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Da Kiev a Martina Franca in fuga dall’orrore della guerra. Paolo Chiafele ci racconta la sua esperienza di vita e di imprenditore in Ucraina

di Cinzia Santoro

Paolo Chiafele è un imprenditore pugliese che nel 2018 dopo un viaggio, decide di trasferirsi in Ucraina per portare il capocollo martinese e altre eccellenze culinarie in quel paese. Paolo parla di un azzardo che funziona e il sogno si realizza.

Addestramento in Ucraina

In meno di due anni l’impresa fiorisce e lui con il brand MastroPaolo che  diviene molto conosciuto in Ucraina, dove apre oltre 50 punti vendita e laboratori per la lavorazione degli insaccati. Appare anche in tv accanto al brand chef suo socio. E’ rientrato a Martina Franca con la sua compagna dopo una pericolosa fuga da Kiev bombardata dai russi di Putin. Ventiquattr’ore di viaggio in macchina fino alla frontiera con la Moldavia. 50 auto che fuggivano con l’aiuto dell’intelligence francese, pochi italiani, giapponesi e francesi. Bombe e morte sulla strada verso la salvezza.
Paolo durante l’intervista parla sempre al presente quasi a voler esorcizzare il momento terribile che ha vissuto, la sua compagna lo guarda e risponde in ucraino quando lui le chiede della sua famiglia, facendo trasparire grande emozione e compostezza. Un cielo triste in quegli occhi cerulei che hanno visto la banalità dell’uomo e del male.

PAOLO CHIAFELE
PAOLO CHIAFELE

L’intervista:


Quali notizie ti sono giunte dall’ Ucraina oggi?


Stamattina mi ha telefonato un amico per mettermi al corrente che la zona dove ho il laboratorio e dove sorge uno dei supermercati della nostra catena è stata bombardata. Lo stesso che l’altra mattina era stato saccheggiato dai militari russi.  Dalle telecamere di sorveglianza mi hanno raccontato di aver visto i soldati far razzia di capocollo e prosciutti del mio punto vendita MastroPaolo.  Ma quel che dispiace è aver saputo che un intero palazzo è stato bombardato.

Kiev è una grande metropoli, oltre 4 milioni di abitanti più i 500 mila pendolari che ogni giorno venivano a lavorare da fuori. Kiev è il motore economico dell’Ucraina. In molti vi abitano o vi lavorano ma hanno residenza in altri paesi o in periferia.  Pensa al mattino per recarmi in azienda facevo 20 km circa in auto.

Oltre l’attività hai lasciato nel paese in guerra affetti a te cari?


Ho una compagna ucraina e tutti i suoi parenti sono nel  paese. Suo fratello non è al fronte ma è rimasto a sorvegliare uno snodo ferroviario. Lo hanno dotato di fucile automatico. Qui purtroppo non si sa, ma in Ucraina ci sono ceckpoint ogni 500 metri, la gente è riversata sulle strade e molti sono armati di fucili, benzina per le molotov o le mine anticarro. Gli ucraini piuttosto che arrendersi ai militari russi, preferiscono morire imbracciando un fucile a difesa delle loro città.

Vivendo a kiev ti aspettavi un’ invasione russa? Con i tuoi amici o parenti si paventata l’orrore della guerra?


No, nessuno se lo aspettava.  Si credeva che Putin al massimo avrebbe reclamato le zone del donbass. Zelensky è un presidente amato, oggi ha parlato al congresso americano e tutti si sono alzati in piedi per omaggiarlo. Lui è il leader della nazione ma anche se dovesse arrendersi, io non credo che il popolo accetterà Putin e la sua  presenza nel territorio.  C’è una forte volontà nazionalista, un sentimento degli ucraini verso la loro patria.  Noi dovremmo prendere esempio da loro.

Putin ha parlato di denazificazione del paese e di un famigerato battaglione Azov. Qual è il pensiero ucraino su questa questione?


Ho sentito parlare del battaglione  Azov solo quando sono arrivato qui in Italia. Le 15 mila vittime nel donbass sono  state la conseguenza dei bombardamenti da ambedue  le parti. La colpa non è degli ucraini, c’è una manipolazione dell’informazione da parte dei russi. Facebook purtroppo veicola fake ma anche verità scomode, tanto che Putin lo ha chiuso in Russia per evitare che le immagini delle nefandezze commesse possano arrivare al suo popolo.
Ti mostro un video mai pubblicato e la crudezza della scena fa pensare a quanto male la guerra fa alla gente comune, agli indifesi, agli ultimi. Mi chiedo perché uccidere un anziano che sta scappando sotto le bombe e implora pietà?
Ma la guerra sporca di Putin continua anche tramite le telecomunicazioni. Migliaia di schede rubate e migliaia di telefonate nelle quali i russi hanno terrorizzato la popolazione ucraina con fake news. La gente allora si arma, ha paura e si difende fino alla morte.

