La personale di pittura di Miguel Gomez in Santa Teresa dei Maschi a Bari Arte Cultura 2 Gennaio 20262 Gennaio 2026 di Pietro Fabris “CONTEMPORANEA” è il titolo della personale di pittura di MIGUEL GOMEZ inaugurata e non a caso, il 13 dicembre il giorno di Santa Lucia, festa della Luce. E di LUCE bisogna parlare entrando in Santa Teresa dei Maschi, Il Museo dei Pigmenti naturali del colore dove le opere del Gomez, in un bell’allestimento, sembrano abbracciare l’osservatore e, le figure da lui rappresentate, sembrano uscire dal nero, ma bisognerebbe dire sgorgare da una miniera oscura, caverna interiore che è laboratorio di ricerca su se stessi. E di Ritratti, sembra desideri parlare Miguel Gomez, cioè di identità ed emozioni messe in Chiaro, di storie tratte dal pozzo dell’osservazione attenta che raccontano, di bisogni di umanità alla ricerca di specchi non già di labirinti. Opere dense che insieme si coniugano per narrare; pennellate che si sovrappongono miscelate con sapienza ai pigmenti del colori per accarezzare l’animo dell’osservatore: sono frequenze avvolgenti. Quadri per inquadrare, interrogare il quotidiano e farci interpellare dal quotidiano che, solo chi ha imparato ad ASCOLTARE coglie e fa uscire dalle grate della superficialità restituendo ai frammenti di vita dignità e valore ed ecco che l’infanzia violata, le migrazioni di un Caronte contemporaneo, i tanti Cireneo non solo si sovrappongono per denunciare certe realtà. I lavori del Gomez divengono invito alla Speranza, la Speranza dei fanciulli che con spirito giocoso e piedi scalzi sanno prendersi per mano e guardare lontano, sognare, fantasticare. La visita alla mostra appare come un girotondo di sensazioni intense dalle quali si esce inebriati, con qualche immagine stesa sulla soglia di un sole di riflessioni. La mostra rimarrà visitabile fino al 10 gennaio 2026. Parlare di Miguel Gomez è per me evocare la metà degli anni ottanta, di quando ci incontravamo in una bottega senza esclusione di sogni dove ognuno dipingeva la propria tela. Un luogo che in breve divenne polo di attrazione, fulcro di energie e talenti che sapevano e volevano ritrovarsi per fare dell’arte un mezzo di crescita, di dialogo, di confronto onesto all’insegna della complementarietà. Sugli input dei lavori Archeoastronomici di Aldo Tavolaro si camminava insieme alla scoperta della nostra terra, di un territorio con le sue pietre/monumento incastonate come sassi preziosi, riflesso di costellazioni della memoria più antica che ha molto da dire a questo tempo alla deriva dove si confondono e sono smarriti i sensi dei miti . Il gruppo dell’Aurora Boreale era prima di tutto un’esperienza, un fulcro di energie creative che nel rispetto delle singolarità imparava a sintonizzarsi con le forme diverse dell’Arte per divenire corrente che fertilizza attraverso l’arte. È lì che ho incontrato Domenico Iannone del quale s’ammirava non solo il danzare in punta di piedi, ma anche le esplosioni nel colore, tavole policrome dalle quali chissà, tirava fuori coreografie. È lì che ho ascoltato per la prima volta il soprano Lucia Naviglio che sapeva farci navigare in onde vibranti e poi le lezioni di Nicola Scardicchio dove musica è veicolo dello Splendore, fascino Armonia. Il gruppo dell’Aurora Boreale fu una fucina, un bozzolo/crogiuolo nel quale ciascuno faceva i conti con le proprie bende e dal quale prendeva il volo per ampliare le proprie visioni, allargare gli orizzonti. Non so quanto fossimo consapevoli di quella realtà che mise in discussioni ogni certezza e ci spinse al largo con le nostre inquietudini. Del gruppo faceva parte Girolamo Gagliardi con la sua passione per l’astrologia e le sue carte astrologiche, le effemeridi, le posizioni precise degli astri, del sole nei pianeti. Il gruppo dell’Aurora Boreale fu come un fornello che riarde le idee, in qualche modo le mette a fuoco; incontrarci voleva dire arricchirsi di concezioni dell’arte e tecniche diverse per il piacere di fare arte, arte per l’arte che diviene aurea di luce. Miguel Gomez Non si organizzavano mostre, eventi o spettacoli per apparire o commercializzare, lo spirito era quello della condivisione dove la pittura era canto del colore, le note musicali un palpito che schiude emozioni, la scrittura ancora di memoria, la danza gesto ritmato che sboccia sui laghi sensibili, specchi del silenzio del profondo.