Don Carlo al Teatro Petruzzelli: quando l’amore diventa prigionia Cultura Musica Spettacolo 2 Ottobre 20258 Ottobre 2025 di M. Siranush Quaranta Il Teatro Petruzzelli si prepara ad accogliere uno dei titoli più maestosi e complessi del repertorio verdiano: il Don Carlo di Giuseppe Verdi approda a Bari dal 10 al 16 ottobre in sette rappresentazioni che promettono di restituire al pubblico tutta la profondità emotiva e la grandezza musicale di quest’opera straordinaria. Sul podio dell’Orchestra e del Coro del Teatro (preparato da Marco Medved) salirà il maestro Diego Matheuz, mentre la regia porta la firma di Joseph Franconi Lee, in una ripresa curata da Daniela Zedda. Una scena del Don Carlo @fondazionepetruzzelli.it L’allestimento scenico, prodotto dalla Fondazione Teatro Comunale di Modena, vede le scene e i costumi firmati da Alessandro Ciammarughi, con il disegno luci di Claudio Schmid. Un cast internazionale di primissimo livello darà vita ai tormentati personaggi verdiani, alternandosi nelle diverse recite: tra gli altri, Simon Lim e Shi Zong nel ruolo di Filippo II, Pavel Cernoch e Giuseppe Gipali come Don Carlo, Chiara Isotton e Renata Campanella nei panni di Elisabetta di Valois. Don Carlo rappresenta una delle vette più alte della produzione operistica di Verdi, un’opera che va ben oltre la vicenda storica della Spagna del Cinquecento per diventare un potente affresco delle passioni umane universali. Rappresentata per la prima volta l’11 marzo 1867 alla Salle Le Peletier del Théâtre de l’Académie Impériale de Musique di Parigi, l’opera si distingue per la capacità di intrecciare dimensione politica e intimità dei sentimenti, creando un dramma di straordinaria potenza emotiva. La trama ruota attorno alla figura dell’Infante di Spagna Don Carlo, innamorato di Elisabetta di Valois che però, per ragioni di stato, è andata in sposa a suo padre, re Filippo II. Sullo sfondo di questo triangolo amoroso impossibile si muovono le ambizioni politiche, l’oppressione del popolo fiammingo, il potere soffocante della Santa Inquisizione incarnato dal Grande Inquisitore, e l’amicizia profonda tra Don Carlo e Rodrigo, marchese di Posa, paladino della libertà. Come sottolinea il regista Joseph Franconi Lee, al centro dell’opera non c’è tanto un personaggio quanto un sentimento: è l’amicizia fraterna che lega Don Carlo e Rodrigo la vera anima del dramma. Tutti i personaggi sono prigionieri di situazioni più grandi di loro, sia dal punto di vista umano che politico, evidenziando l’attualità straordinaria di temi come la libertà, l’oppressione e l’incapacità di comunicare. Il percorso del regista con Don Carlo è lungo e prestigioso: ventisette anni di rapporto con questo titolo, iniziato con la ripresa dello storico allestimento di Luchino Visconti per il Teatro dell’Opera di Roma, subito dopo la morte del grande maestro. Un’esperienza che ha segnato profondamente la sua interpretazione dell’opera, portandolo nei teatri di tutto il mondo. Lo spettacolo che arriva al Petruzzelli, però, nasce da un allestimento completamente nuovo creato a Modena nel 2012, frutto di una maturazione artistica ventennale. Le scenografie di Alessandro Ciammarughi riflettono la doppia natura dell’opera: da un lato il grande affresco storico-politico, dall’altro l’intimità delle passioni individuali. Lo scenografo ha concepito uno spazio che è insieme contenitore simbolico e luogo concreto: una grande aula monastica con, sempre in primo piano, gli spalti lignei destinati agli Auto-da-Fé, i tribunali dove l’Inquisizione processava eretici e liberi pensatori. Appare evidente come nell’opera verdiana emerga chiaramente il conflitto tra potere temporale e potere ecclesiastico, con l’Inquisizione spagnola che arriva persino a sovrastare l’autorità del re. La scelta della pittura scenografica tradizionale non è nostalgica ma consapevole: utilizzare questo linguaggio oggi non significa affatto rinunciare alla sperimentazione, come afferma lo scenografo, che crede profondamente nella vivacità ed efficacia di questa tradizione rappresentativa squisitamente italiana; inoltre permette una maggiore versatilità degli allestimenti, facilitandone l’adattamento a teatri di dimensioni diverse, aspetto fondamentale in un’epoca di risorse limitate. Una scena tratta dal Don Carlo @fondazionepetruzzelli.it L’opera si articola in quattro atti che seguono Don Carlo dal chiostro del convento di San Girolamo, dove prega sulla tomba del nonno Carlo V, fino alla grande scena dell’Auto-da-Fé nella piazza davanti alla basilica di Nostra Donna d’Atocha a Madrid, passando per i giardini della Regina e culminando nel gabinetto del re, dove Filippo II pronuncia la celebre aria “Ella giammai m’amò!“, uno dei momenti più intensi e drammatici dell’intera produzione verdiana. L’opera verdiana si distingue per la capacità di mettere in scena, con straordinaria efficacia musicale, l’intera gamma delle emozioni umane. C’è l’amore impossibile tra Don Carlo ed Elisabetta, la passione vendicativa della Principessa di Eboli, la solitudine tragica di Filippo II che non riesce a ottenere l’amore né del figlio né della moglie, l’amicizia assoluta tra Don Carlo e Rodrigo che si spingerà fino al sacrificio estremo. I sentimenti sono talmente in primo piano da sopraffare gli stessi personaggi, che finiscono per caderne vittime, abbandonati a loro stessi, frustrati nei propri desideri. Questo destino accomuna tutti i protagonisti, rendendoli incredibilmente attuali: sono figure prigioniere di meccanismi più grandi di loro, schiacciati tra doveri politici, imposizioni religiose e desideri personali impossibili da realizzare. A oltre centocinquant’anni dalla prima rappresentazione parigina, Don Carlo continua a parlare al pubblico contemporaneo con una forza che non conosce tempo. La musica di Verdi riesce a tradurre in suono ogni sfumatura emotiva, dal tormento alla tenerezza, dalla rabbia alla rassegnazione, creando un’esperienza teatrale totale. Il pubblico barese avrà l’opportunità di immergersi in questo universo emotivo e musicale attraverso sette rappresentazioni distribuite nell’arco di una settimana, con cast alternati che garantiranno interpretazioni diverse dello stesso capolavoro. Il ruolo del Grande Inquisitore verrà interpretato dal basso armeno Vazgen Gazaryan: l’artista ha studiato canto al Conservatorio Statale di Yerevan ed ha iniziato la sua carriera al Yerevan Opera Studio. Vive in Germania ma gira il mondo per i suoi impegni operistici. Per prepararsi all’ascolto, sabato 4 ottobre alle 19.00 nel Foyer del Teatro si terrà una Conversazione sull’Opera a cura del musicologo Giorgio Pestelli, con ingresso libero fino a esaurimento posti. Don Carlo al Petruzzelli si preannuncia come uno degli appuntamenti imperdibili della stagione operistica barese, un’occasione per riscoprire uno dei vertici assoluti del melodramma italiano in un allestimento che sa coniugare rispetto della tradizione e freschezza interpretativa, fedeltà storica e urgenza contemporanea.