I bambini e il Covid: i consigli di Rocco Saldutti un pediatra per passione

 

 

di Francesco Guida

Per dare delle informazioni che prescindono dalle solite, ho intervistato una persona di Acquaviva delle Fonti, che ha scelto di dedicare la sua vita alla cura dei bambini:  il dr. Rocco Saldutti, specialista in Pediatria  e che ha conseguito svariati perfezionamenti in marteria pediatrica all’Università degli studi di Bari.

Il covid-19 è alla seconda ondata. dott. Saldutti come stanno vivendo i bambini questo momento?

Per il momento i bambini  reggono la situazione forse perché hanno avuto una estate tutto sommato normale anche se potevamo stare più attenti, non abbassare la guardia e soprattutto non dare credito a quelli che dicevano che era tutto passato. Bisognerà vedere quanto durerà questa situazione di incertezza.  Intanto, sicuramente, ci sono bambini che hanno più paura di essere contagiati e di ammalarsi o che hanno paura per la salute dei genitori più che della quarantena o della didattica a distanza. Altri sono molto annoiati,  confusi da notizie contradditorie.  Durante le lezioni in dad perdono più facilmente concentrazione e altri sviluppano sentimenti di rabbia e aggressività per non poter svolgere le proprie attività come avveniva prima.

Ho sentito alcuni bambini che assisto: per esempio, Michelangelo di 10 anni sembra tranquillo, anche se mi riferisce che molti suoi compagni sono angosciati e chiedono quando tutto tornerà normale. Invece Nicola, di otto anni, dice che la didattica a distanza comunque gli permette di vedere gli amici e le maestre a cui vuole bene, potendo scegliere, però, preferirebbe abbracciare senz’altro i suoi compagni di classe.  Invece Mara, di cinque anni, è “molto scocciata” perché non può uscire.

In sintesi, i bambini vivono questo momento con sentimenti contrastanti e il loro adattamento dipende da tanti fattori e, ovviamente, il supporto dei genitori spesso fa la differenza. Purtroppo anche per i genitori, presi dalle preoccupazioni e dalla paura di perdere il lavoro o di ammalarsi, la situazione è critica. 

 

2 Come comportarsi se si c’è il dubbio di essere stati a contatto con un positivo?

Credo che la prima cosa di buonsenso da fare sia quella di limitare i contatti con le persone più vicine; penso a familiari e amici,  e chiamare  immediatamente il proprio pediatra. In base ad una serie di valutazioni, il medico potrebbe confermare l’ipotesi che si rientra nella definizione di contatto stretto (cioè  che vi è una continua vicinanza ed esposizione ad un soggetto positivo) e attiverà un percorso di monitoraggio clinico. Spesso i genitori chiedono informazioni proprio sulla possibilità che il loro bambino sia contagiato perché, ad esempio, il padre di un bambino che frequenta la stessa classe del figlio è positivo per il Covid . Ecco, in questi casi, il pediatra valuta i rischi e la possibilità di essere contagiati.  Inoltre il pediatra, se il caso lo richiede,  segnalerà al dipartimenti di prevenzione la situazione di rischio. Se necessario, inoltre, consiglierà di rimanere in casa per due settimane in isolamento fiduciario  e nella malaugurata ipotesi della comparsa di sintomi covid compatibili, chiederà la esecuzione del tampone nasofarigeo diagnostico per covid-19. Per chi lo desideri, basta leggere la circolare del 12 ottobre del 2020 dell’Istituto superiore di sanità. In sintesi, per qualsiasi dubbio, è meglio consultare il pediatra piuttosto che leggere articoli spesso confondenti  o affidarsi al passaparola.

3 Cosa pensano i pediatri delle aperture delle scuole per i bambini più piccoli?

Noi dobbiamo fare delle valutazioni tenendo conto del momento attuale e di quella che è la situazione sanitaria.

Nessun pediatra si sognerebbe di dire che la scuola non sia importante e che non ci siano ricadute psicologiche e di rendimento in termini di sviluppo cognitivo. All’inizio dell’anno scolastico eravamo tutti d’accordo che la scuola garantisse ottimi standard di sicurezza e, dalla esperienza di altri stati europei che avevano già ripreso con la didattica, ci giungevano dati confortanti sulla diffusione all’interno delle scuole. Però si sapeva anche  di scuole chiuse e intere classi messe in quarantena.

In questi ultimi giorni, noi pediatri di famiglia abbiamo assunto una presa di posizione, anche impopolare, chiedendo in Puglia una momentanea sospensione delle attività in presenza  basandoci su alcune criticità.

Il  numero dei contagi è  aumentato maniera impressionante. In una decina di giorni a  novembre, ad esempio, sono passato da pochi casi segnalati a circa quaranta bambini in isolamento su un totale di 900 bambini assistiti. A marzo, in pieno loockdown, avevo in carico un  solo bambino contatto stretto e questo la dice lunga su cosa sia la seconda ondata.  Il sistema di tracciamento e isolamento sembra oggi rincorrere, piuttosto che anticipare e bloccare,  il virus e questo perché i numeri sono enormi per le risorse umane che i dipartimenti di prevenzione riescono con sacrificio a mettere in campo. Certo dalla letteratura sulle politiche di contenimento della pandemia, si evince costantemente che la chiusura delle scuole, per essere efficace, deve accompagnarsi ad altre misure. La chiusura delle scuole e altre forme di limitazione delle attività non annullano nessun pericolo, sia chiaro, ma consentono al sistema sanitario, al limite del collasso, di riprendere fiato e di riorganizzarsi. Del resto nella settimana che ha preceduto la riapertura delle scuole dopo la sentenza del Tar i contagi  a scuola, secondo dati forniti dalle ASL erano scesi del 50 per cento.

 

4 In un messaggio ai pazienti più piccoli cosa direbbe ?

Ai più piccoli, quelli della scuola materna per intenderci, posso dire  che non devono aver paura perché a proteggerli ci sono papà e mamma che sono invincibili e che tutto sommato  per loro, fortunatamente, quasi sempre tutto si risolve con  un raffreddore più fastidioso. Inoltre, raccomando loro di non guardare la tv  se non per vedere programmi di cartoni animati o programmi educativi, di ascoltare la musica, di leggere libri ad alta voce insieme a mamma e papà, di fare una passeggiata per mantenersi in esercizio fisico e non mangiare quando sono annoiati.  A tutti mi permetto di suggerire prudenza, anche ai tecnici, perché sappiamo ancora troppo poco di questo virus.

 

 

16 novembre 2020

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