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I pensieri del crepuscolo: L’Epifania

di Piero Fabris

Da bambino mi piaceva molto la vigilia della Epifania, la mattina del cinque, al risveglio, trovavamo le statuine dei Re Magi a metà del percorso, erano stati spostati dalla periferia del presepe a metà, ancora sui loro cammelli…

E poi il giorno 6 di Gennaio li trovavamo davanti alla grotta, non più sulle navi del deserto ma in adorazione davanti al Gesù bambino; Chiedevamo alla nonna: “Chi sono e da dove vengono i Re Magi? La nonna rispondeva: ” Sono uomini Sapienti e vengono dall’Oriente”. Ed io: “Dove è l’Oriente? “È una terra lontana, la terra dove sorge il sole”. L’idea che Gasparre, Melchiorre e Baldassarre venissero da lontano e che si erano messi in viaggio, un lungo viaggio lasciando alle spalle ogni comodità mi faceva sognare oggi ripensare alla parabola della perla preziosa (Matteo 13,45-46) che descrive il Regno di Dio come un valore inestimabile e superiore a ogni altro bene, meritevole del sacrificio totale (vendere tutto). La nonna, mentre puliva la frutta, mele e pere ci diceva: ” Essi erano Re, ma Re Grandi, avevano la CONOSCENZA e non ci pensarono due volte a seguire la stella cometa, la stella con la coda . Si erano messi in cammino con gli occhi fissi sul cielo” E, questa idea di aver lasciato alle spalle palazzi sontuosi, senza servi, portantini, cortigiani e cavalieri, sprigionava la mia immaginazione. La nonna era sorda, ma quando si parlava di certi argomenti, ci sentiva bene e a proposito dei Re Sapienti, esclamava: “Erano Grandi! Essi portarono a Gesù oro, incenso e mirra”. Crescendo torno a riflettere su quel tempi, dell’infanzia vissuta, dove io e la mia cuginetta ci mettevamo in punta di piedi per guardare incantati il presepe. Dove vi erano statuine di tutti i colori e tutti i mestieri. Il presepe era un micro mondo senza confini che portava nel suo grembo il Cristo, l’unto bambino che illumina e fa della grotta un principio di Luce, di Chiarezza, dove la piccolezza simile a un granello di senape e la semplicità sono virgulto nel deserto.Oggi, sempre più spesso mi fermo a ripensare alla frase del Vangelo: “Riconoscere i segni dei Tempi” Matteo (16,3) e Luca (12,54-56), dove Gesù rimprovera i farisei di saper interpretare le condizioni meteo, ma non le opere divine. Quante volte si pronunciano intere frasi della Bibbia senza vibrare! Senza viverle, comprenderle col cuore. La nostra erudizione sterile ed egoica ci rende ciechi e sordi, senza tatto, senza capacità di assaporare, sempre pronti a puntare il dito. La frase “Riconoscere i segni dei tempi” pronunciata o si dovrebbe dire resa popolare da Papa Giovanni XIII in Humanae salutis (1961) è un invito senza fine a contemplare lo splendore nel silenzio costruttivo che ci vuole guerrieri contro le nostre ombre e sentinelle pronte a cantare lodi di Gloria in coro con tutti i messaggeri di Pace, la Pace giusta che si innalza e posa, bianca e pura come fiocchi di neve in cima ai nostri pensieri, bagliori improvvisi, occhi di pavone della notte.

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