Guido di Leone a Bitlibri festival letterario nell’ambito di “Estate a Bitritto”

 

 

Anna Materi e Guido di Leone

 

di Anna Materi

Nell’ambito della programmazione “Estate a Bitritto”, finanziata e patrocinata dal Comune di Bitritto, il 15 settembre il musicista Guido di Leone è stato ospite di Bitlibri – Festival lettarario, organizzato dal Cif-Bitritto, dai Presìdi del Libro e dalla libreria Libriamoci. A presentare l’evento la dott. Margherita Diana, responsabile per la cultura del comune di Bitritto; presenti le Autorità il Sindaco Giulitto, il Presidente del Consiglio comunale avv. Paparella, l’Assessore Loconte.

  Guido di Leone apre la serata con una dolce composizione di Duke Ellington “che dagli anni ’20-‘ 30  del secolo scorso – precisa Di Leone – rompe i confini, le barriere entro cui è ingabbiata la musica, tanto da voler addirittura cambiare nome al ‘Jazz’. Riconosce come fondamentale l’apporto del colore e del ritmo importato dall’Africa”. 

“Guido Di Leone è Maestro nel voler far ‘circolare’ la musica – precisa Diana. Egli si mette al servizio di coloro che vogliono impararla, tanto che 35 anni fonda la Scuola di Musica ‘Il Pentagramma’.  Com’era la didattica 35 anni e com’è diventata oggi?”

Di Leone: “ C’è chi dice che il Jazz puoi suonarlo senza necessariamente studiarlo, ma io sono convinto che il Jazz sia un linguaggio, un codice con regole da rispettare. Come puoi impararlo? Devi innanzitutto educare l’orecchio all’ascolto del brano, cantarlo, poi suonarlo, dopo ancora trascriverlo e infine analizzare tutto il processo di trascrizione. Al principio era più semplice incontrarsi, fare pratica di gruppo, creare delle Jam session, decidere insieme cosa suonare e poi farlo davvero. Consideriamo che 35 anni fa la didattica Jazz non esisteva, c’erano seminari Jazz all’Accademia Siena Jazz, ai quali io partecipavo assiduamente, tenuti da musicisti italiani importanti che ci insegnavano la teoria e la pratica Jazz. Nel tempo ho capito che potevo importare il metodo a Bari e così a 21 anni apro la Scuola di musica ‘Il Pentagramma’. La matrice didattica era ovviamente di provenienza senese, con rimandi alla scuola americana. Nel corso degli anni il Jazz è finalmente entrato come materia di studio nei conservatori, sino a diventare corso universitario a tutti gli effetti.”

“Il Covid-19 ha messo in ginocchio un po’ tutti noi. Passato il naturale iniziale stordimento, come siete riusciti a trovare una dimensione nuova e diversa nella Scuola?” chiede Diana

“Abbiamo fatto un po’ come nelle scuole, ci siamo incontrati online con i nostri studenti. L’importante per noi in quel momento era non perdere il contatto con loro, far sentire la nostra presenza, far capire loro che noi c’eravamo. A maggio poi lentamente abbiamo ripreso le attività, sino alla attività concertistica con l’ ‘Orchestra metropolitana di Bari’”.

“Cosa leggono i musicisti? Hai tempo da dedicare alla lettura?”

“Posso parlarti della mia esperienza. Ho davvero molto poco tempo, quando riesco a leggere lo faccio alle due di notte. Io ascolto un disco così come un lettore legge un libro, non cioè come musica di sottofondo da ascoltare nei momenti liberi, ma i dischi che ascolto, li studio, li ‘leggo’. Quest’estate però ho letto due libri che mi piace farvi conoscere: “Come il jazz può cambiarti la vita” di Wynton Marsalis, icona indiscussa della musica Jazz e un libro scritto da Franco Cerri, con quale ho avuto l’onore di suonare, “Sarò Franco”. Ma uno su tutti, mi piace consigliarvi i libri di un mio caro amico Angelo Adamo, astronomo, musicista fumettista di cui ho letto “Pianeti fra le note”. Stasera vi ho portato due mie pubblicazioni, che donerò al Cif di Bitritto, perché se è vero che Jazz è improvvisazione, è pur sempre vero che una base di teoria è necessaria per incominciare a suonare Jazz. “Metodo facile e completo di teoria Jazz”, Guido Di Leone, Sinfonica Jazz 2011 e “Real book/ Composizioni incise dal 1990 al 2012”, Guido Di Leone,  Ed.Musicali fo(u)r 2012. Spero che possano essere d’aiuto a chi vuole approcciarsi allo studio del Jazz. Fino a pochi anni fa scrivevo tanti brani, scrivevo e incidevo. Ora scrivo di meno, mi dedico maggiormente all’ascolto del brano originale e alla sua interpretazione, alla variazione che riesco a creare. Ascoltare i grandi del Jazz è permettere a noi di sperimentare nuove strade di interpretazione musicale”.

 Si potrebbe ascoltare Di Leone per ore senza mai stancarsi. Si conosce, si apprende e si memorizza il massimo delle informazioni per la sua grande disponibilità a mettersi sempre in gioco e confrontarsi con gli altri.

In questa serata settembrina allietata dal ‘racconto sul Jazz’, interviene il dott. Nicola De Matteo, presidente della ‘Academia delle Culture e dei Pensieri del Mediterraneo’, nonché delegato del Sindaco Decaro all’Istituto Vittorio Emanule II di Giovinazzo : “Ci racconti il rapporto che intercorre tra Bossa nova e Jazz?” 

“La Bossa nova nasce in Brasile – risponde Di Leone – da coloro che sono amanti di Gershwin, quali Vinicius de Moraes, Antonio Jobim, Miles Davis, Joao Gilberto. E’ una forma tipica brasiliana che ha origini africane e amazzoniche, nata come espressione cantata del Jazz perché più intimista, più sentitamente intima.”

Alla fine della serata, richiamata dal pubblico, interviene Francesca Leone, magistrale interprete della Bossa nova e regala al pubblico, accompagnata dal compagno Guido Di Leone, due brani classici, ma sempre nuovi, come sempre nuova è l’impronta stilistica che solo gli artisti sanno rinnovare di volta in volta. Sulle note di “Desafinato” di Jobim, e “Take the ‘A’ train” di Ellinghton si conclude la serata biblio-musicale offerta da Bitlibri e accolta calorosamente dal pubblico partecipe.

16 settembre 2020

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