Un San Silvestro diverso

 

di Anna Gomes

E finisce così un anno terribile che ci ha provati tutti nella mente e nel cuore. Abbiamo ancora negli occhi le immagini sconvolgenti dei morti a Bergamo, trasportati sui camion militari, gli infermieri crollati dalla stanchezza dopo nottate trascorse in Ospedale, il Papa solo, in piazza San Pietro che bacia il nostro crocifisso che ci salvò dalla peste e poi centinaia di medici morti per curare gli ammalati di Covid. Gli amici e le persone care, che abbiamo perso durante la più grave pandemia del terzo millennio.

Una cosa è certa, come ogni anno la mezzanotte arriverà anche domani e scoccherà qualche ora prima, quindi rimandiamo festeggiamenti e brindisi e lasciamoci tutto alle spalle.
D’altra parte anche a Natale, abbiamo anticipato la nascita del Bambinello di qualche ora, pur di rispettare il lockdown, voluto dal Governo Conte.

Ma l’anno che verrà sarà migliore?

Unica vera speranza resta il vaccino, tanto agognato ma tanto discusso.
Ci sono i no- vax che preferiscono morire di Covid, pur di non vaccinarsi…E su questo avremo modo di approfondire, ma il governo di sicuro lo renderà obbligatorio per tutti.
E allora che lockdown sia, seguiremo in Tv i concerti programmati sulle reti Rai, tra cui quello di Abbado e inevitabilmente ci assalirà la nostalgia dei fine d’anno allegri e briosi che trascorrevamo in passato, in compagnia di amici e parenti.
Sarà un brindisi mesto e meno spumeggiante!
Auguri a tutti, allora e soprattutto ai lettori di “Gazzetta dal Tacco”.
30 dicembre 2020

One thought on “Un San Silvestro diverso

  1. Ricambio gli auguri e li estendo a tutti in lettori. Il 2020 passerà come anno epocale, quello in cui è crollata la fiducia nella scienza, l’economia come fonte della nostra felicità ne è uscita ammaccata, le barriere tra Stati sono state travolte, le classi sociali sono scomparse davanti al “democratico” virus, è quasi scomparso il contatto fisico tra gli alunni e i loro insegnanti, una mostra, un cinema, un teatro si sono allontanati dal nostro vivere sociale, prevale il virtuale, che non è l’immaginario, perchè il digitale impedisce i sogni, la fantasia, ti impone i suoi ritmi, asfissianti, ti toglie il respiro e il fiato dei cari. E’ diventato difficile saper discernere tra sincerità (fattore umano), e mistificazione (comunicazione incontrollata). Ripartiremo, per forza, come sempre è successo nella storia dell’uomo. In fase vaccinaria proviamo a riflettere su come deve essere il nostro futuro, se daremo impulso all’uomo, alla sua creatività, allo spirito di generosità, di umiltà, di coesione, senza confini territoriali, di colore, di lingue, di storie collettive: Il virus non distingue, è una signora avvolta nel panno nero con una grande falce, che si muove ininterrottamente. Sconfiggiamola, con l’esempio di un’altra donna, la madre di ognuno di noi, le cui armi sono l’amore, la solidarietà, la fiducia in noi stessi, e nei sistemi che ci siano costruiti (scienza, economia, religione, istruzione, ricerca, diritti, sanità): in una parola in quello che chiamiamo cultura dell’uomo, quello di Vitruvio, al centro dell’universo, che salda il cerchio con il quadrato. Buon anno a tutti

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