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L’Irlanda chiamata a riconoscere il Genocidio Armeno e riscrivere il futuro

Dáil Éireann, la camera bassa del Parlamento irlandese
Maria Silvia Quaranta

di M. Siranush Quaranta

Il Dáil Éireann, la Camera bassa del Parlamento bicamerale irlandese, è chiamato a confrontarsi con una delle pagine più oscure della storia del XX secolo: il Genocidio Armeno. Una mozione interpartitica, sostenuta da un’ampia coalizione di forze politiche – tra cui People Before Profit, Solidarity, Sinn Féin, Socialdemocratici e Partito Laburista – è stata ufficialmente presentata il 18 luglio 2025, chiedendo il riconoscimento formale delle atrocità commesse contro il popolo armeno tra il 1915 e il 1917 ed in particolare il Genocidio di Sayfo, contro i cristiani dell’Impero Ottomano. Questa iniziativa rappresenta un passo significativo nel panorama politico irlandese e si inserisce in un dibattito globale che da oltre un secolo cerca giustizia e verità per le vittime di quella che molti storici e organismi internazionali definiscono la prima pulizia etnica sistematica del Novecento. Come ha menzionato il deputato Paul Murphy (PBP-S): “Con un Genocidio in atto proprio ora a Gaza, è fondamentale riconoscere il Genocidio Armeno avvenuto 110 anni fa, che ha gettato le basi per quelli successivi fino ad oggi: pulizia etnica, sfollamenti forzati e carestia”.

Camera bassa del Parlamento irlandese
Camera bassa del Parlamento irlandese

La mozione non si limita a chiedere un semplice riconoscimento simbolico. Al contrario, essa articola una serie di richieste concrete e di vasta portata. In primo luogo, sottolinea come il persistente rifiuto del governo turco di ammettere il genocidio non solo ostacoli la sua riconciliazione con il proprio passato, ma anche il suo cammino verso una vera democratizzazione. Un Paese che non affronta le proprie ombre storiche, suggeriscono i proponenti, difficilmente può aspirare a una piena maturità democratica e al rispetto dei diritti umani a livello internazionale.

L’iniziativa irlandese lancia un chiaro appello all’azione rivolto non solo al proprio governo, ma alla comunità internazionale nel suo complesso. La mozione esorta il governo irlandese a partecipare pienamente alla commemorazione in onore di 1,5 milioni di vittime, un gesto che, se attuato, darebbe un segnale forte e inequivocabile di solidarietà e memoria. Parallelamente, invita esplicitamente altri governi in tutto il mondo a seguire l’esempio e a riconoscere il Genocidio Armeno, rafforzando così il coro di nazioni che hanno già compiuto questo passo. Un elemento cardine della mozione è la sua enfasi sull’educazione. Si chiede che il Genocidio Armeno venga insegnato nelle scuole nel suo vero contesto storico. Questa richiesta è fondamentale per contrastare la negazione storica e per garantire che le future generazioni comprendano la portata e le implicazioni di tali atrocità, imparando dagli errori del passato per prevenire future tragedie. A tal fine, la mozione propone l’istituzione di una Giornata internazionale della Memoria del Genocidio Armeno, un’iniziativa che mirerebbe a consolidare la consapevolezza e la commemorazione a livello globale.

Il presidente dell’EAFJD (European Armenian Federation for Justice and Democracy), Kaspar Karampetian, si è espresso con favore verso questa evoluzione legislativa, esortando il parlamento irlandese ad adottare rapidamente la mozione. Le sue parole, raccolte da vari organi di stampa tra cui Public Radio of Armenia, sottolineano l’importanza intrinseca di tale riconoscimento: “Questa mozione identifica chiaramente che il riconoscimento del crimine di genocidio è un passo necessario per prevenire future atrocità e un diritto innegabile del popolo armeno a chiedere giustizia per i propri antenati.” Questa dichiarazione evidenzia la duplice valenza del riconoscimento: da un lato, è uno strumento di prevenzione, dall’altro, rappresenta il soddisfacimento di un diritto fondamentale delle vittime e dei loro discendenti.

Nonostante l’encomiabile iniziativa, si è osservato che il testo non menziona esplicitamente gli altri popoli cristiani – come gli assiri, i greci pontici e i caldei – anch’essi massacrati nel 1915 per mano di forze ottomane, turche e curde. Questa omissione solleva la questione della piena conoscenza storica di questi eventi, suggerendo come la loro portata e profondità -come, ad esempio, l’orribile Genocidio di Sayfo (il genocidio assiro) – non siano ancora pienamente riconosciute, non solo dal parlamento turco ma anche da altre assemblee legislative internazionali. Michael Kharabian, una voce autorevole all’interno della diaspora armena, ha sottolineato l’impegno costante delle comunità armene di tutto il mondo nel condannare e perseguire i crimini di genocidio. Egli ha rimarcato come questa battaglia continua sia vitale per prevenire nuove atrocità genocide ovunque e per sostenere la responsabilità morale della comunità internazionale di agire con decisione di fronte ai primi segnali di allarme durante i conflitti. “Il nostro costante obbligo di combattere le ingiustizie storiche contro l’umanità, comprese quelle perpetrate dalla Turchia ottomana e dalla leadership dei Giovani Turchi, è fondamentale per salvaguardare i principi dei diritti umani, l’affermazione della dignità umana fondamentale e la garanzia della giustizia globale attraverso la responsabilità,” ha aggiunto Kharabian, sottolineando il legame indissolubile tra il riconoscimento del passato e la salvaguardia dei diritti umani nel presente e nel futuro.