Paolo cosa ti aspetti in futuro?


Io spero che il futuro ci sia, per me, per la mia compagna, per i miei amici e per gli ucraini. Mi auguro che qualcuno intervenga, sicuramente l’ Italia non interverrà ma la Polonia, la Repubblica Ceca o le Repubbliche Baltiche possono sostenere l’ Ucraina. I russi sono in difficoltà nonostante i missili e le bombe. Un mio amico che vive in Bielorussia mi ha detto che i corpi dei soldati russi sono lasciati per terra e che Putin ha dato ordine di non raccoglierli per non restituire nulla ai genitori rimasti in Russia. Gli ospedali sono in affanno per i feriti. E gli stessi militari bielorussi che sono circa 80 mila si stanno rifiutando di combattere una guerra che non gli appartiene.  Sono consapevoli della forza armata ucraina al confine nord del paese. Sarebbe un massacro. Si parla anche di forze militari cecene, ma sono poche migliaia e hanno un solo compito sulle retrovie, fucilare i militari russi giovanissimi che si rifiutano di combattere.  Il rancore degli ucraini  verso i russi risale agli anni trenta, quando Stalin affamò il popolo, uno sterminio per fame. Un genocidio mai riconosciuto le cui ferite si sono riaperte prima nel 2014 nel donbass e oggi con la guerra. Questa storia merita di essere raccontata, sarebbe interessante, magari con un nuovo articolo.  E comunque Putin è un criminale e l’ Ucraina si difenderà. 

17 marzo 2022

One thought on “Da Kiev a Martina Franca in fuga dall’orrore della guerra. Paolo Chiafele ci racconta la sua esperienza di vita e di imprenditore in Ucraina

  1. E’ sufficiente uno rapido dialogo con il mio amico Paolo per capire lo stato dell’arte in quel martoriato Paese, meglio delle migliaia di ore di commenti su tutte le reti del mondo; Ha osservato la realtà da occhio esterno e con affetti interni. Ha capito meglio di tutti la forza dei cosacchi ucraini, quelli che dovevano abbeverarsi a Piazza S. Pietro (falso), dello sterminio dei contadini ucraini ai tempi di Stalin da parte dei russi (vero), della malvagità del governo russo verso i suoi ragazzi mandati al fronte e verso i loro genitori e affetti (non deve restare nulla, ci pensano i cani), delle cosiddette forze di sterminio ceceno (che controllano solo i binari), della fame dei soldatini che hanno conosciuto il capocollo martinese, e che prima tutti potevano acquistare anche in Russia, perchè se non passano gli eserciti passano le merci, della caparbietà dell’ucraino di difendere la propria identità fino alla morte, mai schiavo sotto l’usurpatore, il violento, il demistificatore della storia e della verità, tenace e audace verso la sua libertà. Eppure la Russia è un Grande Paese Europeo, ho sempre pensato che dovrebbe far parte dell’Europa Unita, nel filone dell’Eurasia. Democrazia, de te fabula narratur, sarà pure contorta, ma è l’unico sistema sociale che funziona, Capitalismo: sarà pure vero che illude, delude, ma alla fine consola. Mercato: meglio un cittadino consumatore, che un cittadino ideologizzato. Etica: meglio la libertà di amore, che la coazione al maschilismo, Caro Paolo, hai voluto resistere fino a quando ti illudevi, come tutti noi, delle ragioni della diplomazia, e non sulla protervia del potere, di quello che si fonda sulla divisione sociale: tra chi possiede (oligarchi e alti funzionari), e chi vive del lavoro. Poveri illusi del comunismo, Marx si sta rivoltando più e più volte, così come tanti amici miei, che pure si illudevano di una società comunista più libera, che si fonda sul merito, sulla solidarietà, sulla condivisione dei mezzi di produzione, dei profitti sociali, Peccato, La ragione si è addormentata, anche Omero ogni tanto prendeva sonno. Verso tutti gli ucraini, e i popoli oppressi (compreso quello russo), va tutta indiscussa la nostra solidarietà, il nostro affetto, le nostre preghiere. Un forte abbraccio, così come forti sono le tue mani. nicola

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