Bari, nella cripta di San Nicola la veglia ecumenica con Mons. Donato Oliverio Religione 13 Febbraio 202613 Febbraio 2026 di M. Siranush Quaranta Mercoledì 12 febbraio 2026, alle ore 19:30, la cripta della Basilica Pontificia di San Nicola a Bari ha ospitato uno dei momenti più significativi del calendario ecumenico barese: la veglia guidata da S.E. Mons. Donato Oliverio, vescovo dell’Eparchia di Lungro. L’evento si è inserito nel prestigioso ciclo delle Veglie Ecumeniche 2026, promosso dal Centro Ecumenico “P. Salvatore Manna OP”, dedicato quest’anno al tema “Camminare nello Spirito Santo“. In quanto vescovo di rito bizantino a capo dell’Eparchia di Lungro – che serve le comunità italo-albanesi del Sud Italia – , Monsignor Oliverio rappresenta un ponte vivente tra le tradizioni liturgiche e spirituali dell’Oriente e dell’Occidente cristiano. La sua presenza nella cripta nicolaiana ha assunto un valore simbolico profondo. Omelia di Mons. Oliverio Nella sua omelia, Mons. Oliverio ha richiamato la preghiera di Cristo per l’unità dei discepoli. “Il Signore chiede al Padre che i suoi discepoli siano una cosa sola perché il mondo creda”, ha spiegato. “La mancanza di unità fa perdere efficacia all’annuncio cristiano. Se la parola dei discepoli non è efficace dipende dalle divisioni e dalla mancanza di testimonianza”. “La divisione non riguarda soltanto le chiese”, ha proseguito con tono accorato. “La divisione fra le chiese è frutto della divisione del cuore dell’uomo da Dio. Uomini e donne di divisione sono portatori di cuori divisi”. Richiamando la lettera agli Efesini, ha esortato a “comportarci in maniera degna della vocazione ricevuta, esercitando l’umiltà, la mansuetudine, la pazienza, coltivando l’amore di Dio che ci donerà l’unità dello spirito”. Solo Dio può creare nel credente “un cuore puro, un cuore risanato, un cuore di carne e non di pietra”, come ricorda il profeta Ezechiele. “Non resta che disporci ad accogliere dentro di noi il Signore Gesù Cristo, vero Dio e vero uomo”, ha affermato il vescovo. “Se la nostra vocazione è un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo”, ha spiegato Mons. Oliverio, “ciò non impedisce alla diversità di rappresentare il nostro quotidiano”. La Chiesa “non è direttamente sovrapponibile con nessuna delle confessioni esistenti ma sempre più grande di queste”. Il vescovo ha ricordato come “sin dai primi secoli del cristianesimo l’unità della fede non entrava in contrasto con le diversità peculiari nelle varie tradizioni locali”. Nei primi otto concili ecumenici “fu chiaro che vi fosse un unico criterio di fede: l’unico battesimo e la fedeltà al simbolo di Nicea-Costantinopoli”. Mons. Oliverio ha citato la lettera apostolica “In Unitatis Fide” di Papa Leone XIV sui 1700 anni del Concilio di Nicea. “Tutti i cristiani condividono la stessa fede nell’unico Dio, confessano insieme l’unico Signore Gesù Cristo, e l’unico Spirito Santo che ci ispira alla piena unità”. Il Papa sottolinea come “il mondo è diviso e lacerato da molti conflitti: l’unica comunità cristiana universale può essere segno di pace e strumento di riconciliazione”. “Unità nella Trinità, Trinità nell’unità”, ha citato Mons. Oliverio, “perché l’unità senza molteplicità è tirannia, la molteplicità senza unità è disgregazione”. Un equilibrio delicato che richiede uno sforzo spirituale costante per trovare “l’equilibrio tra i due estremi della tirannia e della disgregazione”. “Dobbiamo lasciarci alle spalle controversie teologiche che hanno perso la loro ragione di essere”, ha esortato il vescovo, “per acquisire un pensiero comune e una preghiera comune allo Spirito Santo”. Non si tratta di “un ecumenismo di ritorno allo stato precedente le divisioni, ma piuttosto un ecumenismo rivolto al futuro di riconciliazione sulla via del dialogo, di scambio dei nostri doni e patrimoni spirituali”. Il cammino richiede “pentimento e conversione da parte di tutti”. Un altro momento dell’omelia del vescovo Il vescovo ha richiamato il Concilio Vaticano II: “Conversione del cuore, preghiera, santità di vita: questi i tre pilastri che ci indicano l’unica via per raggiungere l’unità, cartina di tornasole del rapporto di ciascuno con la Santissima Trinità”. “Nella misura in cui come cristiani, in comunione con gli altri mai da soli o isolati, lasciamo spazio alla Trinità divina dentro di noi”, ha concluso, “saremo uomini e donne di unità e di comunione”. “La ricerca dell’unità non è un compito di pochi esperti, è mandato divino: ‘Fa che siano uno perché il mondo creda’”, ha affermato Mons. Oliverio. Citando Papa Francesco e Papa Leone XIV, ha ricordato che “la chiesa è costitutivamente sinodale ed ecumenica, dato che sinodo ed ecumenismo sono sinonimi”. È necessario “riprendere una seria formazione del popolo di Dio sulla divisione come massimo grado di contro-testimonianza dell’essere cristiano” e “tornare a parlare di Cristo come unica fonte di pace e di unità”. Accensione della lampada da parte del vescovo Oliverio e di padre Giovanni Salvatore Distante La cripta della Basilica di San Nicola ha rafforzato il messaggio di unità. Qui riposano le reliquie del santo vescovo di Myra, venerato da cattolici e ortodossi. San Nicola è figura di unione: le sue spoglie rappresentano un legame indissolubile tra Oriente e Occidente. In questo contesto, la voce di un vescovo cattolico di rito orientale ha assunto una particolare eloquenza: Mons. Oliverio incarna quella “unità nella diversità” che costituisce l’essenza stessa del cammino ecumenico. La conclusione dell’omelia ha lasciato i presenti con una preghiera intensa: “Possa la Santissima Trinità donare a tutti noi l’unità tanto desiderata, perché rifulga la vera luce che non ha tramonto in un mondo sempre più attanagliato dalle tenebre della divisione e della contesa. Possa portare la guarigione a noi e a questo mondo, Colui che è medico delle anime e dei corpi nostri”. A Bari nella città vecchia si trova la chiesa di San Giovanni Crisostomo, cattolica di rito bizantino appartenente all’Eparchia di Lungro. Si tratta della più antica chiesa di Bari, risalendo al 1032, gestita da Papàs Giampiero Vaccaro, amministratore parrocchiale e da Papàs Antonio Calisi, vicario parrocchiale. Locandina con le prossime veglie ecumeniche La veglia si è inserita in un calendario più ampio che ha coinvolto anche Mons. Siluan Șpan il 15 gennaio scorso, e che vedrà protagonista Mons. Francesco Savino il prossimo 16 aprile. La città di Bari si conferma sempre più come capitale del dialogo ecumenico nel Mediterraneo.