Il sistema affidi italiano- Criticità di un mondo da rivedere. Intervista a Cristina Franceschini

 

di Cinzia Santoro

Intervista all’avvocata veronese Cristina Franceschini da sempre portavoce dei diritti dei bambini.

 Cristina Francescini si batte sistematicamente per i diritti violati dalla giustizia minorile italiana. Portavoce delle storture riscontrate nel sistema minorile degli affidi, ha fondato nel 2014 Finalmente Liberi Onlus, partecipando attivamente ai tavoli di lavoro istituzionali con i Presidenti della Commissione Bicamerale per l’Infanzia e l’Adolescenza e con il Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza Nazionale.

Finalmente Liberi è una Onlus. Di cosa si occupa?

L’associazione ha studiato approfonditamente il fenomeno dell’ allontanamento minorile in Italia, portando alle istituzioni regionali e parlamentari le segnalazioni sulle falle del sistema e suggerendo anche dei correttivi per evitare l’allontanamento ingiustificato o comunque l’allontanamento definito facile dalla stessa Commissione Parlamentare  dell’ Infanzia e Adolescenza, con la quale ho collaborato in più  occasioni.

In Italia quanti minori sono collocati presso strutture di accoglienza? Com’è possibile che così tanti bambini vengano sottratti alle famiglie? 

Manca una banca dati che raccolga il numero dei bambini in comunità e in famiglie affidatarie. Esistono per lo più  report incompleti su cui andrebbero indicati: i motivi della collocazione nelle comunità per capire dove intervenire a livello generale; i dati del bambino  per valutare nel merito il progetto; le risorse investite, tracciando tutti gli spostamenti tra comunità e da queste alle famiglie affidatarie.

Quali sono i dati europei sull’ affido dei minori alle case famiglia e strutture di accoglienza?

Al momento non ne dispongo. In Europa l’indicazione è ridurre al massimo l’istituzionalizzazione dei bambini, per evitare i gravi danni che questa causa e l’implementare i progetti di vero sostegno alla famiglia.

La retta procapite per ospitare i bambini va dalle duecento alle quattrocento euro. Facendo una semplice operazione si giunge alla conclusione che sulla pelle dei piccoli italiani in difficoltà si è costruito un giro d’affari. È vero?

Questo  pensiero può sorgere facilmente, in relazione al fatto che, rette giornaliere da 400 euro procapite siano ingiustificate e che non giustificato appare l’inesistenza di un tariffario nazionale ed un controllo sul flusso  di danaro e su come sia effettivamente investito per ogni minore. Da una situazione simile gli abusi possono sorgere  e creare come dice lei un business.

Per la legge italiana quali sono le condizioni per cui i minori possono essere collocati in strutture di accoglienza?

La legge è  generica e prevede situazioni di disagio che viene valutato dal servizio sociale ancor prima che intervenga un giudice e poi, una volta incardinato il processo, è sempre lo stesso servizio che sceglie la comunità, valuta i genitori  e alla fine suggerisce al giudice (che poi decide), quando il minore può  tornare a casa. In tutto questo manca spesso un vero contraddittorio e un quindi viene minata la possibilità per i genitori di difendersi. Ci sono realtà in cui il bimbo deve essere allontanato, lo vediamo anche sui media e ci sono anche ottimi operatori che lavorano per la famiglia. Ma il nostro sistema attuale così come organizzato si presta anche ad abusi ed è per questo motivo che va riformato. La richiesta perviene anche da chi lavora in modo professionale e corretto, infatti capita che gli stessi operatori mi contattino per segnalare discrepanze legali a cui porre rimedio.

Tra i tribunali per i minori e le procure c’e’ sinergia? 

Purtroppo  no, siamo ancora molto lontani. Ci sono stati casi che hanno avuto anche risalto mediatico in cui i genitori assolti in ambito penale, non hanno più avuto i figli che sono comunque andati in adozione come il caso trattato da MaurizioTortorella nel libro Rapita dalla giustizia.

È vero che solitamente i giudici minorili emettono la sentenza di affido e collocazione in strutture di accoglienza private perché hanno rapporti economici o professionali con le stesse? Se si quanto è diffuso il fenomeno?

