SIRIA un paese devastato nel profondo del cuore da un conflitto cruento e distruttivo.

di Cinzia Santoro

SIRIA.
Nel 2020, l’ONU ha denunciato i numerosi crimini di guerra commessi dal regime del presidente Bashar al-Assad contro i civili in fuga nella zona di Idlib.
L’esercito di Damasco sostenuto dall’aviazione russa, ha bombardato sistematicamente obiettivi civili, scuole, ospedali, mercati e abitazioni. L’ultimo strenuo baluardo della rivoluzione siriana è stato vinto, seminando morte e terrore nella popolazione inerme. Lo testimoniano i cinquantadue bombardamenti e circa trecento testimonianze raccolte dai funzionari ONU presenti. Saccheggi, rapine, stupri e torture hanno completato l’orrore su Idlib compiute da ladri e banditi.
Dopo nove anni, Idlib e i suoi figli sono stati dimenticati. In tanti sono rifugiati nei campi profughi.

 

Nessun benvenuto 2021
(Hasan Soria)
“Cammino a piedi nudi nel fango
Nessuna speranza
Nessun futuro
Nemmeno una scarpa
Il mondo stanotte festeggia
Il bambino triste sogna
Soltanto un pezzo di caramella
Una matita e un taccuino
Sogna di leggere
Guardo mia madre che scalda il latte
Sto congelando nella tenda
Ho dimenticato la mia bambola
Non so sorridere più
La mia infanzia è lontana
Chiudo la porta di questa tenda
Vado a dormire
Domani aprirò la porta
e andrò a lavorare sodo
indossando la mia mano di plastica.”

L’intervista:

 

Hasan tu vivi a Idlib, sei un volontario civile impegnato nei campi profughi, che accolgono molti bambini.

Ho creato un ente di beneficenza, Small Hearth, per aiutare i poveri qui in Siria. Le persone hanno bisogno di aiuto, soprattutto i bambini, le vedove e gli anziani. I profughi non hanno più niente, la loro casa ora è una tenda su un terreno fangoso. La tenda è fredda d’inverno, umida e malsana. E d’ estate il caldo e l’afa portano infezioni come la diarrea. L’ aria è irrespirabile.

Che tipo di organizzazione hai fondato?

L’organizzazione non è ancora autorizzata. Sarebbe importante che si potesse ottenere la licenza in uno dei paesi europei o in un altro paese fuori dalla Siria. Ho bisogno di qualcuno che creda nel lavoro di beneficenza e raccolga donazioni dai paesi vicini. Solo così possiamo aiutare i poveri e coloro che sono afflitti dalla guerra.

Quanti campi profughi ci sono a Idlib?

C’erano due grandi campi profughi nell’area settentrionale di questa città. Ora sia quelli riconosciuti che gli altri informali si sono diffusi su terreni in precedenza usati per l’agricoltura. La densità abitativa è altissima.

Come vivono gli sfollati?

La popolazione soffre per la carenza di ogni bene, manca il cibo, il riscaldamento, l’alloggio e l’istruzione. La maggior parte di loro vive di sussidi mensili perché non ci sono opportunità di lavoro.
Tante famiglie vendono i loro oggetti personali e domestici per sopravvivere.
Le donne, spesso vedove, per sopravvivere escono dai campi e si prostituiscono. I figli di queste donne sono maltrattati da tutti e sono oggetto di derisione.
Le malattie sono molto diffuse, in estate a causa dell’inquinamento, abbiamo casi di leshmaniosi, allergie o scabbia. Con il freddo, in inverno, si muore di polmoniti, bronchiti, febbre.
Le vaccinazioni non sempre sono disponibili, quindi tanti bimbi non vengono protetti dalle malattie infettive.

Cosa chiedono i bambini?

I bambini qui hanno bisogno di cibo, di vestiti e ora con il freddo di scaldarsi. Queste sono cose basilari, e poi io vi dico che hanno bisogno di supporto psicologico e intrattenimento. Numerosi sono i bambini invalidi a causa della guerra, arti disintegrati da mine, ustioni da attacchi chimici, torture e violenze atroci. Questi piccoli sono più sfortunati degli altri. Devono essere ascoltati e aiutati a superare i moltissimi traumi vissuti durante la guerra. Allo stesso tempo devono giocare e vivere la loro infanzia.

Nei campi profughi i bambini hanno la possibilità di istruirsi?

No, è un diritto inviolabile per ogni bambino frequentare la scuola, ma qui non avviene. Durante i bombardamenti le scuole sono state distrutte. Dovremmo raccogliere donazioni da destinare alla ricostruzione delle scuole.
Molti di loro non possono frequentare la scuola perché devono lavorare e sostenere la famiglia. Svolgono i lavori più umili, raccolgono cartone e plastica. Sono impiegati nell’edilizia, falegnameria o lavorano come fabbri. Lavori pesanti e senza orario e protezione.
Molti bambini frugano nei rifiuti cercando cibo. A questi bambini è negata l’infanzia, è negata la vita stessa, il calore di una casa, la felicità di mangiare insieme ai fratelli e sorelle. Tutto è negato. È negato loro il gioco e la spensieratezza che ogni piccolo dovrebbe vivere.

Per le bambine la situazione è più facile?

Assolutamente, le figlie di Idlib, non conoscono pace, lavorano come sarte, accudiscono i fratelli più piccoli o sono costrette a sposarsi presto, con uomini anche anziani. La loro vita è dura, non conosce speranza e futuro dignitoso.
Per le donne dei campi profughi la vita è crudele, manca l’acqua, la luce e i servizi. Non c’è nulla da mangiare o molto poco, e con esso bisogna sfamare molte bocche. Spesso le donne sono vedove e cercano disperatamente di risposarsi per avere accanto uomo che le aiutino.

Come si vive l’emergenza Covid nei campi profughi?

Non è recepita come emergenza, la vita è precaria per l’assenza dei beni primari e quel virus invisibile non viene percepito come pericoloso. Si muore per fame, per carenza igienica, per malattie infettive, per violenza e per l’incuria delle istituzioni. Il Covid ha solo aggravato la situazione difficile, ha rallentato l’arrivo degli aiuti umanitari, del cibo e dei farmaci.
I figli di Idlib sono stati lasciati soli e il mondo resta a guardare.

Cosa chiedi per i bambini di Idlib?

Chiedo l’attenzione del mondo occidentale, l’aiuto concreto, il riconoscimento dei diritti fondamentali dei bambini: una casa, una famiglia, lo studio e il gioco.

02 gennaio 2021

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