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Addio a Stefano Benni il giocoliere delle parole e dei paradossi italiani

Autore di romanzi cult come La Compagnia dei Celestini e il Bar Sport, ha saputo raccontare l’Italia con ironia, poesia e impegno civile. Si è spento a 78 anni, lasciando un’eredità letteraria indelebile.

di Pietro Fabris

È scomparso Stefano Benni: giornalista, scrittore, poeta, umorista.

Penna dal tratto sottile, esempio di affilata scrittura che, sul filo azzurro dell’oltre mare e dei viaggi sotto il mare, ha saputo raccontare realtà sommerse e introverse con fantastica ironia. Le sue raccolte di racconti sono come acqua trasparente, attraverso la quale si può toccare il fondo della vita con concretezza, riconoscendone la lucida analisi degli ambienti sociali. Ambienti in cui ogni luogo di aggregazione diventa scena di farse tragicomiche: non solo spunti di riflessione, ma vere e proprie prove esistenziali. I suoi lavori erano, a tutti gli effetti, atti di critica sociale.

Si rimane disarmati di fronte a La compagnia dei Celestini (prima edizione del romanzo: 1992), un testo che sembra evocare un’Italia orfana. È la storia di tre ragazzi — Lucifero, Alì e Memorino — in fuga da una casa famiglia, dove attendono genitori pronti all’adozione, a salvarli dalla precarietà. Una metafora potente della società, in cui il buono e il puro vengono corrotti da interessi privati.

Con Le avventure del Lupo, Benni ha realizzato un diario/pellicola delle sue vicende biografiche, svelando i suoi luoghi dell’anima e, perché no, facendoci sorridere di certi spazi rimossi della nostra coscienza. Con lui, amici, scrittori e musicisti: Daniel Pennac, Alessandro Baricco, Angela Finocchiaro.

Il suo spirito da “spaventato guerriero” era allergico agli stereotipi, al dover essere ricordato solo per Il bar Sport, per quelle bacheche e vetrine dove i menù o la Luisona diventano semplici ornamenti del locale — non certo cibo per trovatori in cerca di ristoro o evasione.

Alla fine di tanti suoi articoli, chissà: qualcuno si sarà sentito come una pulce ammaestrata? Oppure un topolino, vittima dei labirinti dell’abitudine?

Stefano Benni, morto a 78 anni, era nato a Bologna nel 1947. Ha conquistato generazioni con i suoi libri e la sua satira pungente. Collaboratore di riviste e quotidiani, da L’Espresso a la Repubblica, ha firmato pagine indimenticabili della cultura italiana.

Autore teatrale, sceneggiatore, battutista per un giovane Beppe Grillo, negli ultimi anni si era ritirato a vita privata. Come Margherita Dolcevita? Forse consapevole di verità inquietanti.

9 settembre 2025

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