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UniBA apre il 101° anno accademico al Piccinni: tra orgoglio, pace e visione di futuro

Inaugurazione anno accademico 2025-2026
Maria Silvia Quaranta

di M. Siranush Quaranta

Il Teatro Comunale Niccolò Piccinni di Bari ha ospitato lunedì 2 marzo 2026 l’inaugurazione dell’anno accademico 2025-2026 dell’Università degli Studi di Bari Aldo Moro, la centunesima della sua storia e la prima sotto la guida del nuovo rettore Roberto Bellotti. Una cerimonia solenne, aperta dalle note dell’Inno di Mameli, dell’Inno alla Gioia e di un brano di Quincy Jones eseguiti da un’orchestra giovanile il cui musicista più piccolo aveva appena otto anni, che ha riunito autorità istituzionali, docenti, ricercatori e studenti attorno al tema scelto per quest’anno: “Università trasformativa. Orizzonti, conoscenza, futuro”. Presenti il presidente della Regione Puglia Antonio Decaro e il sindaco di Bari Vito Leccese. A concludere la giornata sono state le lectiones magistrales della ricercatrice Giuliana Galati e della vicesegretaria generale dell’OCSE Fabrizia Lapecorella.

Il rettore Roberto Bellotti ha dato il tono all’intera cerimonia aprendo il suo discorso con la lettura dell’articolo 11 della Costituzione italiana, quello che sancisce il ripudio della guerra. Un gesto politico, dettato dalla consapevolezza che la festa dell’università si svolgeva mentre nel mondo continuavano a bruciare conflitti. “È una giornata di festa che cade in una giornata di guerra”, ha detto Bellotti, “siamo davvero tutti preoccupati come comunità universitaria e cercheremo di declinare questa giornata anche con sobrietà, per rispetto a quello che sta succedendo nel mondo”. Il rettore ha dedicato un pensiero esplicito agli studenti palestinesi e iraniani iscritti all’ateneo, ricordando che l’università ospita già laureandi e dottorandi provenienti dalla Striscia di Gaza e dall’Iran. Sul versante istituzionale, Bellotti ha tracciato un bilancio positivo della crescita scientifica dell’ateneo: la partecipazione ai grandi progetti del PNRR ha consentito a UniBA di intercettare circa 140 milioni di euro, permettendo il reclutamento di oltre cento nuovi ricercatori in settori strategici come l’intelligenza artificiale, le neuroscienze, l’agricoltura di precisione e la cybersecurity. Ha inoltre annunciato la creazione di un Osservatorio sugli accordi di cooperazione in aree geopoliticamente sensibili, organo consultivo con funzioni di monitoraggio dei progetti scientifici e didattici.

Il Magnifico rettore Roberto Bellotti
Il Magnifico rettore Roberto Bellotti
Il presidente della Regione Puglia Antonio Decaro
Il presidente della Regione Puglia Antonio Decaro

Il presidente della Regione Puglia Antonio Decaro ha portato un contributo appassionato, prendendo le mosse dalle parole di Aldo Moro per definire l’università come luogo in cui la conoscenza si traduce in emancipazione e in esercizio critico del pensiero. Ha posto l’accento sul concetto di “tornanza”, neologismo con cui la Regione indica la strategia volta a favorire il rientro in Puglia dei giovani che hanno acquisito competenze all’estero. “La tornanza non deve essere considerata solo un ritorno alle proprie radici”, ha spiegato Decaro, “ma anche un investimento sul futuro di chi sceglie di tornare e sul futuro della comunità pugliese”. In un mondo di transizioni tecnologiche e tensioni geopolitiche, il presidente ha ribadito che investire nella conoscenza è un atto di cittadinanza: “Non lo si può fare in maniera sommaria o con gli occhi degli slogan, abbiamo bisogno di approfondire e ragionare”.

Il sindaco di Bari Vito Leccese
Il sindaco di Bari Vito Leccese

Il sindaco di Bari Vito Leccese ha parlato con un’emozione personale e dichiarata, quella di un uomo che ha cresciuto il proprio senso civico nei corridoi di quell’ateneo. La sua visione è stata quella di una Bari che smette di essere una città “con” le università per diventare una vera città universitaria e della conoscenza. Leccese ha illustrato i progetti già avviati: la ristrutturazione della caserma Magrone, destinata a diventare il più grande campus universitario del Mezzogiorno; l’utilizzo di parte dell’ex ospedale militare Bonomo come studentato; il recupero del vecchio istituto nautico. L’ambizione più profonda riguarda però l’integrazione tra ricerca e amministrazione pubblica: trasformare la città in uno spazio di sperimentazione condivisa su mobilità, sostenibilità e servizi digitali, dove i risultati delle ricerche escano dalle aule per entrare nei quartieri.

La voce più toccante della mattinata è stata quella di Melika, studentessa iraniana dell’Aldo Moro, che ha portato sul palco il peso e la dignità di chi studia lontano da una terra in conflitto. “Vi parlo come una studentessa, come una donna e come una figlia di una terra, l’Iran, simbolo di una terra che lotta per la sua dignità”, ha esordito. Melika ha descritto l’università di Bari come un luogo di trasformazione vera, ha ricordato gli studenti palestinesi, le studentesse afghane, i dimenticati del Congo e dell’Ucraina, e ha denunciato che in quel momento stesso nelle università iraniane i suoi colleghi stavano manifestando rischiando l’arresto e l’espulsione. Ha chiesto un ateneo libero, autonomo, capace di farsi garante di corridoi universitari per chi fugge da regimi e conflitti. “Senza sapere non può esserci libertà, ma solo sudditanza”, ha concluso, in una sala particolarmente attenta.

La studentessa iraniana Melika
La studentessa iraniana Melika
La vicesegretaria generale OCSE Fabrizia Lapecorella
La vicesegretaria generale OCSE Fabrizia Lapecorella

A chiudere la giornata, la lectio magistralis di Fabrizia Lapecorella ha offerto la cornice analitica entro cui collocare tutte le riflessioni della mattinata. “Viviamo in un tempo di trasformazioni profonde — economiche, tecnologiche, demografiche, ambientali e geopolitiche — che non si susseguono in modo lineare ma si sovrappongono, talvolta si amplificano vicendevolmente”, ha osservato la vicesegretaria generale dell’OCSE, tracciando le tendenze dell’economia globale e le implicazioni per le politiche pubbliche e per il ruolo delle istituzioni della conoscenza.

La cerimonia del Teatro Piccinni ha restituito l’immagine di un’università che vuole essere all’altezza del proprio tempo: radicata nella storia centenaria della sua città, proiettata verso una ricerca d’eccellenza, e consapevole che formare menti capaci di dialogo, in un’epoca che alza barriere, è già di per sé un atto di responsabilità civile.

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