L’artigiana dei sogni: intervista a Cinzia Ferrari la bambolaia 

Cinzia Ferraris

di Cinzia Santoro

Le bambole raccontano il profumo dell’infanzia, l’atmosfera sognante e colorata degli anni in cui si sogna la vita giocando. Fin dall’antichità le bambole vengono regalate alle bambine come buon auspicio di fertilità e di abbondanza. Reperti archeologici attestano ritrovamenti di bambole in alcune tombe greche e romane. I materiali utilizzati per la realizzazione erano l’argilla, il legno, l’osso e perfino l’avorio. Le bambole accompagnano le bambine anche nel Medioevo e il loro uso diviene ambivalente: riempite di mandragola venivano usate per riti magici e incantesimi. Nel settecento le bambole vengono realizzate in carta pesta e nel secolo successivo la ceramica diviene materiale eccelso per i visi di questi meravigliosi giocattoli. Nascono le prime fabbriche di giocattoli in Germania e in Francia e le bambole diventano le protagoniste dei giochi di tutte le bambine di ogni ceto sociale.  Con le due grandi guerre cambiano usi e costumi fino ad arrivare ai nostri tempi, ma la bellezza della bambola resta nei cuori di chi ne ha posseduta almeno una. Incontriamo oggi una donna che per passione fa la bambolaia.

Chi è Cinzia Ferrari?  Donna, mamma, artista. 

Prima di tutto io sono una donna curiosa e attiva. Amo conoscere, studiare, lavorare e costruire bellezza nella vita propria e in quella degli altri. Ho due figlie adorate, per cui ho cominciato a fare bambole quando erano piccine. Artista non lo so. Mi sento un’artigiana, più che altro, una maestra di bottega.  

Chi è la Bambolaia? 

La Bambolaia è nata nel momento in cui deciso di rivoluzionare la mia vita. Ho lasciato un contratto a tempo indeterminato per creare il mio Business Digitale. La Bambolaia è il punto di incontro tra la conoscenza artigianale e la passione per l’introspezione e la crescita personale. La Bambolaia è una specie di “Arianna del Labirinto” che dona un ago e un filo a chi sceglie di entrare nel labirinto del proprio mondo interiore. 

Come nasce la sua passione? 

La passione per le bambole la avevano le mie figlie, fin da molto piccole. Io però non volevo vederle giocare con le bambole di plastica che venivano loro regalate. Non mi piacevano a nessun livello. Ho conosciuto il mondo delle bambole Waldorf fatte solo di materiali naturali, con le loro espressioni neutre e non stereotipate, che profumano di lana e si scaldano a contatto con il corpo. I prezzi delle bambole già fatte erano proibitivi per me e, seguendo il consiglio di un’amica ostetrica, ho imparato a farle da sola. Da lì è nato un grande amore, che mai avrei pensato di coltivare. 

Quali altre passioni coltiva nella sua vita?

 Io sono una persona molto curiosa. Amo mettermi in discussione, studiare e imparare cose nuove. Mi piace molto la Natura, i boschi, le erbe, i fiori. Conoscerne la storia, le leggende, le proprietà. Per millenni le donne hanno curato le persone affidandosi alle erbe raccolte e accuratamente trasformate o conservate. Le lane che io uso per le mie bambole, ad esempio, sono tinta a mano con erbe tinture naturali, raccolte o coltivate da amiche tintrici. La robbia per il rosso, il mallo di noce per il castano, la camomilla del tintore per il biondo… e questi sono solo piccoli esempi. 

 Cosa si prova ad insegnare ad altri il “mestiere” di bambolaia? 

Per me è un grande onore accompagnare altre donne in questo percorso che ho chiamato La Via delle Bambole. Condivido un tempo e uno spazio di profondo benessere e creatività con le donne che desiderano fare questo viaggio con me (nel momento in cui scrivo sono più di 250). In questa Arte meravigliosa ho trovato pace nel cuore, silenzio nella mente e ordine tra i pensieri. Punto dopo punto, anche le nostre ferite emotive diventano più lievi. Dopo averne sperimentato i grandi benefici, ho pensato di doverli condividere con il maggior numero di persone possibile. 

Quali materiali servono per realizzare una bambola?

Le Bambole Waldorf sono realizzate esclusivamente con materiali naturali. Lana cardata a fibra lunga, il più possibile ricca di lanolina. Maglina di cotone per fare la pelle. Un po’ di garza e del filo di lino per il sotto testa che regala la tridimensionalità del volto. Un po’ di lana per i capelli e qualche scampolo di stoffa per fare un vestitino. Tutto qui. Molto semplice. 

Cosa prova nel realizzare queste meravigliose bamboline? 

L’esperienza di far nascere una bambola dalle proprie mani è profondamente emozionante. Lo sa bene chi ha provato. Io ho fatto centinaia di bambole in questi quasi dieci anni, ma il momento in cui si delinea il viso sotto la maglina e vedo spuntare il nasino, sento ancora i brividi di commozione correre sotto la pelle. Le mie allieve me lo confermano. È impossibile fare due bambole perfettamente uguali. E la parte più bella del lavoro è mettersi in ascolto e comprendere la parte di noi che questa bambola sta tirando fuori. Sarà un essere di fiaba? Sarà una ribelle spettinata? Sarà una creatura saggia e pensosa? Non lo sappiamo mai prima di iniziare. È meraviglioso scoprirlo man mano, lungo il cammino. 

