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Dal Lido di Venezia la voce di Hind Rajab scuote le coscienze

Alla Biennale di Venezia il Leone d’Argento va a un film che non è solo cinema ma atto politico e grido di verità: la storia di una bambina palestinese diventa simbolo universale di resistenza e memoria.

di Pietro Fabris

Che cos’è l’Arte?

È servizio e specchio di un’epoca. È narrazione della realtà, la cui forza espressiva, capace di rappresentarla, è emozione che tocca l’anima delle coscienze assetate di verità.

Il cinema, settima arte, sintesi di architettura, scultura, pittura, musica, poesia e danza, è maestria che fa dello schermo uno strumento di concretezza per riflettere.

L’82ª edizione della Biennale di Venezia ha chiuso i battenti e ha assegnato gli ambiti riconoscimenti.

Tra le tante pellicole in concorso merita attenzione The Voice of Hind Rajab, il film della regista tunisina Kaouther Ben Hania, che ha ricevuto il Leone d’ArgentoGran Premio della Giuria alla Mostra del Cinema di Venezia.

Un riconoscimento potente, per un’opera affilata, che racconta l’ultima telefonata di una bambina palestinese di sei anni, rimasta da sola in un’auto crivellata dai colpi, mentre implorava aiuto. Un’opera che le restituisce voce, letteralmente, dopo ore di agonia al telefono con i soccorritori.

Hind chiedeva aiuto. Diceva di avere paura del buio. Raccontava di non voler tossire, per non costringere la mamma a dover pulire il sangue dai suoi vestiti. Un’ambulanza era partita per salvarla. Ma è stata colpita anche quella.

La regista Kaouther Ben Hania mostra una foto di Hind Rajab al suo arrivo per la prima di The voice of Hind Rajab all’82° Mostra del Cinema di Venezia

Sul palco, la regista Ben Hania ha dedicato il premio alla Mezzaluna Rossa Palestinese e a chi rischia la vita per salvarne altre. Ma ha detto anche qualcosa di preciso, politico, ineludibile:

“Il cinema non può riportare in vita Hind, né può cancellare l’atrocità commessa nei suoi confronti. Nulla può restituire ciò che le è stato tolto. Ma il cinema può preservare la sua voce e farla risuonare oltre i confini. Perché la sua storia non è solo sua: è la storia di un intero popolo, vittima del genocidio inflitto dal regime israeliano. Chiedo che queste atrocità finiscano. Liberiamo la Palestina.”

L’orrore scorre davanti ai nostri occhi, ma sembra non colpire chi, madre o padre, vede in quelle vittime solo un effetto collaterale o, peggio, dei potenziali terroristi da stroncare sul nascere.

Qualcuno definisce i bambini morti a Gaza — non solo sotto le bombe, ma anche per fame — dei kamikaze, usati per propaganda.

Ogni essere umano ucciso dall’avidità del potere è vittima di un crimine contro l’umanità.

Il cinema può farsi testimone dell’oscurantismo che anestetizza.

Molti degli attori presenti non si sono lasciati ammutolire, ma hanno trasformato passerelle e tappeti rossi in un palco per prendere posizioni chiare contro chi vede nell’altro solo un numero.

7 settembre 2025

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