Le marce forzate degli armeni durante il genocidio del 1915
Le marce forzate degli armeni durante il genocidio del 1915

Per gli armeni di tutto il mondo, il riconoscimento ha un profondo peso morale e politico. L’Irlanda, con la sua storia di lotta per l’autodeterminazione e contro l’oppressione, è vista come un baluardo dei diritti umani. “L’Irlanda si è sempre schierata al fianco degli oppressi e si è espressa contro l’ingiustizia. Confidiamo che sia il governo irlandese che il popolo irlandese si schiereranno ancora una volta dalla parte giusta della storia riconoscendo formalmente il genocidio armeno,” ha concluso Kharabian, esprimendo una fiducia radicata nella tradizione irlandese di solidarietà internazionale.

Barouyr Demirjian, referente europeo del Consiglio per i diritti degli armeni, ha rafforzato questa prospettiva, tracciando un parallelo tra la storia irlandese e quella armena. Ha ricordato il boicottaggio sudafricano avviato dagli irlandesi come esempio di solidarietà internazionale, sottolineando come questa mozione sia di enorme importanza non solo per l’Armenia odierna, ma per milioni di famiglie della diaspora in tutto il mondo, che portano con sé la storia personale della fuga da questa persecuzione. Demirjian ha inoltre evidenziato una verità storica cruciale: il Genocidio Armeno ha di fatto gettato le basi per le atrocità di massa del XX secolo che ne sono seguite. Le sue lezioni, tragicamente, sono state ignorate, portando a successivi genocidi in Cambogia, Ruanda e Darfur. Questo sottolinea l’importanza di affrontare il passato per evitare di ripeterlo. La Repubblica d’Armenia, attraverso l’Articolo 11 della sua Dichiarazione d’Indipendenza del 1990, continua a perseguire il riconoscimento e la giustizia a livello globale, un impegno che riflette la convinzione che la prevenzione del Genocidio rimanga l’imperativo morale più urgente dell’umanità. “Quando la comunità internazionale non riesce ad affrontare la distruzione sistematica dei popoli, diventa complice delle più oscure ripetizioni della storia. Giustizia ritardata è giustizia negata,” ha aggiunto Demirjian, richiamando un principio fondamentale della giustizia internazionale.

La dott.ssa Edita Gzoyan, Direttrice dell’Armenian Genocide Museum Institute, ha offerto una prospettiva accademica e profondamente umana sul significato del riconoscimento. “Riconoscere il Genocidio non significa solo riconoscere il dolore e la sofferenza del passato: è un profondo imperativo morale che influenza la nostra coscienza collettiva, plasma i principi con cui viviamo oggi e rafforza il nostro impegno per un futuro più giusto e umano,” ha commentato. Le sue parole evidenziano come il riconoscimento non sia un mero atto storico, ma una pietra angolare per la costruzione di una società più etica e responsabile. La dott.ssa Gzoyan ha descritto il Genocidio Armeno come “uno dei primi e più sistematici tentativi di annientare un intero popolo nel XX secolo”, un “monito straziante” sulle conseguenze dell’inazione della comunità internazionale e del silenzio, della negazione o dell’indifferenza di fronte ai crimini contro l’umanità. In conclusione, Edita Gzoyan ha lanciato un monito potente contro la negazione: “La negazione del Genocidio non è un atto passivo, ma una continuazione attiva della violenza che cancella la memoria, insulta i sopravvissuti e incoraggia coloro che vorrebbero ripetere tali crimini.” Ha sottolineato che in un’epoca in cui odio, discriminazione e autoritarismo sono nuovamente in aumento, il mancato riconoscimento delle atrocità passate indebolisce le difese morali e erode le fondamenta dei diritti umani e del diritto internazionale. Al contrario, il riconoscimento onora la dignità delle vittime e dei sopravvissuti, rafforza la comune umanità e invia un messaggio chiaro: “la verità è importante, e che ci saranno conseguenze per coloro che cercano di distruggere gli altri semplicemente per quello che sono.” Il dibattito al Dáil Éireann non è quindi solo una questione di politica interna irlandese, ma un riflesso di un imperativo morale globale che chiama ogni Nazione a confrontarsi con la propria responsabilità di fronte alla storia e alla salvaguardia dei diritti umani universali.

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