E’ inizata la Fiera del Levante. Belle le parole bella la musica ma il sud non decolla.

di Clelia Conte

Mi ha colpito ieri all’inaugurazione della amata Fiera del Levante, il discorso del sindaco di Bari Antonio Decaro, gratificato dall’essere riusciti, nonostante il periodo covid, a realizzare la Fiera pur essendo stati annullati tanti importanti eventi come le Olimpiadi.  “La fiera mette le mascherine e parte!” ha detto. Poi rivolgendosi a Conte ha affermato che la fiera riapra perché “non vogliamo arrenderci”e che “Il sud non vuole arrendersi”. Ha parlato di scuole e di “serietà” come parola bellissima e attualissima  rivolgendola al Presidente Mattarella che ci rappresenta. Ha raccontato di aver protetto personalmente i cittadini, anche in maniera un po’ cruda, durante il disastro causato dal covid per evitare che si ammalassero e cercando di spiegare la tragica situazione attraverso i social.

“Bari non si arrende” e i miei complimenti vanno a chi con tanto vigore e coraggio ha organizzato l’85esima fiera del Levante. La bella metropoli negli anni passati era città “formicaio”,  che produceva ricchezza e che oggi invece ha bisogno di essere assistita. Il  sindaco, Antonio Decaro coi suoi validi collaboratori ha contribuito ad alleviare un degrado sociale (subito dalla crisi anche nelle altre città italiane), basato sull’impoverimento e la mancanza di lavoro. Stanchi e sfiduciati i giovani di oggi hanno perso la creatività di una volta, quando inventarsi un lavoro era facile e ci si buttava senza neanche pensarci troppo. Oggi qualsiasi attività viene massacrata da tasse e pagamenti che stritolano il buon conduttore di una sana attività. Gli stipendi sono bassi, troppo bassi per poter andare avanti con le proprie gambe. La categoria privilegiata è oggi quella degli impiegati: gli unici non sfruttati in questo sistema di degrado lavorativo. Call center, poste accelerate come Amazzon, con 1.000.000 di dipendenti in tutto il mondo, sfruttati e non difesi da alcun sindacato! Lavori in nero, solo in nero per tirare a campare! Bari è il riflesso di tutto il sud che rappresentava l’economia e la crescita oltre che la rivalsa sociale di chi dal nulla poteva dimostrare di diventare qualcuno: un valore aggiunto nella società.

E bene si, io tiro fuori il peggio. Ciò che non serve ai politici perché è giusto che loro diano speranza ai cittadini.        E’ vero, il sindaco di Bari non li abbandona. La Fiera, simbolo e lunga tradizione che coinvolge tutta la Puglia, se si è fatta è anche per dare speranza di continuità e per potersi aggrappare alla propria storia e alle glorie passate. Ciò per avere la forza di tirare a campare e andare avanti con le proprie gambe o con i tristi redditi di cittadinanza, con le pensioni dell’IMPS e con il calore delle case genitoriali che ancora hanno qualche soldino.

Non mi esprimo su ciò che all’inaugurazione fieristica hanno detto Conte, il neo rieletto Emiliano e gli altri perché tanto è tutto scritto su i numerosi giornali.

Si è detto però che la fiera sia un’occasione per rilanciare il sud. Ma rilanciare cosa? Il Sud è andato sempre a 3 cilindri, forse il primo lancio è rivolto al periodo Borbonico? I Borboni fecero chiudere l’Università di Bari gestita dal clero poiché legati all’editto di Federico II.  Infatti, a differenza che a Bologna e in altre città, lo Studio napoletano nacque il 5 giugno 1224, con un atto imperiale, volto a formare i gruppi dirigenti necessari al governo dello Stato. E’ vero si che fu la prima università statale ma per i Borboni il popolo doveva essere ignorante e bifolco.  Premetto di aver vissuto a nord al centro e al sud e le marce dei popoli le ho assorbite e comprese. Ripongo perciò la mia fiducia ai politici che cercano di migliorare le terre del sole partendo dal discorso: Bari e la sua Fiera del Levante…anche con la mascherina!

03 ottobre 2020

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