Non si ha certezza del fenomeno, ma se i giudici onorari lavorano nelle stesse strutture sono dichiarati incompatibili, o meglio, dovrebbero esserlo. Il Csm è intervenuto con delle circolari chiarificatrici impedendo tale fenomeno, in seguito ad alcune mie segnalazioni presentate in Parlamento, tramite vari esponenti politici. Purtroppo sui controlli circa queste incompatibilità pare siamo ancora a zero.
La stessa Commissione d’Inchiesta del Piemonte ha rilevato la presenza di giudici incompatibili, con la grave conseguenza di invalidità di tutte le decisioni prese da quei giudici minorili sui provvedimenti di adozione o di decadenza dalla  responsabilità  genitoriale. Sarebbero provvedimenti tutti da rifare.

Le case famiglia godono di un regime tributario diverso rispetto a istituti più grandi? 

Si, le case famiglia non hanno obbligo di un rendiconto dettagliato e venendo pagate per lo più con anticipazioni e non con rimborsi  successivi, non viene controllato come il danaro pubblico venga investito.

Il sistema degli affidi va chiaramente cambiato così come la formazione degli operatori. Ci sono delle proposte legislative? 

Ci sono diverse proposte e tutte ferme, ogni volta si dichiara l’ intenzione di istituire una commissione parlamentare d’inchiesta. Se ne parla da dieci anni e ce ne vorrebbero altrettettanti, quindi personalmente credo siano ormai inutili, considerando anche che esiste già un report istituzionale dal quale partire, quello della Commissione Bicamerale Infanzia e Adolescenza pubblicato nel gennaio del 2019.

Il percorso formativo negli ultimi trent’anni, degli operatori delle strutture di accoglienza e dei consulenti presso i tribunali dei minori, è stato basato sul “metodo Foti”. Lo stesso non ha mai conseguito la laurea in psicologia usufruendo della legge 56 che nel 1989 gli consente di iscriversi all’albo degli psicologi. Cosa ne pensa?

Era consentito, quindi non credo sia stata violata alcuna procedura sul percorso formativo. Non credo che tutti gli operatori seguano il metodo che lei definisce Foti, o che ci sia un metodo ascrivibile ad una singola persona, ed essendo una cosa di cui si sta occupando la Magistratura, credo che un mio pensiero personale non sia ad oggi di alcun interesse. Ho le mie convinzioni, basate su anni di lavoro nei tribunali minorili e con le istituzioni legislative, per dire che il sistema fa acqua da molte parti e che i bambini meriterebbero maggiori tutele.
Il dolore dei bambini strappati alle famiglie e alla loro routine per mero interesse economico fa riflettere sulle brutture dell’essere umano

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Qual è lo stato d’animo dei genitori che chiedono il suo aiuto? 

Entro in empatia con loro, li guido, li incoraggio  e quando tornano a casa i bambini mi sento parte della loro famiglia.
Alcuni  bimbi, poi mi mandano disegni o messaggi vocali di vera felicità e questo mi stimola a continuare, mi dice che sono sulla strada giusta, la loro!

Ha mai ascoltato un minore sottratto ingiustamente alla famiglia? La legge prevede l’ascolto dei piccoli ?

Gli avvocati non possono presenziare alle udienze in cui viene ascoltato un bambino, andrebbe sentito con videoregistrazione ma non viene mai fatto. Nel libro Il Sistema affidi italiano ne parlo in maniera approfondita, anche sull’ascolto del minore occorrono tutele maggiori.

L’uso di psicofarmaci sui minori è una pratica eticamente giusta? In numerose strutture viene utilizzata e diversi operatori lo hanno confessato.

Non sono un medico,  ma andrebbe evitato il più possibile, soprattutto se vengono usati per tenere buono e tranquillo il bambino quando è in struttura. Occorrerebbe un controllo reale sulla qualità della vita del minore durante la permanenza in struttura, non sempre avviene o, meglio, avviene raramente e spesso mi si riferisce che i controlli sono preannunciati o comunque programmati.

Le famiglie italiane e la PAS. In nome di una sindrome inesistente si operano abomini su bimbi contesi. Cosa ne pensa?

Si, allontanare un bambino, perché rifiuta un genitore violento è un abominio. Sento invocare questa sindrome o disturbo relazionale da genitori addirittura condannati per violenza sull’altro. E’ un modo per allontanare il minore dal genitore accudente. Addirittura metterlo in comunità e letteralmente resettarlo in favore del genitore che rifiuta. Sono abomini che rimandano al recente passato, non a caso una Consulente tecnica d’ufficio che intendeva attribuire la Sindrome di alienazione parentale disse un giorno ad una mia assistita, vittima di violenza, che anche Hitler era stato un buon padre e credo di non dover aggiungere altro in merito, si commenta da se.

