Chiara Samugheo fotografa delle dive. Uno spazio pubblico a Bari sarà a lei intitolato Cultura Fotografia Storia 4 Marzo 20264 Marzo 2026 Sarà allestita nel palazzo metropolitano la mostra dedicata all’affascinante artista Pugliese, Chiara Samugheo: la donna che ebbe il coraggio di lasciare il sud. di Pietro Fabris È di questi giorni la notizia che Micaela Paparella (consigliera comunale della città metropolitana di Bari e delegata pianificazione del territorio e salvaguardia del paesaggio, pinacoteca Corrado Giaquinto) nel corso di una trasmissione televisiva, ha annunciato di aver depositato un ordine del giorno per l’intitolazione di uno spazio pubblico a Chiara Samugheo. Inoltre, sarà allestita una mostra dedicata alla celebre fotografa nel Palazzo Metropolitano del capoluogo pugliese che verrà inaugurata durante il Bif&st ( Bari International Film&TV Festival), per celebrare il suo talento e il contributo alla cultura italiana. Chiara Samugheo Chiara Paparella, in arte Samugheo, nacque a Bari il 25 marzo 1925, anche se molte biografie indicano erroneamente il 1935. Giovanissima lasciò la città natale per sottrarsi ai ruoli tradizionali che la società del tempo imponeva alle donne. Insofferente alle regole di un Sud ancora arretrato, dove il matrimonio sembrava l’unica via di realizzazione e la mancata unione portava al marchio di “zitella”, decise nei primi anni Cinquanta di trasferirsi a Milano.Qui frequentò il Caffè Jamaica in via Brera, ritrovo di artisti e intellettuali, inserendosi negli ambienti culturali del capoluogo lombardo, travolta dal fermento creativo dell’epoca. Milano le offrì l’occasione di ampliare le proprie visioni del mondo e condividere l’ansia di ricostruzione, il bisogno di spazzare via le macerie del secondo conflitto mondiale.In quegli anni, la Samugheo entrò in contatto con figure di spicco come Enzo Biagi, Alberto Moravia, Pier Paolo Pasolini, Salvatore Quasimodo, Elio Vittorini, Oreste Del Buono, Dino Buzzati e Renzo Renzi. Giorgio Strehler, agli inizi della sua esperienza con il Piccolo Teatro, la invitò a frequentare corsi di recitazione e mimo; superato un provino con il monologo La voce umana di Jean Cocteau, Chiara comprese che la sua strada non era quella di attrice. L’idea di partecipare ai casting la rendeva indocile.Fu l’incontro con Pasquale Prunas, raffinato illustratore ed editore, ideatore della rivista SUD e futuro compagno di vita, a intuire il suo talento nel cogliere i contrasti e le sfumature della realtà. Prunas le regalò una fotocamera e la incoraggiò a realizzare servizi fotografici. Il primo, intitolato I Mussolinidi, segnò l’inizio della carriera di una fotografa. Chiara collaborò con Federico Patellani nella sua agenzia fotografica che lasciò per lavorare accanto a Prunas al rotocalco fotografico Le Ore, periodico pensato come coniugazione tra la stampa colta e quella frivola con un approccio visuale ispirato a Paris Match. Scatti di Chiara Samugheo. Fai scorrere le immagini: Sophia LorenStefania SandrelliMonica Vitti-Elisabeth TailorCatherine Spaak- Per Chiara Samugheo, la fotografia era uno strumento narrativo e sociale: doveva emozionare e far riflettere, contribuire al miglioramento della società. La fotografia, per un vero fotoreporter, è il mezzo potente di comunicazione che nasce dalla capacità di catturare l’istante. Chiara lo sapeva bene: ogni scatto era frutto di sensibilità, cultura e osservazione attenta, lontano dagli eccessi di spettacolarizzazione e dalla mediocrità che oggi spesso domina il mondo visuale.Il desiderio di libertà e il bisogno di guardare