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Torino come Bibbiano: il 19 gennaio i genitori piemontesi protesteranno davanti al Tribunale dei Minori

Esistono i manicomi per minori! I genitori piemontesi, vittime di un sistema giudiziario che non tutela l’infanzia e la famiglia, manifesteranno dinnanzi al Tribunale dei minorenni di Torino, il prossimo 19 gennaio.

I genitori raggiunti al telefono dichiarano:
“Sabato 19 gennaio protesteremo presso il Tribunale dei Minori.
Poi faremo delle pec con i nomi delle piccole  vittime a tutti gli organi competenti, per rispondere alle dichiarazioni del Presidente del Tribunale Dott.  Scovazzo il quale ha affermato che a Torino non ci sono anomalie.  Noi vogliamo chiarezza, vogliamo sapere perché i bambini ci vengono sottratti e affidati ad altre famiglie.”
Più di 50000 bambini sono stati strappati alle loro famiglie. Torino come Bibbiano. Le famiglie, dissezionate e lasciate prive di ogni tutela. Nessuna informazione, bambini rapiti e imprigionati nelle case famiglia. Un business di cui non si dovrebbe essere fieri. Gli interventi di allontanamento dei piccoli, a seguito di relazioni negative degli assistenti sociali, sono stati  numerosi. Gli operatori invece di porre in atto misure a sostegno della famiglia, hanno preferito scardinare i legami più ancestrali, allontanando i bambini a favore di case famiglia e affidi.
Tanto da far avviare le indagini e aprire  un’inchiesta,  per  verificare l’affido, di due fratelli nigeriani. I due bimbi per anni sono stati manipolati dalla coppia affidataria, seguita nell’ iter dell’affido, proprio dalla psicoterapeuta Nadia Bolognini. Quest’ultima, nota per le disumane vicende di Bibbiano e oggi indagata per falso ideologico. La procura indaga sui maltrattamenti subiti dai piccoli per lunghi otto anni.  E si vuole capire se come Bibbiano, i piccoli siano stati manipolati durante il percorso di affidamento. La Bolognini, ricordiamo è la moglie di Claudio Foti, condannato per la vicenda “Affidi” della Bassa Romagna e la stessa è stata anche rinviata a giudizio per i presunti affidi illeciti un Val D’Enza. 
Abbiamo raggiunto la Prof.ssa Vincenza Palmieri, Perito Forense e Presidente dell’ Istituto Nazionale di Pedagogia Familiare, che ha seguito molti casi in Piemonte.

L’INTERVISTA 

Prof.ssa Vincenza Palmieri, Perito Forense e Presidente dell’ Istituto Nazionale di Pedagogia Familiare

Prof.ssa Palmieri, lei per prima ha parlato di “bambini “resettati”. Cosa intende?


Il reset dei bambini è una  riprogrammazione attraverso la privazione. I bambini vengono allontanati, vengono privati di tutto, affetti e ambiente, e portati alla disperazione al fine di far accettare e desiderare  ciò che avevano sempre  rifiutato. Ho seguito numerosi casi, i piccoli vengono di solito prelevati a scuola, come pericolosi boss mafiosi e poi condotti in case famiglia tagliando le comunicazioni con i propri affetti.  Questo del “reset” è un fenomeno che ho rilevato per la prima volta, in Piemonte. Il termine “reset” era stato utilizzato da una operatrice territoriale.

Che cosa accade in Piemonte ai bambini prelevati con le task force e portati via?


In Piemonte c’è un alto numero di case che prevedono il contenimento dei bambini. Dobbiamo dare a queste case il loro nome: “manicomi per bambini”.
Si tratta di comunità psichiatriche per minori. Lo scorso anno ne è stato chiuso uno. Non dimentichiamo che Torino è il luogo dove è iniziato tutto: ci sono le sedi e le abitazioni dei principali indagati per i fatti di Bibbiano. 
Tutto l’imponente sistema formativo che ha  condizionato il settore affidi nasce in questa regione. Sono tanti i piccoli che ricevono anche un TSO, in Italia: va detto che nel nostro paese si fanno i TSO [trattamento sanitario obbligatorio] anche ai bambini!

“Ricordiamo che il centro Studi Hansel e Gretel grazie al costante sostegno, anche a livello economico, del Comune di Torino nasce in questa città e in un ventennio diffonde le idee di Foti in tutto il nostro Paese”.

Quante sono le comunità per bambini in Piemonte?


Ci sono in Piemonte ben 531 comunità, 146 enti gestori tra cooperative  e associazioni, a cui si aggiungono i centri per la famiglia, dove i ragazzini e i genitori ricevono le valutazioni per l’idoneità genitoriale; e le cooperative per i Servizi Sociali che gestiscono i Servizi Territoriali. Quest’ultimi non appartengono al pubblico servizio, ma sono privati  convenzionati. Questo avviene in particolare nei comuni al di sotto dei 5000 abitanti, a seguito di quanto disposto dalla L. 328/2000. 

Tutto accade per mantenere attiva la Filiera Psichiatrica dei bambini in Piemonte come pure in Italia.

Chi sono le famiglie colpite da allontanamento dei propri figli?


In Piemonte le famiglie colpite sono di diversa estrazione sociale: ci sono anche famiglie di professionisti, dunque classe media ma in genere sono famiglie semplici, per bene. A livello nazionale possiamo invece parlare di un livello medio basso. I bambini dalla nascita fino al post adolescenza sono vulnerabili.  Sulla pelle dei minori si lucra, in tutte le regioni italiane. In Piemonte, ad esempio, ci sono 51 comunità psichiatriche per minori, in Puglia 17, 46 in Campania e le modalità di intervento sono le stesse.

Cosa accade ai figli delle coppie che si separano in modo conflittuale?


Intanto, ritengo che la conflittualità non possa essere una ragione sufficiente per allontanare un bambino, se mai ci fossero ragioni sufficienti. È ovvio che due persone che si sono amate e che oggi si separano abbiano un conflitto, si lancino accuse, cerchino di difendere i propri “possedimenti” (la casa coniugale, ecc); ed è naturale che nella prima fase della separazione litighino, anche pesantemente. In questi casi, i bambini devono essere tutelati attivando altre risorse familiari, anche ricorrendo alla “famiglia molto allargata”. Soluzioni familiari anche temporanee, fino a che i genitori non chiudono il proprio iter di accordo, anche nelle sedi preposte. I bambini si possono tutelare anche attraverso la gestione e la comprensione del momento particolare che attraversa il loro nucleo. Purtroppo si cade nell’errore di lasciare, a volte, bambini a genitori molto violenti e anche agli arresti domiciliari, per un improbabile desiderio di tenere i fili allacciati o di riallacciare i fili rotti, come secondo una vecchia e persistente scuola di pensiero che “santificava” e attua ancora oggi questo genere di regime persecutorio soprattutto nei confronti dei figli. CTP e CTU che inevitabilmente spesso si cambiano i ruoli: sono sempre gli stessi e sono molto legati ad una visione patologica delle relazioni e a copioni che si ripetono troppo spesso.
Se i risultati di questo copione sono così devastanti, il copione è evidentemente da gettare nel fuoco.

Alle famiglie non resta che scendere in piazza e protestare.

8 gennaio 2022

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