Sulle orme di Hrand Nazariantz Cultura Libri 9 Gennaio 20269 Gennaio 2026 di Pietro Fabris Enrico Cardile curatore e traduttore dal francese de “I SOGNI CROCEFISSI di HRAND NAZARIANTZ, raccolta di poesie pubblicate nel 1916 dalla casa editrice HUMANITAS di PIERO DELFINO PESCE, ne sottolinea l’ottima occasione per soffermarsi sulle liriche del poeta che ha saputo condividere profumi ed esperienze di quel che è agli occhi di molti invisibile. Enrico Cardile, con onestà intellettuale ( qualità rara, specie oggi, dove molti studiosi e ricercatori millantano crediti perché amano stare sotto i riflettori) così conclude la sua prefazione alla succitata raccolta: ” Tutto ciò che in questo libro è superfluo, ostico, disarmonico, devesi attribuire al sottoscritto. Il Hrand, al pari di un Aedo della sua Armenia ha saputo trovare termini e musicalità, vero richiamo al Silenzio vibrante con le corde della sua lira interiore. Le sue liriche lo rendono Orfeo e interprete, di sogni-Visioni oniriche e, soprattutto sacerdote della poesia che eleva, al pari di Stephan Mallarmè, grazie al linguaggio aulico e simbolico che attrae spiriti sensibili “…nell’ora fatale, quella che distoglie l’umanità dai veri fini… quest’ora di generale disfacimento morale e [culturale] (dal manifesto gralico). L’otto gennaio, è la data di nascita del nostro Hrand, non a caso detto: POETA COSMOGONICO, ci piace ricordarlo, sottolineando, ancora una volta, l’attualità del suo pensiero, simile al nostro bisogno di ritrovarci in nome della vera poesia, ambrosia ribollente che innalza gli spiriti e li raccorda, li congiunge in fraternità di ideali di pace, virgulto di giustizia “Che solo Amore e luce ha per confini”. Parliamo di poesia che desta e non distoglie gli animi da ciò che è canto di bellezza; parliamo di poesia che è impegno sociale e affila le coscienze al bene comune. E ci dispiace per chi usa e abusa del suo nome per brillare delle evocazioni che suscita, del suo sogno di unire tutti sotto il ceruleo cielo della canoscenza per farne proprio utile ed esibizionismo sterile. Una offesa per chi, come lui visse di ricca povertà e con LO SPECCHIO e IL GRANDE CANTO DELLA COSMICA TRAGEDIA seppe indicare viaggi e suggerire sinfonie del Sacro stellato. Quando si parla di Nazariantz, non possiamo non ricordare la sua capacità di fare squadra, l’opera di divulgazione della cultura armena. Un uomo del dialogo e delle congiunzioni tra oriente e occidente, ma si dovrebbe dire tra emisferi boreali e australi. Cominciai a interessarmi all’intellettuale armeno grazie a un articolo apparso nel 1985 sulla gazzetta del mezzogiorno. Si dava notizia di un convegno di studi a Conversano. Chi era Hrand Nazariantz, trovai suoi testi in biblioteche cittadine e poi quando cominciai a parlarne con entusiasmo scoprii che molti anziani seguivano le sue trasmissioni radiofoniche. Qualcuno mi parlò di PASQUALE SORRENTI, il quale aveva mantenuto la sua promessa: avrebbe scritto la biografia di Hrand. Il libraio mi autografo il suo libro intitolato semplicemente: NAZARIANTZ, lo aveva conosciuto quando teneva salotto al caffè Sottano e al Caffè Stoppani crocevia degli intellettuali baresi. In lui si conciliavano gli opposti:dinamismo e staticità, verticalita e orizzontalità, idealismo e pragmatismo. A lui guardarono coloro che presero il nome: I POETI DELLA VIA. dei quali faceva parte tra gli altri anche Peppino Santoro, il poeta bidello il quale saputo che GIULIO GIGANTE era di Conversano a dirgli che il Hrand, famoso Poeta Armeno era nel reparto vecchi dell’ospedale civile F. Jaia del suo paese e di portargli i suoi saluti e così, era il 1959, il fondatore dell’università popolare di conversano andò a cercarlo insieme ad altri giovani entusiasti e lo elessero presidente di quella fucina di coscienze e impegno civile. Conservo gelosamente l’opuscolo dal titolo: “HRAND NAZARIANTZ – mediazioni culturali tra Puglia, Europa e oriente” che Giulio Gigante volle donarmi. Uomini come Giulio sono esempio di coda vuol dire essere OPERATORE CULTURALE. Il suo impegno per promuovere il lavoro del presidente onorario della università popolare era contagioso. Fu grazie al suo entusiasmo se mi decisi a metter mano alla commedia ispirata alla vita poetica del Nazariantz alla quale diedi il titolo: ROSA HRAND…AGIA. Leggere le silloge del poeta Cosmogonico era come inebriarsi d’effluvi d’incenso e profumi di rosa, di sandalo e altre essenze che l’uomo di cultura, con calibrato uso dei vocaboli, riusciva a celebrare magnificamente la propria terra, la terra madre che gli aveva dato i natali e statura morale. STUDIARE, APPROFONDIRE, RICERCARE, DOMANDARE, fu un percorso ENTUSIASMANTE, fu come salire su un tappeto volante e trovarsi sulle rotte dell’Oriente e tuffarsi nel grembo di una cultura, di un popolo tutto da scoprire. Hrand era esule in Puglia così come, faceva trasparire MARA FILIPPOZZI attraverso il suo saggio sull’uomo che visse nella regione Puglia, ma con il suo cuore nella martoriata terra, terra sulla quale l’arca di Noè si era posata e dolci sono il frutto dell’albicocco e le note del Duduk. Mi furono molto utili gli atti del convegno internazionale del 1987 svoltosi in Conversano per i primi articoli divulgativi su colui che ritenevo uno splendido maestro dell’immaginazione che descrivevo come il “Sognatore innamorato della vita che all’inchiostro ha mischiato lagrime” ed anche: “Hrand Nazariantz il poeta che sapeva trasmutare la realtà” Grazie a Hrand scoprii l’eccezionale figura di UMBERTO ZANOTTI BIANCO, detto: “il missionario Bianco”, amico del poeta e chissà se quella chiarissima intelligenza ebbe un ruolo nella fondazione del villaggio NOR ARAX e nella commercializzazione dei tappeti che i profughi armeni disegnavano e tessevano con la maestria dei compositori di musica e mani agili da pianisti sul telaio. Grazie a Hrand ho potuto soffermarmi sulla poetica di Gian Pietro Lucini e, mi fu utile il testo di DOMENICO COFANO: ” IL CROCEVIA OCCULTO – Lucini, Nazariantz e la cultura del primo novecento”. Grazie a Giulio ebbi modo di incontrare DIEGO JUDICE e soffermarmi a meditare cosa significhi essere custode di un patrimonio culturale e il rigore scientifico. Grazie a Hrand ho scoperto RUPEN TIMURIAN e la sua dolce caparbietà, il suo credere all’amore, fede che si fa pietra come il Khachkar e la passione di Khegam Boloyan, rigoroso divulgatore della cultura armena e chiaro ponte di conoscenza di Cultura di splendida umanità.
I Un poeta anche amato da mio marito Nico Veneziani e apprezzato ancora oggi ma non valorizzato dalla città di Bari Grazie Piero Fabris Rispondi