La Luce esprime la propria passione attraverso il colore Arte Cultura 6 Febbraio 20266 Febbraio 2026 di Pietro Fabris Danzano policromie che rivelano la forza inscritta nelle forme: perimetri del profondo, geometrie che si solidificano davanti all’iride quando, al mattino, la palpebra si schiude. È meraviglia: il colore si fa canto.Tutto scorre e brulica. In attimi brevissimi, il gioco cromatico svela e vela stati dell’Essere umano. Un guizzo luminoso di freschezza si lascia cogliere e si consegna alla riflessione. L’Opera d’Arte — o l’Opera degli arti superiori — ci rende artigiani dell’Anima: porto e sostegno su cui si posano fiocchi di sensazioni, immagini che aprono sentieri e schiudono a infiniti alvei dello Spirito.Lo sguardo si perde nell’orizzonte. Un alito di vento solleva impressioni davanti a occhi instancabili, affamati di vibrazioni che elicano nell’aria e si posano, lievi, su strati ricamati da scie: panorami dell’universo. La Natura si spoglia, e ciò che non mostra ci invita a immaginare, associare, identificare, riconoscere, interpretare, collocare nel giardino delle esperienze: i sublimi ricordi. La Natura lascia che ogni essere umano trovi il proprio viottolo di Bellezza.Gli spiriti inquieti non si accontentano dell’apparenza. Non sono dissetati dalle parvenze; agli effetti abbaglianti preferiscono i sentieri custoditi dal sacro Silenzio, dimora dell’essenza. Bussano instancabili a porte, a vasi, a tronchi e pietre, per ascoltare e contemplare scintille di fuochi custoditi nel manto solido delle caverne dell’ultravioletto, per sintonizzarsi con il tepore di attimi d’Eterno, eco di note dei pigmenti antichi.Essi porgono l’orecchio e la lente a gioiose armonie, a composizioni interiori dalle risonanze intime: plastici oceani capaci di stendersi sui granelli dell’incanto e di abbracciare riverberi di un mare invisibile ai più. Un mare che si spande meravigliosamente sull’arco dell’orizzonte, dissolvendosi in cieli azzurri.Tripudi di raggi cullano il paesaggio, muovendo i fili dell’invisibile illuminante.L’Opera d’Arte diviene taccuino di appunti; l’immaginazione, telescopio. La tela è diario di bordo di chi sa prendere il largo seguendo rotte di stelle e, remando in solitudine, osserva l’alto farsi seme. È il gesto di chi si dimostra sensibile esploratore dei continui mutamenti.Questo è il Dono del Cosmo a quanti sanno sintonizzarsi con le infinite sfumature, i profumi e i contrasti dei pozzi di Sole interiore: varchi e fonti di suggestione, grembo rilucente e seno solenne della soglia della coscienza. Un davanzale di stati elevati dell’essere, quelli che vibrano all’unisono con il battito cardiaco. Fai scorrere le immagini delle Opere di Piero Fabris:
Un tripudio di colori che danno la sensazione di essere stati dipinti su lastre di vetro Luminosissimi, questi colori sembrano fuoriuscire da una mente che spiega la vita in modo surreale e fantastica Una bella tecnica innovativa Bravissimo Piero Fabris Rispondi