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“The Beggar’s Opera”: Un Ponte tra Ballad Opera e Espressionismo Tedesco

Ciclo "Incontri a palazzo" della Fondazione Petruzzelli
Maria Silvia Quaranta

di M. Siranush Quaranta

Locandina dell'opera andata in scena nel 2005
Locandina dell’opera andata in scena nel 2005

La Fondazione Petruzzelli di Bari ha presentato il secondo appuntamento del ciclo “Incontri a Palazzo“, un’iniziativa che affianca la mostra “Tesori Svelati“. Questa è stata ideata nel 2023 dal direttore di sartoria del Teatro Petruzzelli, Luigi Spezzacatene e nata con l’obiettivo di valorizzare il vasto patrimonio di costumi presenti nell’archivio del Teatro. Dopo i costumi de “Il Gatto con gli stivali”, l’evento è ora dedicato a “The Beggar’s Opera” (L’opera del mendicante) di Benjamin Britten, con la regia di Moni Ovadia e la direzione musicale di Rino Marrone, andata in scena nel 2005.

La mostra espone i suggestivi costumi di Elisa Savi, realizzati con tessuto jeans riciclato, creando un originale effetto “Settecento steampunk”. Questi manufatti tessili arricchiscono la performance conferendo a ogni personaggio una forte identità visiva e immergendo il pubblico in un dinamico gioco di ruoli e illusioni. Con tessuti a strati, texture usurate, toni scuri, denim e vivaci tocchi di elementi metallici, i costumi evocano un mondo crudo e instabile. La povertà si trasforma in un linguaggio visivo audace. La visione di Savi sfida l’estetica operistica tradizionale, apportando un tocco contemporaneo alla produzione ed evidenziando il tono irriverente dell’opera. Il suo lavoro invita il pubblico a riflettere sulla tensione tra apparenza e realtà e su come l’abbigliamento possa diventare un potente strumento sia per l’identità che per l’inganno, tanto rilevante oggi quanto lo era nel XVIII secolo.

Costume maschile in esposizione
Costume maschile in esposizione
Uno dei costumi femminili
Uno dei costumi femminili

Ieri 8 luglio presso Palazzo San Michele (sede della Fondazione), si è tenuto l’incontroCostumi e Narrazioni: Ballad Opera, Espressionismo Tedesco e messinscena contemporanea“. L’evento ha visto la partecipazione di diversi esperti che hanno approfondito gli aspetti storico-letterari e scenografici di The Beggar’s Opera, analizzando anche la sua trasposizione brechtiana e l’influenza sull’espressionismo tedesco e sulla messa in scena contemporanea attraverso diverse prospettive: i costumi che si presentano fuori dai canoni usuali, un’analisi storico-culturale e le influenze del teatro tedesco che hanno portato ai parallelismi tra i lavori di Benjamin Britten, Bertolt Brecht e Giorgio Strehler.

Luigi Spezzacatene, Nicola Grazioso, Pasquale Bellini e Daniela Boscia
Luigi Spezzacatene, Nicola Grazioso, Pasquale Bellini e Daniela Boscia

Dopo i saluti del sovrintendente pro-tempore Nicola Grazioso sono intervenuti: Elisa Savi, costumista e designer che in un video, in qualità di creatrice dei costumi, ha contribuito a caratterizzare gli abiti di scena e a discuterne il significato, Luigi Spezzacatene, direttore di sartoria del Teatro Petruzzelli e ideatore della mostra nel 2023 assieme a Daniela Boscia, la quale ha anche introdotto e moderato la conversazione, Maurizio Pirro, docente di letteratura tedesca presso l’Università di Milano (in collegamento da remoto) che ha curato l’approfondimento della trasposizione brechtiana dell’opera, fornendo un contesto storico-letterario cruciale, Pasquale Bellini, docente di storia del teatro e di storia della scenografia, che ha presentato l’influenza dell’opera nella successiva messa in scena dell’espressionismo tedesco fino ai giorni nostri e soprattutto nel lavoro di Giorgio Strehler.

