Gaza: la testimonianza di una giovane coppia palestinese: “La nostra dovrebbe essere terra di pace”

 

 

 

di Cinzia Santoro

Adnan e Samah sono una giovane coppia palestinese che portano nel loro vissuto il dolore per la Nakba che la Palestina vive dal 1948. Laureato, Adnan ha attraversato il deserto per giungere in Europa. Lui giovane e pieno di speranza, arriva a Lampedusa dopo una drammatica traversata. Imbarcatosi dalla Tunisia dopo aver pagato, uno dei carcerieri spara numerosi colpi contro l’imbarcazione, ferendolo.
Sopravvive e si inserisce bene. Lei è restia a raccontarsi, forse perché parla arabo e solo qualche parola d’italiano. È molto giovane, i suoi occhi grandi e scuri sono uno specchio di emozioni mute. I loro due bambini, Raghad cinque anni e Alì pochi mesi giocano sereni nel salotto dove mi accolgono. E’ inverno e per scaldarsi hanno una piccola stufa a gas. Lui dopo il governo Salvini ha perso il lavoro, lei è casalinga. Oggi vivono a Gaza sono tornati nella loro terra, accanto ai loro amati familiari. Ritengo che ascoltare le storie personali di donne e uomini che portano nel loro cuore e sulla loro pelle, l’orrore dei crimini commessi dall’esercito israeliano, in decenni di occupazione indisturbata, sia un dovere morale per noi occidentali, che viviamo senza immaginare cosa davvero accade a ciascuno di loro. Mancanza di lavoro, corruzione, persecuzione e torture sono i veri crimini contro un popolo inerme. Disumanizzare e degradare, infondere vergogna e dipendenza è ciò che accade ai Palestinesi per mano dell’esercito israeliano ogni giorno, tutti i giorni da 70 anni. E noi non possiamo o dobbiamo più ignorare la realtà che vivono milioni di persone depauperate di storia, cultura, tradizione e identità.

L’intervista:

accesso all'acqua,palestinsi discriminazioneAdnan la Palestina,  la tua terra. Cosa provi?

Provo dolore perché la mia terra doveva essere la terra di pace, invece è la terra dell’orrore. La nostra quotidianità è una lotta per la sopravvivenza. Possiamo contare su pochissime ore di erogazione giornaliera dell’acqua e dell’energia elettrica. Mancano le medicine. Facciamo la spesa al mercato nero. E il lavoro quando c’è viene retribuito con mesi di ritardo e gli stipendi sono ridotti del 60-70%. Una vita di espedienti alimenta la corruzione presente in ogni ambito del paese.

Israele è di fatto una potenza occupante la Striscia di Gaza. Quali sono le colpe dell’Europa e degli States?

Vivere nella striscia di Gaza vuol dire lamentarsi di  tutto perché manca tutto e non funziona quasi mai niente. La colpa è dell’intero mondo perché nessuno può obbligare Israele a ritirarsi dai nostri territori e, tra l’altro, l’America sostiene in tutto Israele. Un tempo la Palestina era un paese fiorente, con un grado di scolarizzazione alto. Tutto il Medio Oriente si avvaleva degli insegnanti di origine palestinese.
Hai amici israeliani?
Non ho amici israeliani perché non c’è nessun modo per fare amicizia con loro.
Hai vissuto fuori dalla striscia?
Se si, cosa hai provato?

Vivere fuori la striscia di Gaza vuol dire sentirsi un “essere umano” e, soprattutto, libero. Ho vissuto in Europa, anche in Italia, ma sono andato via: dopo anni di residenza e regolare lavoro ero ad un passo dall’ottenere la cittadinanza; il governo leghista, invece, ha prorogato i termini di istruttoria facendo svanire questa mia opportunità.

Qual è tra le feste tradizionali gazawi quella che più ami?

Una delle feste  Gazawi che più amo è quella del “sacrificio”, quando si fa il pellegrinaggio alla Mecca e si sacrificano gli animali per offrire la carne a chi non può comprarla.

Sei mussulmano praticante?

Non sono religioso e la religione non ha nessun ruolo nella mia vita.

Qual’e’ il tuo pensiero sulla grande marcia del ritorno voluta da Hammas?

La marcia del ritorno è una follia inutile; da quando è iniziata non ha portato alcun cambiamento positivo, anzi, ha prodotto più di cinquemila giovani disabili .

gaza palestinesiCosa vorresti per il tuo paese e per il tuo futuro?

Vorrei la pace per la mia terra. Vorrei che i giovani palestinesi non crescessero prigionieri nel proprio paese, che non provassero rabbia e dolore tutti i giorni della loro vita.
E sua moglie Samah che ha assistito  in silenzio all’intervista aggiunge: “Vorrei che le mie bambine crescessero lontano da qui. La sera, la bimba più grande mi chiede cosa fosse quel rumore assordante che la spaventa (sono le bombe che arrivano da Israele); io le rispondo abbracciandola che fuori si fa festa, una grande festa.” 
03 dicembre 2020

One thought on “Gaza: la testimonianza di una giovane coppia palestinese: “La nostra dovrebbe essere terra di pace”

  1. Israele è una vera democrazia, la stampa è libera, le elezioni sono libere, i governi si succedono. Perchè non accade tutto ciò anche nei paesi arabi, e così anche in Palestina. Credete che faccia bene agli israeliani sentirsi occupatori, loro che sono strati sistematicamente annientati a milioni? Fate libere elezioni, con forti e vibranti contrasti all’interno del loro popolo, rinunciate alle armi, così farà Israele, che però si sente circondata da popoli e Stati nemici. Vi ricordate gli attentati ai bus degli alunni elementari? Contro i terroristi che buttavano le bombe, la risposta doveva essere dare le caramelle? Conosco vari amici palestinesi e giordani, si sono ben integrati in Italia, così come tanti iraniani fuggiti dalla loro terra. Un esame di coscienza è importante. I palestinesi spendono 300 milioni di dollari l’anno per finanziare i terroristi incarcerati o lasciti alle famiglie di quelli uccisi nei loro raid in Israele. Alle famiglie dei terroristi pervengono dall’OLP, tramite l’ANP, e concede un sussidio di 3.300 dollari al mese (denuncia al Parlamento europeo di un palestinese). L’Europa questo lo sa e anche quel giovane lo dovrebbe sapere, Ma perché non fa nulla nel suo Paese. Tutti gli Stati hanno avuto il loro Risorgimento. Perché non dovrebbero essere aiutati. Ma occorre democrazia, libertà, rispetto reciproco, addio alle armi, dialogo. Israele, ed il mondo intero sono in grado di offrire tale collaborazione, Ma va rispettato come Stato liberale, da tutti. Si sa che il capitalismo non ha confini, non ha bisogno di territori, la merce si vende e si produce dove si trova un consumatore. I cittadini palestinesi dovrebbero diventare consumatori, non più ideologizzati, come lo sono gli israeliani, i cinesi, gli europei, per non parlare degli americani, e delle classi ricche arabe. Gli europei sanno sulla loro pelle che se passano le merci non passano gli eserciti. Certo è difficile rinunciare al territorio degli avi, ma pensate agli oltre venti milioni di italiani che in meno di 100 anni sono andati via dal loro territorio, dall’ITALIA.

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