Gerusalemme un corpo strappato all’umanità. Notizie dal Mondo 24 Dicembre 202524 Dicembre 2025 di Cinzia Santoro “Chi ha una voce, la usi. Chi ha un cuore, resti”. Ogni sera corre sulla rete il passaparola per sintonizzarsi su Storie per restare svegli, dove Vincenzo Fullone attivista della Freedom Flottiglia si collega con Gaza e il resto del mondo.Tra le innumerevoli storie, quella di Amer, un giovane palestinese che in diretta è salito sul tetto della sua casa a Gerusalemme. Amer con un sorriso pieno e con la naturalezza che contraddistingue il popolo palestinese con i suoi ospiti ci ha restituito uno spaccato di resistenza quotidiana, resilienza elevatissima all’occupazione nazisionista. Una live che ha commosso il mondo.Scrive Vincenzo : Amer ha fatto ciò che l’ occupazione teme di più: ha restituito Gerusalemme a chi non può vederla.Un regalo che fa piangere perché mostra ciò che è stato rubato, e insieme ricorda che non è perduto. Stanotte Gaza, connessa in live, ha pianto, come si piange davanti a una porta che ti hanno chiuso per una vita, ha pianto con la dignità di chi rivede la patria solo attraverso uno schermo, nel vedere la terra promessa, eterna capitale della Palestina.Amer ci ha restituito Al l-Quds, Gerusalemme, non come si mostra una città, ma come si restituisce un corpo strappato.Gerusalemme è resistenza perché ai palestinesi è vietata.Vietata da nascita, da passaporti, da muri. Ci sono palestinesi che nascono in esilio e muoiono senza averla mai vista, senza aver poggiato la fronte su una pietra, senza aver salutato i morti senza aver detto: sono a casa. Amer è salito sul Monte degli Ulivi (Getsemani) e quel passo era già una disobbedienza. Ogni inquadratura era un rischio. Ogni respiro, una sfida.Poi il Monte delle Moschee, Al-Aqsa, il luogo per cui Gaza viene fatta a pezzi. Il luogo che i palestinesi difendono con il corpo, perché sanno che se cade quello, cade tutto.Non è solo fede: è esistenza.E per i cristiani è la stessa ferita, la stessa resistenza, la stessa parola.ll Santo Sepolcro che si trova a dieci minuti da Al-Aqsa è resistenza, perché anche li la preghiera passa daicheckpoint, e la resurrezione deve chiedere permesso.”Le toccanti parole di Vincenzo e il coraggio di Amer ci restituiscono uno spaccato amaro e reale del dolore di un popolo, quello palestinese, che da oltre 70 anni subisce un genocidio programmato e curato in ogni forma di subdola violenza, sfociata nella distruzione degli ultimi anni. Sono stata a Gerusalemme anni fa, e il clima di tensione e controllo da parte dell’esercito israeliano era tangibile in ogni angolo della citta, check point, armi puntate, giovani israeliani in divisa con lo sguardo pieno d’ odio per chiunque. Ero con mio figlio undicenne, occhi e capelli scuri, pelle olivastra, mediterranea direi come i nostri fratelli palestinesi. Fu fermato, perquisito, anche il suo zainetto che conteneva cibo e acqua e gli fu chiesto se avesse armi con se, così semplicemente, in inglese. Ebbi un moto di paura. Lui tranquillo rispose che era venuto a Gerusalemme per visitare la Terra Santa. Solo questo. Una terra che appartiene all’ umanità intera.Allora una sola intenzione, una sola preghiera, un solo coro di voci dal mondo, come ci ricorda Vincenzo:Chi ha una voce, la usiChi ha un cuore, resti.