Luigi Spezzacatene ha sottolineato l’importanza di questa iniziativa nel rendere visibili al pubblico i costumi di scena, ed è particolarmente legato alla produzione di “The Beggar’s Opera” del 2005, essendo stata la sua prima opera come direttore di sartoria. Egli ha evidenziato la particolarità ed il potere espressivo dei costumi di quest’opera, realizzati interamente con tessuto di jeans riciclato, smontato, tagliato a striscioline e rimontato su modelli settecenteschi, creando una “commistione tra l’elemento ‘operaio’ della tela del jeans e le forme del Settecento”, definendola una “specie di Settecento steampunk”, un connubio insolito e visivamente accattivante. Il jeans è una rilettura del “bleu de Genes”, il blu di Genova, che nasce nel 1500 e veniva usato per i sacchi delle vele e la copertura dei carichi mercantili, ma anche per gli abiti dei marinai e dei poveri, legandosi appieno al concetto di abbigliamento da lavoro e per le classi umili/operaie. Interessanti e originali sono le opere presenti nel Museo Diocesano di Genova, dipinte proprio sul jeans. Inoltre, nel XVII secolo, un pittore anonimo oggi noto come “Maestro della tela di jeans”, realizzò alcuni lavori che ritraevano scene di vita comune dove l’elemento ricorrente era la presenza di indumenti in “bleu de Genes”.

Nello specifico, “The Beggar’s Opera” (L’opera del mendicante) di John Gay e Johann Christoph Pepusch, del 1728, è una ballad opera satirica, caratterizzata da arie basate su ballate popolari e melodie dell’epoca.

Una scena dell'opera
Una scena dell’opera

Benjamin Britten ha ripreso quest’opera nel XX secolo. Ha mantenuto la sua essenza satirica e la sua forza espressiva, ma le ha infuso una sensibilità musicale moderna, esaltando la drammaticità e la profondità psicologica dei personaggi, abbattendo la barriera del palcoscenico e rivolgendosi direttamente al pubblico.

Come ha ricordato Maurizio Pirro, la contrapposizione più nota è quella con Bertolt Brecht e la sua “Die Dreigroschenoper” (L’opera da tre soldi) del 1928, con le musiche di Kurt Weill. Brecht, pur mantenendo trama e personaggi originali, ha riscritto il libretto e creato una nuova partitura musicale. La sua versione trasforma l’opera in un veicolo per la critica sociale e politica, tipica del suo teatro epico, con l’obiettivo di spingere lo spettatore alla riflessione critica sui temi della giustizia, della povertà e della corruzione.

Pasquale Bellini si è soffermato sulla figura di Giorgio Strehler, maestro della regia teatrale italiana, che ha spesso lavorato su testi di Brecht, portando in scena produzioni caratterizzate da una profonda ricerca psicologica dei personaggi e un’attenzione meticolosa all’aspetto visivo e simbolico. Strehler, pur non avendo messo in scena direttamente l’opera di Britten, ha condiviso con Brecht l’idea di un teatro impegnato, capace di riflettere sulla società e di stimolare il pubblico. Egli ha reso le opere di Brecht appetibili per il pubblico italiano, “limando la sua teutonica spigolosità”. Mentre Britten si concentra sulla bellezza musicale e sulla forza emotiva dell’opera, Brecht e la sua interpretazione, spesso ripresa da registi come Strehler, mirano a una decostruzione critica della realtà.

Il manifesto di "Tesori svelati" della Fondazione Petruzzelli
Il manifesto di “Tesori svelati” della Fondazione Petruzzelli

L’iniziativa “Tesori svelati”, proseguirà il 4 settembre con i costumi di Roberto Capucci per la “Turandot” del 2023. La mostra offre al pubblico la possibilità di ammirare da vicino l’artigianalità e la creatività dietro la realizzazione di questi capolavori sartoriali; inoltre esplora uno degli elementi più iconici ed espressivi sia dell’opera che del teatro: il costume, che contribuisce a plasmare il linguaggio visivo di una performance, insieme alle scene e alle luci. L’ingresso alla mostra è gratuito fino ai 17 anni, mentre per i maggiori di 18 anni il costo del biglietto è di 3 euro. L’esposizione è aperta dal venerdì alla domenica dalle 18:00 alle 21:00, con aperture straordinarie per gruppi di minimo dieci persone su prenotazione.

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