C’è stato un caso in particolare che ha destato il suo interesse fino a prendere la decisione di schierarsi dalla parte dei più deboli?

Si, proprio il caso di cui parlo nel mio ultimo libro mi ha profondamente segnata, anche se con la mia professione e per indole mi sono sempre schierata in favore dei più  deboli; anche da piccola ero così e in questo lavoro non posso farne a meno.

Ho letto con grande interesse il suo libro ” Il sistema degli affidi italiano” Criticità di un mondo da rivedere Edito da Santelli Editore . Qual è lo scopo della sua pubblicazione?

Lo scopo era quello di lasciare una traccia tangibile di quanti abusi istituzionali segnalati per anni. È un libro facilmente comprensibile anche per chi non mastica il diritto.
I lettori si immedesimeranno nei racconti contenuti all’interno del libro e le istituzioni si sentiranno chiamate in causa.
Nel libro scannerizzando il codice QR è possibile leggere l’ Indagine Conoscitiva della Commissione Parlamentare per l’infanzia e l’Adolescenza aggiornata al 2018.

Di cosa si tratta?

Si, il libro contiene il report dell’ indagine conoscitiva conclusa nel 2018 dalla Commissione Parlamentare per l’Infanzia e l’Adolescenza. Un report dai cui dati la politica potrebbe, anzi dovrebbe partire per la modifica del sistema attuale iniquo ed inefficace.

Nel libro si parla anche di chimerismo. Cos’è e che relazione ha con gli affidi?

Si tratta di casi reali analizzati dalla coautrice Andrea Cangiotti, e che avrebbero dato luogo all’allontanamento dei bambini, quindi un trauma, dovuto all’ignoranza  e all’incapacità  di leggere i dati anche di natura scientifica degli addetti al sistema.

Lei pensa che sensibilizzando l’opinione pubblica il sistema possa cambiare? O i giochi politici come ci insegna il caso Palamara, continuano a mantenere il sistema se pur iniquo?

Credo che la conoscenza sia alla base del cambiamento; sensibilizzando l’opinione pubblica e le istituzioni, le cose possono cambiare. Purtroppo se la politica non se ne occuperà seriamente, sarà un fallimento generale.

20 dicembre 2020

4 thoughts on “Il sistema affidi italiano- Criticità di un mondo da rivedere. Intervista a Cristina Franceschini

  1. L’intervista è estremamente chiara, dettagliata e scientifica. È una vergogna che in uno dei più importanti stati europei come l’Italia, si dia così indietro sui diritti dei minori e ci sia uno strapotere così enorme di magistrati e assistenti sociali e psicologi senza reale preparazione per compiti così delicati. Bisognerebbe ricorrere a qualche tribunale europeo per i diritti dei minori. Il fatto che tutto avvenga senza contraddittorio è la cosa più vergognosa di tutte. I cittadini ed i minori sono privati di fondamentali diritti, che non vengono negati neanche a mafiosi ed assassini.

    1. Grazie, ho iniziato a seguire diversi casi di minori sottratti dallo stato e il baratro è infinito. Dobbiamo parlarne e sensibilizzare. Io continuerò con il sostegno della direttrice della Gazzetta dal Tacco, la Dottoressa Clelia Conte.

  2. Analisi lucida ed esaustiva,lascia l’amaro in bocca la superficialità da parte delle istituzioni,nel non definire con strumenti adeguati il perimetro degli affidi.La gestione delle case famiglia è concepita senza regole ben mirate, che impediscano il business sulla pelle dei minori.Altro capitolo andrebbe aperto sulle “incompetenze” degli assistenti sociali,incapaci in molti circostanze di intervenire
    su casi, perfino più volte segnalati da noi insegnanti e che spesso vengono trattati ,con indolenza e superficialità, da chi dovrebbe agire con tempestività e con provvedimenti adeguati.Appare insensata la procedura che non si avvale del contraddittorio,segno palese di inciviltà ed aretratezza del sistema della tutela nel suo complesso,lontano dal tutelare con efficacia i minori e le famiglie , soprattutto quelle senza adeguati strumenti per difendersi.

  3. Sei brava, ma mi sembra che tu stia combattendo contro i mulini al vento. Gli interessi in campo sono ingenti e purtroppo… guarda cosa sta succedendo con i barconi…forza…coraggio…non demordere.

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