Il Corpo di Giorgio Montefoschi: la storia del classico fedifrago che dopo decenni di matrimonio sbanda per una donna più giovane

di Romolo Ricapito
Il Corpo, l’ultimo romanzo di Giorgio Montefoschi, come gli altri ambientato a Roma,  edito da Mondadori, propone la doppia coppia dei fratelli Giorgio e Andrea con le rispettive partner.

Giorgio, avvocato, è il marito di Serena. I due, sui sessanta, sono nonni di due nipoti mentre Andrea, giornalista,  più giovane, è legato a Ilaria, una quarantenne.
Il Corpo, l'ultimo romanzo di Giorgio MontefoschiL’opera, dai molti dialoghi minimalisti, alterna situazioni in apparenza ripetitive, ambientate nell’appartamento di Giorgio e Serena e fuori, ma che sono funzionali alla descrizione di situazioni solo apparentemente stabili, che però cambiano per un motivo
Ovvero la relazione extraconiugale di Giorgio con Ilaria, dalla quale l’uomo è irresistibilmente attratto.
Questi due soggetti non resistono agli impulsi ma è soprattutto Giorgio a generarli, mentre Ilaria appare un carattere  più passivo.
Serena, solida come una quercia, ammetterebbe lo “svago” di Giorgio se solo egli fosse più sincero. Intuisce infatti che dopo decenni di matrimonio il ménage può essere naturalmente stantio (per l’uomo) che in un soprassalto di voluta e ritrovata giovinezza si accoppia con la donna fatale di turno.
Ma il malessere interiore di Giorgio non si rivela in modo dichiarato.
Inoltre questo malessere diviene anche fisico e assistiamo alla descrizione di ciò in pagine di  esibito disagio mentre la moglie assiste amorevole e quasi impotente al decadimento del protagonista.
Il mestiere di Giorgio, l’avvocatura, sta molto sullo sfondo. Egli collabora col figlio Marco, anche lui avvocato.
Ma appunto la professione, anche quella del fratello Andrea, presso un giornale della Capitale, non è resa con la descrizioni necessarie  da Montefoschi, che preferisce un’immersione totale nelle vicende private e personali, le quali  vedono l’avvicendarsi di una fulgida e calda estate all’autunno, che pare la stagione preferita dell’autore, almeno in base alle descrizioni che ne fa, poetiche e malinconiche.
Ad ogni modo la trattazione  delle strade romane, con nomi  precisi e tutto il loro corollario (bar e negozi) , aumentano rispetto ai romanzi precedenti e viene anche incluso, in queste accurate  ricostruzioni, il ghetto ebraico con la sinagoga.
Chi ama Montefoschi ritroverà lo scorrere quotidiano e i pranzi, a volte frugali, a volte no, con la disamina delle pietanze, ad esempio l’arrosto, il parmigiano, la pasta, le patate etc.  ma sono anche citate e considerate  le bevande, ad esempio il tè e il whisky, superalcolico del quale Giovanni abusa.
L’incipit e la fine, ambientati in un paesino delle Dolomiti, sono una sorta di ristoro dell’anima: anche in altri libri montefoschiani la fuga da Roma terminava in seconde case.
Ma qui è presente anche la   vedovanza di un amico di famiglia con l’agonia breve della moglie.
Questo dramma serve a sminuire quelli dei protagonisti e, comunque,  il ruolo della malattia è meno “punitivo” nei confronti del “fedifrago”, ovviamente Giorgio, che non viene sacrificato come in altre opere, ma è sottoposto a una sorta di “redenzione”.
Ad ogni modo Il Corpo per le sue sfumature ambigue  e per la psicologia attenta e raffinata è certamente da leggere essendo un tipo di narrativa non alla moda e quindi, di fatto, godibile e che regge al tempo.
Infine è affascinante la copertina e il suo retrocopertina: due corpi ritratti sott’acqua dopo un tuffo.
In questi due quadri subacquei domina la scia conseguente al tuffo e il corpo rannicchiato in posizione fetale.

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