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La Luce esprime la propria passione attraverso il colore

di Pietro Fabris

Danzano policromie che rivelano la forza inscritta nelle forme: perimetri del profondo, geometrie che si solidificano davanti all’iride quando, al mattino, la palpebra si schiude. È meraviglia: il colore si fa canto.
Tutto scorre e brulica. In attimi brevissimi, il gioco cromatico svela e vela stati dell’Essere umano. Un guizzo luminoso di freschezza si lascia cogliere e si consegna alla riflessione. L’Opera d’Arte — o l’Opera degli arti superiori — ci rende artigiani dell’Anima: porto e sostegno su cui si posano fiocchi di sensazioni, immagini che aprono sentieri e schiudono a infiniti alvei dello Spirito.
Lo sguardo si perde nell’orizzonte. Un alito di vento solleva impressioni davanti a occhi instancabili, affamati di vibrazioni che elicano nell’aria e si posano, lievi, su strati ricamati da scie: panorami dell’universo.

La Natura si spoglia, e ciò che non mostra ci invita a immaginare, associare, identificare, riconoscere, interpretare, collocare nel giardino delle esperienze: i sublimi ricordi. La Natura lascia che ogni essere umano trovi il proprio viottolo di Bellezza.
Gli spiriti inquieti non si accontentano dell’apparenza. Non sono dissetati dalle parvenze; agli effetti abbaglianti preferiscono i sentieri custoditi dal sacro Silenzio, dimora dell’essenza. Bussano instancabili a porte, a vasi, a tronchi e pietre, per ascoltare e contemplare scintille di fuochi custoditi nel manto solido delle caverne dell’ultravioletto, per sintonizzarsi con il tepore di attimi d’Eterno, eco di note dei pigmenti antichi.
Essi porgono l’orecchio e la lente a gioiose armonie, a composizioni interiori dalle risonanze intime: plastici oceani capaci di stendersi sui granelli dell’incanto e di abbracciare riverberi di un mare invisibile ai più. Un mare che si spande meravigliosamente sull’arco dell’orizzonte, dissolvendosi in cieli azzurri.
Tripudi di raggi cullano il paesaggio, muovendo i fili dell’invisibile illuminante.
L’Opera d’Arte diviene taccuino di appunti; l’immaginazione, telescopio. La tela è diario di bordo di chi sa prendere il largo seguendo rotte di stelle e, remando in solitudine, osserva l’alto farsi seme. È il gesto di chi si dimostra sensibile esploratore dei continui mutamenti.
Questo è il Dono del Cosmo a quanti sanno sintonizzarsi con le infinite sfumature, i profumi e i contrasti dei pozzi di Sole interiore: varchi e fonti di suggestione, grembo rilucente e seno solenne della soglia della coscienza. Un davanzale di stati elevati dell’essere, quelli che vibrano all’unisono con il battito cardiaco.

Fai scorrere le immagini delle Opere di Piero Fabris:

2 thoughts on “La Luce esprime la propria passione attraverso il colore

  1. Un tripudio di colori che danno la sensazione di essere stati dipinti su lastre di vetro
    Luminosissimi, questi colori sembrano fuoriuscire da una mente che spiega la vita in modo surreale e fantastica
    Una bella tecnica innovativa
    Bravissimo Piero Fabris

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