la realtà in faccia la portarono a viaggiare, a realizzare reportage che erano veri strumenti di inchiesta e denuncia, ma anche di valorizzazione del paesaggio e del costume. «I politici devono essere al servizio dei cittadini», diceva, «non possiamo ignorare chi vive ai margini privato della dignità». La sua capacità di documentare la vita reale catturò l’attenzione di Guido Aristarco, direttore di “Cinema Nuovo“, che la coinvolse in progetti volti a educare all’immagine. Nel 1954 realizzò il celebre servizio fotografico sulle tarantate di Galatina, pubblicato con testo di Emilio Tadini, un vero fotodocumentario pionieristico.Samugheo fu la prima fotografa a raccontare questo fenomeno e sembra abbia avuto un alterco con l’antropologo Ernesto De Martino, che preferì Franco Pinna per il suo progetto sulla “Terra del Rimorso”. Il suo essere donna, forse, fu la forza che le permise di realizzare quegli scatti così intensi e intimi. Seguirono servizi sulle baraccopoli campane; sulle zingare in carcere, fino alla Biennale del Cinema di Venezia, dove immortalò Maria Schell per la copertina di Cinema Nuovo, segnando l’inizio della collaborazione con riviste nazionali e internazionali come Settimo Giorno, Europeo, Oggi, Espresso, Epoca, Panorama, Stern, Paris Match, Esquire, e molte altre.La Samugheo divenne la fotografa delle stelle. Riusciva a creare un rapporto empatico con i soggetti, rendendoli protagonisti dello scatto con naturalezza. Amava ritrarli in contesti quotidiani, con luci naturali e scenografie spontanee, valorizzandone i lineamenti senza ridurli a oggetti da rivista. «La foto è racconto ed emozione insieme», affermava, «deve colpire come un fulmine l’immaginazione dell’osservatore».Agli inizi degli anni Sessanta si trasferì a Roma, in una casa affacciata su Campo de’ Fiori, che divenne crocevia di personalità artistiche e culturali. La sua attenzione alla creatività italiana la portò a collaborare con stilisti emergenti e a valorizzare talenti come Claudia Cardinale, guidata da intuizioni condivise con Moravia .Samugheo continuò a documentare bellezze naturali, costumi, tradizioni e paesaggi italiani, dando vita a un patrimonio fotografico custodito in gran parte al CSAC di Parma. Tra le sue opere più note: il Carnevale di Rio, Le corti del verde pugliese, I costumi della Sardegna, Le ville palladiane e le Parmigianine. Ha ricevuto oltre quaranta riconoscimenti, tra cui la nomina a Cavaliere della Repubblica, e ha pubblicato numerosi libri fotografici come Costumi di Sardegna, Stelle di Carta, O dolce mio, I Nebrodi, Al cinema con le stelle.Dopo la morte di Pasquale Prunas, nel 1985 si trasferì sulla Costa Azzurra a Nizza, in un appartamento affacciato sul mare, ritrovando l’ispirazione dai colori e profumi delle onde. A Bari nel 2007 per una edizione di “Women in Art” espose al Fortino Sant’Antonio e nel 2012 il Museo Nazionale del Cinema alla Mole Antonelliana allestì “Fuori dal set” (07 giugno 23 settembre 2012), con 150 gigantografie delle dive degli anni Cinquanta e Sessanta.Indimenticabile la sua presenza a Foggiafotografia nel 2014.L’ultimo progetto fotografico chiara lo realizzò a Parma nel 2015 in collaborazione con la nipote Daniela Ciriello, era un lavoro sugli studenti dell’università di Parma. Con la stessa aveva esposto nella sala del colonnato del palazzo della provincia con la mostra: “Il Sud nella realtà delle tonalità emotive” (2013). Chiara Samugheo ci ha lasciato un’eredità visiva straordinaria, testimone di un’epoca e di una sensibilità unica, capace di coniugare arte, denuncia e bellezza.