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Anas Jamal Al Sharif il testamento di un cronista palestinese

di Cinzia Santoro

Questo è il mio testamento, il mio ultimo messaggio: se queste parole vi sono giunte, sappiate che Israele è riuscita a uccidermi ed a mettere a tacere la mia voce [di giornalista].

Inizio augurandovi che “la Pace, la misericordia e le benedizioni d’Iddio siano con voi”!

Dio sa che ho dato tutto ciò che avevo, in termini di energia ed impegno, per essere un sostegno ed una voce per il mio popolo fin da quando ho aperto gli occhi alla vita, nei vicoli e nei quartieri del campo profughi di Jabalia. Il mio desiderio era che Dio ﷻ prolungasse la mia vita fino a poter tornare con la mia famiglia e i miei cari nella nostra città originaria, ‘Asqalan occupata – “Al-Majdal” – ma la Volontà di Dio  è stata precedente la mia, e il Suo Giudizio è definitivo .

Ho vissuto il dolore in ogni suo dettaglio; ho assaporato la sofferenza e la perdita più e più volte – e nonostante ciò, non ho mai esitato a trasmettere la verità così com’è, senza falsificazioni né distorsioni, affinché Dio  sia Testimone di coloro che [nonostante abbiamo raccontato ciò che sta accadendo] hanno taciuto: su chi ha accettato la nostra uccisione, su chi ha soffocato i nostri respiri e non ha provato alcuna emozione davanti ai corpi straziati dei nostri bambini e delle nostre donne, su chi non ha [fatto alcunché affinché fosse] fermato il massacro che il nostro popolo subisce da più di un anno e mezzo.

Il giornalista palestinese Anas al-Sharif con la figlia Sham e il figlio Salah. (Foto: tramite social media)

Vi raccomando la Palestina: gioiello della corona dei musulmani, e battito del cuore di ogni persona libera in questo mondo. Vi raccomando il suo popolo, i suoi bambini oppressi e innocenti – ai quali la vita non ha concesso il tempo di sognare e vivere in sicurezza e pace: i loro corpi puri sono stati schiacciati da migliaia di tonnellate di bombe israeliane – dilaniati, sparsi in brandelli sui muri.

Vi raccomando di non lasciarvi zittire dalle catene, né fermare dai confini: siate ponti verso la liberazione della terra e della gente, finché il sole della dignità e della libertà sorga sulla nostra terra usurpata [dal colonialismo].

Vi raccomando di fare del bene alla mia famiglia. Vi raccomando la luce dei miei occhi, la mia amata figlia Sham, che il tempo non mi ha concesso di vedere crescere come avevo sognato. Vi raccomando il mio caro figlio Salah, che avrei voluto accompagnare e sostenere finché diventasse forte, portasse il mio peso e continuasse a servire la trasmissione del mio messaggio. Vi raccomando mia amata madre, grazie alle cui benedizioni sono arrivato dove sono arrivato: le sue preghiere sono state la mia fortezza; la sua luce, la mia guida. Prego Dio che rafforzi il suo cuore e la ricompensi per me con il meglio. Vi raccomando la compagna della mia vita, la mia amata moglie Umm Salah, Bayan, che la guerra ha separato da me per giorni e mesi – ma è rimasta leale, salda come un tronco d’ulivo che non si piega, paziente e fiduciosa, ed ha portato il peso della responsabilità in mia assenza con forza e fede. Vi raccomando di stare vicino a tutti loro, e di essere il loro sostegno dopo Iddio l’Altissimo .

Se muoio, muoio saldo nei miei principi; chiamo Iddio a Testimone che sono soddisfatto del Suo decreto e credente nel Suo incontro, certo che ciò che è presso di Lui  è migliore e più duraturo [di questa vita].

O Dio, accoglimi tra i martiri: perdona i miei peccati passati e futuri, e fa’ che il mio sangue sia luce che illumina il cammino della libertà per il mio popolo e la mia gente.

Perdonatemi se ho mancato, e pregate per me affinché Dio  mi usi misericordia. Sono andato avanti mantenendo la mia promessa ed il mio impegno, senza cambiarlo né tradirlo.

Non dimenticate Gaza. E non dimenticate di ricordarmi nelle vostre preghiere, con misericordia e affinché Iddio  mi accolga.”

Anas Jamal al-Sharif; giornalista

Anas Jamal al-Sharif; giornalista, e martire  è morto stamattina sotto il fuoco del nemico invasore, l’esercito sionista di Netanyahu, il criminale nazista.

L’ennesimo sacrificio, l’ennesima strage sotto le tende a Gaza. A morire ancora quattro giornalisti, perché uccidendoli si soffoca la libertà di raccontare ciò che da oltre 22 mesi sta accadendo in terra palestinese, il genocidio di un popolo inerme. Anas Jamal era cresciuto a Jabalia, aveva 29 anni. Era padre di due bimbi, era un marito e un figlio. Era un giovane cronista che ogni giorno.dal 7 ottobre aveva raccontato e documentato l’ orrore dell’invasione israeliana in Palestina.  Sapeva che era prossimo alla morte, era stato minacciato, avvertito che se non avesse smesso di “fare il proprio dovere” cioè portare al mondo la voce sottile della gente innocente che muore a Gaza , lo avrebbero fermato.

Lui non ha desistito , è morto stamane.

La lettera il suo testamento.

Grazie Anas Jamal, non ci lasceremo zittire dalle catene, né fermare dai confini: saremo  ponti verso la liberazione della terra e della gente, finché il sole della dignità e della libertà sorga sulla tua amata Palestina, terra usurpata dal colonialismo.

Allora gridiamolo noi giornalisti che siamo comodi nelle nostre accoglienti dimore, gridiamo al genocidio. Indignamoci per il sangue innocente versato ogni giorno. Denunciamo Netanyahu e i suoi compari come criminali di guerra. 

Io sto con la Palestina

12 agosto 2025

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