Qual è il target a cui si rivolge? 

Io parlo alle donne. In particolar modo alle donne che, come me, spesso nella propria vita si sono sentite andare a pezzi e hanno dovuto ricominciare e ricominciarsi tante volte. Mi rivolgo alle donne che stanno attraversando passaggi intensi e particolari, trasformazioni nella vita emotiva o personale. Non servono competenze particolari di cucito per lavorare con me. Dico sempre che se sai attaccare un bottone sai fare una bambola e questa verità è confermata dalle tantissime allieve che hanno fatto splendide bambole senza aver prima fatto mai nulla di cucito. 

Come è riuscita a farsi conoscere dal pubblico? La seguono da numerose parti del mondo. 

Ho cominciato a parlare del mio mondo scrivendo nel mio Blog. Poi, ho cominciato a parlare in una pagina Facebook, che in un paio d’anni ha raccolto circa 36.000 follower. Scrivo solo in italiano, al momento e mi stupisco davvero tanto a vedere che il mio sito è visitato da diverse parti del mondo, dagli Stati Uniti alla Cina. Anche i kit dei materiali che invio insieme ai corsi hanno cominciato a superare i confini nazionali. Ho cominciato a spedire diversi pacchetti in Europa. Sono molto stupita e onorata di questo interesse. 

 Quali sentimenti esprimono i più piccoli nel veder realizzare la propria bambola? E gli adulti?

 Per i bambini, ricevere una bambola nata dalle mani di una persona che li ama follemente è un regalo meraviglioso. Solitamente, la bambola fatta proprio per lui o lei, una bambola magari somigliante, che racconta una storia, carica di significati diventa il gioco preferito, la compagna inseparabile di mille avventure. Sono poi bambole molto robuste, se ben cucite, e quindi si prestano ai giochi spericolati che solo la fantasia dei bambini può inventare. Per gli adulti è tutta un’altra storia. Le donne cominciano a far bambola per un regalo speciale, magari a una sorella o alla migliore amica e poi continuano per sé stesse. Si tratta di ritrovare la connessione con le bambine che siamo state, che spesso sono dovute diventare grandi e responsabili troppo in fretta, che hanno pensato di essere poco amate, che hanno dovuto fare delle rinunce. Questo contatto ritrovato con una parte così vitale di noi stesse porta spesso grandi trasformazioni e maggiori consapevolezze. 

Ci sono maschietti che chiedono una bambola in dono? E le mamme che reazione hanno? Esiste ancora un tabù sul genere? 

Moltissimi bambini amano giocare con le bambole. Come moltissime bambine amano giocare con le macchine o i trattori. I giochi sono giochi, non hanno genere. Siamo noi adulti che ci facciamo condizionare dagli stereotipi e indirizziamo da subito i nostri figli verso percorsi deteriorati dalle idee che abbiamo dei diversi generi. Questo è un gran peccato per me. Vedere i negozi di giocattoli suddivisi in reparto bambini e reparto bambine è assolutamente assurdo. Negare alle bambine giochi fisici, esuberanti, scientifici, di azione è assolutamente orribile come negare ai bambini di giocare con le bambole o con la cucina. La bambola è un oggetto simbolico. Ogni bambino, di qualunque genere, si prende cura di sé stesso mentre accudisce la bambola. Imita i gesti della mamma (e spero anche del papà) che giorno dopo giorno hanno cura di lui e lo amano aiutandolo a crescere. Ricevo molto più spesso di quanto vorrei messaggi allarmati di mamme o nonne di bimbi che chiedono di avere una mia bambola. In questi messaggi, la preoccupazione che filtra tra le parole riguarda l’orientamento sessuale del bambino. Questi messaggi mi riempiono di tristezza e mi fanno pensare al grande lavoro che c’è ancora da fare per rendere questo mondo un posto migliore, in particolar modo per i bambini. 

Una storia speciale legata all’attività di bambolaia. La racconti ai nostri lettori? 

Non saprei da dove cominciare, in realtà. Da quando ho scelto di fare questo lavoro mi sembra di vivere in un miracolo. La storia più bella, secondo me, è quella che scriviamo ogni giorno con le mie allieve nello spazio virtuale che condividiamo ogni giorno. Vedere i loro costanti progressi, le loro trasformazioni, il modo in cui trasformano il dialogo con loro stesse, mi commuove e mi lascia senza parole. Imparare ad amarsi, a non giudicarsi, smettere di inseguire un ideale di perfezione che non esiste e vedere gli errori non come dei nemici, ma come dei grandi maestri sono piccole cose che, se messe in pratica, trasformano la vita e riscrivono le storie personali. Mentre impariamo a fare bambole, in realtà mettiamo al mondo noi stesse, ancora una volta. 

7 ottobre 2020

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