo-Cinese e la neutralizzazione del Programma Nucleare, obiettivi mascherati dall’intenzione di capovolgere il regime dei pasdaran.
Una roulette russa per l’Europa divisa, che potrebbe seriamente pagare per questo conflitto non solo da un punto di vista economico ma anche e soprattutto per la minaccia terroristica interna visto la presenza sul territorio europeo di giovani stranieri disposti a immolarsi per un credo. Una miccia pronta a esplodere.
Evidente è l’innalzamento di tensione negli stati dell’Unione Europea.
La Francia e la Germania hanno diffuso una dichiarazione congiunta avvertendo di essere pronti a intraprendere azioni difensive qualora Teheran non interrompa gli attacchi indiscriminati. Il cancelliere tedesco Merz,  ha minimizzato le critiche alla condotta americana, affermando che richiamare il diritto internazionale “è irrilevante” in questa fase e che gli europei dovrebbero smettere di essere troppo critici nei confronti della condotta degli Stati Uniti.

Invece la posizione della Spagna si riassume in tre parole, no alla guerra, asserite in un intenso e profondo discorso di Sanchez alla nazione. “Non saremo complici di qualcosa di negativo semplicemente per paura di rappresaglie”, ha dichiarato il leader della Moncloa.
In realtà l’Europa non ha una voce comune anche se “garantirà la piena tutela degli interessi di tutti gli Stati membri”. Attraverso la politica commerciale comune, si legge nel comunicato, l’Ue è pronta ad agire “se necessario” per difendere i propri interessi, perché condividono molti degli obiettivi del loro alleato, pur non essendo stati in grado di raggiungerli da soli.

E l’Italia?
Crosetto ha dichiarato: L’attacco israeliano è partito nel momento in cui la posizione di Khamenei è diventata nota, è una guerra che è partita all’insaputa del mondo e che ora ci si trova a gestire – ha aggiunto – Il problema nostro è gestire le conseguenze di una crisi che è esplosa e che non abbiamo voluto”.

La sicurezza dei connazionali è la priorità assoluta, ha riferito il Ministro Tajani. E poche ore fa l’ Aula della Camera ha approvato la risoluzione di maggioranza che impegna il governo a partecipare allo sforzo comune in ambito europeo per sostenere, in caso di richiesta, stati membri nella difesa del proprio territorio da attacchi missilistici o via droni da parte iraniana e a confermare il rispetto, nell’utilizzo delle installazioni militari presenti sul territorio nazionale e concesse alle forze statunitensi.

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