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La semiotica degli abeti di Natale

di Pietro Fabris

Mercatini piazza umberto- Natale 2024 Bari
Bari- Piazza Umberto- Natale 2024

Di alberi sempreverdi bisogna parlare per ricordare a quanti, presi dalla frenesia degli addobbi natalizi, si consumano in gare dove l’abbagliare è funzionale al mimetizzare un senso di vuoto spirituale: lo smarrimento interiore. Gli abeti, in particolare, vennero scelti come simbolo del Natale per la loro forma e proprio per la loro natura di sempreverdi che ben simboleggiano la vita eterna, l’immortalità, la Speranza e rappresentano quindi il Divino che è nell’Uomo e nell’ambiente che lo circonda: la sostanza Spirituale che lo compone assieme a quella fisico/materiale ed emotiva. La figura dell’albero con le sue radici fissate al suolo, il tronco forte che cresce verticalmente e la chioma che sembra voler toccare il cielo è richiamo al legame fra la “profondità”, (il suolo terrestre) e la sfera “cosmica”, ovvero segno della connessione fra la Vita della Terra e il Cielo con i suoi doni preziosi: acqua (pioggia), luce ( raggi) e aria (vento). Non è un caso che certi alberi sono definiti “pilastri” e sono un richiamo all’albero del mondo su cui rami nidificano animali e sbocciano gemme: forme di vita che simboleggiano astri, il sole, la luna crescente e calante. Alcuni ritengono che in certi alberi in particolare sia custodita la scintilla della conoscenza e dimostrano la loro essenza divina mediante lo sfregamento dei loro legni. Essi considerano i boschi come templi della sorprendente natura, evocazione della creazione, dove ogni albero, arbusto è preludio e sentinella di ciò che vi è di intimamente solenne. Ma torniamo all’abete, all’immagine simbolo della vita che non muore ma si rinnova. L’usanza di fare l’albero di Natale sembra vada ricercata nella Germania del XVI secolo o in una leggenda di molti secoli prima, al 680 dc, quando San Bonifacio, colui che evangelizzò le popolazioni germaniche, indicando un piccolo abete il simbolo del Cristo bambino. Fece notare che del legno di quell’albero erano fatte le loro case e che era il segno della vita senza fine per le sue foglie sempre verdi. Li invitò a osservare la punta che dritta indica il cielo. E poi, davanti al piccolo abete, sopravvissuto al ventaccio tornò a ribadire: “Quest’albero è il simbolo del Cristo bambino! Riunitevi intorno nelle vostre case dove il calore della famiglia avvolge i cuori”.
E le leggende si sovrappongono a targhe che affermano la paternità di chi ha adottato per primo l’abete come albero di natale. A Riga in Lettonia è inciso in otto lingue che nel 1510 l’abete fu addobbato e posto al centro della cittadina come segno di rinascita della vita dopo il lungo , gelido e oscuro inverno, mentre una leggenda vuole che sia stato Martin Lutero, incantato da un abete del bosco, nella notte di Natale a portarlo in casa propria dai suoi bambini come simbolo della nascita del Cristo. In sintesi, scegliendo di adottare un albero e addobbarlo si afferma che non siamo solo Sostanza corruttibile, ma grembo della Divinità, simili ad alberi sempreverdi abbracciamo tutta la volta celeste che svela la magia degli astri e fenomeni come comete. Il tempo di Natale fa della nostra interiorità la mangiatoia al centro dei nostri istinti, la grotta che accoglie il raggio fulgido che rinnova in ogni essere vivente il desiderio di essere in cammino con tutte le genti che si ritrovano in letizia. NATALE è uscire dal letargo spirituale e unirsi nel canto al coro di gioia del Cristo Sole. Non è un caso che proprio nel periodo natalizio gruppi di bambini andassero per ogni via cantando con le lampade accese in essi sopravvive la figura dei messaggeri di luce che da ogni cantone della terra annunciano a chi giace nell’attesa, nella freddezza o nella delusione che la luce è tornata nel mondo e i primi ad accoglierla sono i semplici. Qualcuno ancora racconta dei pastori scendere dai monti, attraversare la boscaglia con zampogne e zufoli per sfidare le sferzate del cattivo vento e ritrovarsi lì dove esserci, nella capanna o nella grotta, la loro grotta. Un bimbo su un foglio stilizza un albero di Natale disegnando un triangolo tutto verde e dice che vorrebbe abitare tra i suoi rami. L’abete per un attimo appare come una piccola tenda o forse una montagna con tante candeline/ luminarie. L’atmosfera di Natale si veste di aliti di gioia e tutt’intorno i colindàtori vagano e visitano ogni casa facendo baccano con tamburi e tamburelli per cacciare ogni malumore, ogni spirito maligno e invitare ogni uomo di buona volontà all’accoglienza, al desiderio di andare verso la luce che abbraccia gli orizzonti e schiude sentieri di pace.

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