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Gli Armeni in Sicilia- Un viaggio nel tempo nei rapporti tra Italia e Armenia

in copertina l'autore con Piero Fabris e Mariam Siranuch Quaranta 

di Mariam Siranuch Quaranta

Il saggio “Gli Armeni in Sicilia“, opera del professore Carlo Coppola per la casa editrice LB edizioni, edito nel 2020 con la prefazione del professore Vahe Gevorgyan, evidenzia la stretta relazione che da secoli lega Italia e Armenia attraverso la ricca e stratificata storiografia, soprattutto sulla presenza armena in Sicilia.

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L’autore , cittadino italiano e armeno, da più di vent’anni si occupa di Armenia , in primis attraverso il Centro Studi Hrand Nazariantz di cui è cofondatore.

Numerose sono le sue pubblicazioni, come anche la partecipazione a convegni e seminari a tema armeno.

In quest’opera emerge la bilateralità dei rapporti tra le due Nazioni, che trova le sue origini proprio in Trinacria.

La ricerca copre quasi 2000 anni di storia e parte specificatamente dai primi secoli della dominazione bizantina, per giungere ai giorni nostri, sviluppando uno studio puntuale e documentario- archivistico.

Si nizia con le prime vestigia del 264 a Lipari, con l’analisi di saggi e reperti storico-architettonici e si viaggia attraverso i secoli.

La Sicilia, proprio per la sua posizione al centro del Mediterraneo, è stata da sempre un melting pot e un crogiulo di rapporti con il vicino Oriente (greci, siriani, arabi e armeni), i cui rapporti identitari si sono radicati nel tessuto culturale dell’isola.

In questo itinerario il nostro “ cacciatore d’archivio” sfodera tutta la sua competenza, ma al contempo rende la lettura fluida, coinvolgente e accattivante. Infatti, proprio dalla prima testimonianza relativa alla traslazione delle spoglie di San Bartolomeo, il primo evangelizzatore dell’Armenia, dal lago armeno di Van a Lipari (avvenuta in modo miracoloso dopo la sua morte), la cronaca è un susseguirsi di governatori e imperatori le cui storie di amori, complotti, usurpazioni e battaglie catturano l’attenzione e fanno volare la fantasia, pur sempre nel rispetto dei documenti e dei manufatti individuati nelle varie città siciliane.

Uno degli elementi più noti nella letteratura italiana sulla presenza armena in Sicilia giunge nel ‘300 con il Decameron di Giovanni Boccaccio (Settima novella, Quinta giornata), in cui ritroviamo la storia di Teodoro, fatto schiavo da corsari genovesi e comprato poi a Trapani da un gentiluomo che lo fa battezzare col nome di Pietro: le sue vicissitidini sono pari a quelle narrate dai trovatori, raccontando di amore, di condanne a morte, del salvataggio da parte di un ambasciatore armeno che poi si scopre essere il padre.

Un altro punto interessante è come viene descritto il rapporto Armenia-Sicilia sia in ambito religioso che civile. Nel primo caso si fa riferimento ai Santi armeni come San Gregorio Illuminatore, o legati al mondo armeno come San Pancrazio e San Gregorio di Agrigento.

Il Santo più famoso resta comunque San Biagio , vescovo e martire di Sebaste, patrono di ben 15 comuni siciliani, come anche la figura del vescovo Padre Cirillo Giovanni Zohrabian (nato in Armenia nel 1881 e che in tardi età giunge a Palermo dove sono conservate le sue spoglie).

Infine l’aspetto più prettamente culturale del 900 si attiene alle figure del messinese Enrico Cardile, molto vicino alla causa armena e al poeta armeno Hrand Nazariantz; a Giuseppe Cartella Gelardi, anche lui molto amico del Nazariantz; all’editore Francesco Battiato di Catania che nel 1916 pubblica proprio il volumetto “L’Armenia, il suo martirio e le sue rivendicazioni” del poeta di Costantinopoli (opera rieditata a cura del Centro studi Hrand Nazariantz, con la revisione proprio del prof. Coppola).

Uno degli ultimi riferimenti del saggio è prettamente ludico, con l’incontro di calcio fra le Nazionali  di Armenia e Italia nel 2019.

Il libro, che tra l’altro viene presentato nella doppia lingua italiano-armeno, ha la capacità di attirare l’attenzione del lettore, pur nel rigore storico di cui il prof. Coppola è maestro.

Carlo Coppola

BIOGRAFIA

Carlo Coppola (Varese 1979), cittadino italiano e armeno, nel 2006 ha conseguito il Dottorato di Ricerca in Italianistica con la tesi “ Ricerche sul teatro religioso meridionale d’ età barocca “presso l’ Università di Bari. Co-fondatore del Centro Studi Hrand Nazariantz di Bari, dal 2001 si occupa di  argomenti armeni. Tra le principali pubblicazioni: Hrand Nazariantz, frammenti di una doverosa biografia (2012); Santi Armeni in Italia: tracce del culto di San Gregorio Illuminatore (2014); Profughi Armeni a Bari tra istituzioni filantropiche e Chiesa cattolica nella crisi degli anni 30; edizione critica e curatela della versione italiana del libro di Henry Barby Nella Terra del Terrore: il martirio dell’Armenia (2016); come Centro Studi Hrand Nazariantz ha collaborato al catalogo Futuro-Passato curato dall’Ambasciata d’Italia in Armenia (2020).

24 giugno 2022

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