Storia, culto e devozione nicolaiana da Oriente ad Occidente nel convegno all’Archivio di Stato di Bari Religione Storia 13 Dicembre 202513 Dicembre 2025 di M. Siranush Quaranta Si è tenuto l’11 dicembre presso l’Archivio di Stato di Bari un rilevante convegno dedicato a San Nicola, figura centrale nella cristianità e ponte tra culture diverse, e al pellegrinaggio religioso. L’incontro, moderato dalla prof.ssa Giorgia Cutino, ha visto la partecipazione di illustri relatori che hanno approfondito gli aspetti storici, devozionali e iconografici legati al santo patrono di Bari. Un momento del convegno Adriano Buzzanca, direttore dell’Archivio di Stato, ha aperto i lavori sottolineando come l’istituzione conservi documenti preziosi che aiutano a ricostruire il culto nicolaiano e la storia del pellegrinaggio. Ha evidenziato l’importanza del dialogo e della memoria in un mondo che necessita di confronto, definendo il patrimonio nicolaiano “un laboratorio vivo di confronto e spiritualità“. Giuseppe Cascella, delegato della Commissione Cultura del Comune di Bari, ha ricordato la decennale collaborazione con l’Archivio sottolineando inoltre i numerosi incontri culturali che hanno esplorato i molteplici aspetti del santo patrono. Vito Giordano Cardone, presidente della Fondazione Nikolaos, ha illustrato le iniziative promosse dall’ente, incluso il Premio Città di Bari Sport giunto al decennale. Il sovrintendente archivistico e bibliografico della Puglia Marco Giacomo Bascapè ha invece richiamato l’attenzione sull’importanza degli archivi nella ricerca storica, sottolineando come i documenti, pur autentici, vadano interpretati considerando le motivazioni di chi li ha redatti. La prof.ssa Giorgia Cutino, direttore del Ce.S.E.N. (Centro Studi Europeo Nikolaos) ha introdotto il tema del pellegrinaggio come fenomeno storico-culturale, ripercorrendo le radici antiche di questa pratica. Già nell’antichità greco-romana i pellegrinaggi, preceduti da riti di purificazione, accompagnavano l’uomo verso luoghi dove la divinità si lasciava avvicinare, come Epidauro, Delfi e Roma. Con il cristianesimo medievale, il culto delle reliquie dei santi divenne prassi fondamentale. La prof.ssa ha evidenziato come il pellegrinaggio rappresenti il distaccarsi dalle proprie certezze, il misurarsi con le difficoltà del cammino e l’incontro con l’altro, trasformando il pellegrino in “homo viator”, consapevole della caducità terrena e in marcia verso la città celeste. Oggi il pellegrinaggio mantiene questa dimensione spirituale ma si intreccia con fenomeni contemporanei come turismo e mercati. San Nicola incarna perfettamente questa duplice dimensione: personaggio storico e protagonista di un culto che si ripete nella città di Bari, trasferendosi in realtà geografiche e culturali differenti. Le sue spoglie divennero simbolo del traffico delle reliquie medievali, oggetto di contesa tra Venezia, Genova e Bari, mentre la basilica eretta in suo nome divenne meta di pellegrinaggi da Oriente e Occidente. Piantina storica di Myra È poi toccato al prof. Aldo Luisi, il quale nella sua lectioha affrontato il tema delle contese tra storia e leggenda legate alle reliquie nicolaiane. Nel 1087 sessantadue marinai baresi partirono verso Antiochia non solo per commerciare, ma con l’obiettivo premeditato di trafugare le spoglie del santo da Myra, minacciata dai musulmani. Bari aveva perso la leadership politica dopo l’allontanamento dei bizantini nel 1071 e il trasferimento della capitale normanna a Salerno, ma poteva riconquistare importanza religiosa. La città possedeva già chiese dedicate a San Nicola prima dell’arrivo delle reliquie, dimostrando la preesistenza del culto. Luisi ha descritto in modo dettagliato il momento del trafugamento: i marinai, accompagnati da due sacerdoti, aprirono il sarcofago con violenza. Un tale Matteo, nel cercare il teschio, entrò con i piedi nella tomba schiacciando il torace del santo, morto all’incirca nel 335. Le ossa furono raccolte frettolosamente insieme a pietrisco. Nel 1089 papa Urbano II le depose nella tomba barese, rimasta sigillata fino al 1953 quando il prof. Luigi Martino condusse l’esame antropometrico, determinando che San Nicola era alto 167 centimetri, con spalle larghe, mani grandi e piedi di numero 41, vegetariano come dimostrato dalla levigatura dei denti. Tredici anni dopo, nel 1100, i veneziani trafugarono altre reliquie da Myra, trovando tre cassette che trasportarono a Venezia. Per secoli le aprirono periodicamente, con morti misteriose di alcuni superiori. Solo nel 1991 una commissione scientifica scoprì che la cassa grande conteneva tre scheletri completi di padre, madre e figlio, mentre in un angolo c’erano piccole ossa bianche: i frati di Myra avevano nascosto i resti di San Nicola dipingendoli di bianco. Il prof, Martino, chiamato da Bari, riconobbe che quelle ossa combaciavano perfettamente con gli spazi vuoti dello scheletro barese, risolvendo definitivamente la controversia secolare. Le ossa di San Nicola da cui trasuda la manna Il prof. Nicola Cutino, presidente Associazione Mondo antico e Tempi Moderni, ha poi illustrato la devozione popolare nicolaiana, soffermandosi sulla manna, liquido puro che si forma nella tomba del santo. Escluse infiltrazioni esterne, la manna viene raccolta due volte l’anno ed è considerata autentica reliquia. Le bottiglie istoriate che la contengono, prodotte dal Settecento da artisti come Giustiniani e Donatelli, rappresentano capolavori artistici e devozionali. Completate con velluto rosso e merletti, raffigurano miracoli del santo, sebbene molti siano stati erroneamente attribuiti a Nicola di Sion, vissuto due secoli dopo. Gli oggetti devozionali dei pellegrini La prof.ssa Maria De Mola, storico dell’arte e presidente della Società di storia Patria per la Puglia-sezione Fasano, ha concluso analizzando l’iconografia nicolaiana nelle placchette dei pellegrini e nella pittura rupestre. I pellegrini portavano con sé oggetti devozionali: da Gerusalemme le palme, da Santiago le conchiglie, da Roma le chiavi di Pietro e Paolo. Le placchette con l’immagine di San Nicola si diffusero lungo la via Francigena che attraversava la Puglia. A Fasano, lungo la via Traiana, numerose cripte rupestri conservano affreschi nicolaiani, testimoniando come il culto si propagasse nelle comunità monastiche benedettine, creando una sintesi tra Oriente e Occidente visibile negli insediamenti rupestri che univano le due tradizioni spirituali. Tra questi luoghi ricordiamo: la cripta di Lama d’Antico, la cripta dei SS. Lorenzo ed Euplo (in un documento del 1037 rilasciato dal vescovo Leone di Monopoli, si apprende che il fondatore della Chiesa dei SS Demetrio e Lorenzo fu un armeno), Santa Vigilia, S. Vito vecchio. Il convegno si è chiuso con l’intervento del presidente dei Cavalieri di San Nicola, che ha ricordato lo storico corteo del 2022 sulla Laguna di Venezia con una reliquia nicolaiana, celebrando dopo dieci secoli una riconciliazione spirituale tra le due città custodi delle spoglie del santo.