Silvio Raffo: il poeta che difende la lirica nel tempo della confusione Cultura poesia 17 Settembre 202517 Settembre 2025 Una serata al castello con Silvio Raffo: tra lirica, visioni e verità poetica di Pietro Fabris Nella sera incantata di martedì 9 settembre 2025, le antiche mura del Castello di Argiro, in via Giuseppe Vacca 5/7 a Santo Spirito – Bari, hanno accolto una voce fuori dal coro, un’anima luminosa della poesia italiana: Silvio Raffo. Guidato con eleganza e profondità dalla professoressa Rosalba Fantastico di Kastron, l’incontro ha rivelato il volto autentico di un poeta che non teme di sfidare le mode per restare fedele alla bellezza. Poeta, narratore, saggista, raffinato traduttore e biografo di Emily Dickinson, Raffo è una figura cardinale della cultura italiana. Docente di Letterature Comparate, fondatore del centro “La Piccola Fenice” a Varese, è da decenni al servizio della parola con devozione e coraggio. A rendere possibile questa serata memorabile sono state le cure appassionate della professoressa Carolina Abbaticchio, insieme al Cenacolo dei Poeti, rappresentato da Nicola Abbondanza, e alla Pro Loco di Santo Spirito, ora guidata con slancio dal dott. Franco Leccese. Un sentito ringraziamento va anche alla famiglia Minenna, custode del castello, che ha offerto uno scenario da fiaba alla riflessione poetica. Nel regno della poesia: dove ancora soffiano le Muse Nel corso dell’incontro, Silvio Raffo ha aperto con generosità il suo mondo interiore, regalando al pubblico non soltanto versi, ma una visione, una dichiarazione d’amore per la poesia vera, quella che vibra, che canta, che tocca. Come ha sottolineato con passione la professoressa Fantastico di Kastron, Raffo si colloca in una linea di continuità con la grande lirica del Novecento, quella che non ha mai abdicato alla grazia, al ritmo, all’emozione come strumenti essenziali della parola poetica. Contro il vento della poesia moderna, troppo spesso asciutta, spigolosa, cerebrale, Raffo erge il suo inno alla Bellezza, intesa non come ornamento ma come forza salvifica, resistenza spirituale alla disumanizzazione del nostro tempo. Nel suo richiamo a due “madrine” — Daria Menicanti e Maria Luisa Spaziani — non c’è solo omaggio, ma una genealogia spirituale: donne di parola limpida, musicale, misurata. Eredi e madri di una poesia che ancora oggi ha voce, se solo si sa ascoltare. Contro l’oscurità del nulla: la chiarezza come scelta etica Nel dialogo serrato con la Fantastico di Kastron, Raffo ha affrontato un tema cruciale: perché tanta poesia contemporanea è così ostile, così incomprensibile? La risposta è limpida come i suoi versi: troppi poeti confondono oscurità e profondità, facendo della nebbia un vanto, quando invece la chiarezza è una conquista, un atto di responsabilità verso il lettore. “La poesia non è un enigma da risolvere — ha ribadito — ma un ponte tra anime”. E ancora: “La vera grandezza si misura nella capacità di dire l’indicibile con parole che risuonano nel cuore di chi ascolta”. Un pensiero che si oppone con forza al culto della sperimentazione fine a se stessa, alla freddezza dell’intellettualismo sterile. Per Raffo, la poesia che rinuncia al pathos, alla vibrazione interiore, smette di essere tale. Restano solo parole. Il coraggio dell’inattualità Raffo difende con fermezza un’idea “inattuale” di poesia, ma solo perché profondamente radicata nella sua essenza. Per lui, essere fuori moda significa essere fedeli all’anima. Il compito del poeta non è inseguire il tempo, ma osare la verticalità, l’ascesa, la purezza. Senza rifiutare la contemporaneità, ma usandone il linguaggio con gli strumenti antichi: la metrica, la rima, il ritmo, il respiro musicale. Una scelta stilistica che non è nostalgia, ma resistenza luminosa. Ai giovani poeti: un invito alla verità In chiusura, la professoressa Fantastico ha rivolto un consiglio vibrante ai giovani che si affacciano alla poesia: “Non abbiate paura della semplicità. Siate veri. Cercate la precisione, la vostra voce. Non scrivete per compiacere l’enigma. La poesia è un ponte, non un labirinto.” Nel silenzio del castello, il canto della parola La serata al Castello di Argiro non è stata solo un evento culturale. È stata un’esperienza, un momento in cui il tempo si è fermato, le pareti antiche hanno respirato versi, e le Muse — silenziose ma presenti — hanno vegliato sul dialogo tra poeta e pubblico. In un’epoca che corre e dimentica, Silvio Raffo ci ha ricordato che la poesia è ancora possibile. Non come eco del passato, ma come voce resistente, luminosa, necessaria. 17 settembre 2025