La legge sull’aborto: 42 anni dopo

di Sabrina Pasquarelli

La legge n. 194 del 22 maggio 1978 (Norme per la tutela sociale della maternità e sull’interruzione volontaria della gravidanza) compie 42 anni. Tale norma ha depenalizzato e disciplinato le modalità di accesso all’aborto. Prima del 1978, l’interruzione volontaria di gravidanza (IVG), in qualsiasi sua forma, era considerata un reato dal codice penale italiano (ex art. 545 poi abrogato), che lo puniva con la reclusione da 2 a 5 anni, comminati sia all’esecutore dell’aborto sia alle donne che si sottoponevano alla pratica.

Emma Bonino, (Partito Radicale) si batte per la riforma sulla legge favorevole all’aborto

A fronte dell’elevato numero di aborti illegali, che causavano gravi complicazioni portando in molti casi alla morte, e sull’onda della rivoluzione culturale e sessuale che stava coinvolgendo la società italiana, venne portata avanti la campagna abortista in un primo momento dal Partito Radicale a cui si unirono successivamente tutti gli altri partiti, lasciando quindi isolati i due partiti DC e MSI antiabortisti.

Nel 1975 si autodenunciavano alle autorità di polizia per aver praticato aborti, e venivano arrestati, il segretario del Partito Radicale Gianfranco Spadaccia, la fondatrice del Centro d’Informazione sulla Sterilizzazione e sull’Aborto (CISA) Adele Faccio e la militante radicale Emma Bonino.

Il 5 febbraio una delegazione comprendente Marco Pannella e Livio Zanetti, direttore de L’Espresso, presentava alla Corte di Cassazione la richiesta di un referendum abrogativo degli artt. dal 546 al 555 del codice penale, riguardanti i reati d’aborto su donna consenziente, di istigazione all’aborto, di atti abortivi su donna ritenuta incinta, di sterilizzazione, di incitamento a pratiche contro la procreazione, di contagio da sifilide o da blenorragia.

Dopo aver raccolto oltre 700.000 firme, il 15 aprile del 1976 con un Decreto del PdR veniva fissato il giorno per la consultazione referendaria, ma lo stesso Presidente Leone il primo maggio fu costretto a ricorrere per la seconda volta allo scioglimento delle Camere. Intanto, però, la Corte Costituzionale, con la sentenza n. 27 del 18 febbraio 1975 aveva consentito il ricorso all’IVG per motivi gravi affermando che non fosse accettabile porre sullo stesso piano la salute della donna e la salute dell’embrione o del feto, sebbene la tutela del concepito abbia fondamento costituzionale.

Finalmente nel 1978 venne promulgata la legge n. 194, confermata da una consultazione referendaria nel 1981, la quale consente alla donna di ricorrere alla IVG in una struttura pubblica, nei primi 90 giorni di gestazione; tra il quarto e quinto mese è possibile ricorrere alla IVG solo per motivi di natura terapeutica o per grave pericolo. Le generalità della donna restano anonime.

22 maggio 2020

 

3 thoughts on “La legge sull’aborto: 42 anni dopo

  1. A 42 anni dall’approvazione della legge n.194 resta tutt’ora aperta la questione della reale accessibilità da parte delle donne ad esercitare il loro diritto all’interruzione della gravidanza. Ad ogni anniversario della legge emerge la mancanza di volontà politica nell’ applicazione di questa norma che ha avuto il merito di evitare gravi danni alla salute delle donne. Sembra che la salute della donna non rientri tra le tutele previste dagli articoli 32 e 3 della nostra Costituzione, sul Principio di uguaglianza e tutela della salute.
    Anche quest’anno non è possibile commentare i dati dell’anno precedente sull’applicazione della 194/78 ai sensi dell’art. 16 della stessa, perché il ministro della Salute Roberto Speranza non ha ancora depositato la relazione al parlamento sulla 194, siamo fermi ai dati relativi al 2017, e neppure il Ministro di Grazia e Giustizia ha inteso presentare una relazione prevista dalla stessa legge 194, in questo caso siamo fermi al 2016”.
    In tempo di COVID-19, nonostante, l’interruzione di gravidanza abbia sempre un carattere d’urgenza e rientri nelle prestazioni inderogabili anche secondo il decreto del Ministro della Salute, alcuni ospedali stanno riducendo, altri sospendendo, gli accessi alle pratiche per l’aborto, senza fornire chiare informazioni a riguardo, con enormi differenze da regione a regione. L’associazione Luca Coscioni ha avanzato una serie di proposte, con altre associazioni di medici non obiettori e la rete pro-choice, per prevedere l’aborto farmacologico ambulatoriale in combinazione con parte di somministrazione autonoma. Inoltre per la Luca Coscioni è necessario:
    estendere l’applicazione del metodo farmacologico dell’interruzione di gravidanza fino al 63°giorno di amenorrea e in regime di day hospital e ambulatoriale e arrivare alla contraccezione gratuita;
    creare un albo pubblico dei medici obiettori di coscienza;
    Elaborare una legge quadro che definisca e regolamenti l’obiezione di coscienza anche con servizio alternativo;
    istituzione di concorsi pubblici riservati al 50% a medici non obiettori per la gestione dei servizi di IVG;
    utilizzare medici “gettonati” per sopperire urgentemente alle carenze dei medici non obiettori;
    offrire la deroga al blocco dei turnover nelle Regioni dove i servizi di IVG sono scoperti.
    Dunque, a 42 anni dalla conquista di un diritto vi è ancora molto da fare per renderlo realmente fruibile.
    Michele Macelletti – Bari

  2. L’articolo ricorda che sono trascorsi ben 42 anni dalla conquista storica di una legge di civiltà. Eppure ancora oggi esistono impedimenti alla sua piena attuazione che la renda la applicabile. Per esempio ancora non è possibile conoscere i dati dell’anno trascorso sull’applicazione della 194/78, in quanto il ministro della Salute R. Speranza non ha ancora depositato la relazione al Parlamento sulla 194. I dati sono disponibili sono fermi al 2017, e neppure il Ministro di Grazia e Giustizia ha presentato una relazione prevista dalla stessa legge 194, in questo caso siamo fermi al 2016″. Inoltre, da un sondaggio commissionato dall’Associazione Luca Coscioni a Swg, per conoscere la posizione degli italiani sul tema, emerge che il 31% della popolazione ritiene che la legge vada cambiata, per raggiungere una più larga applicabilità; il 50% degli intervistati chiede di migliorare l’Ivg farmacologica, consentendo il regime ambulatoriale o a casa come avviene in altri Paesi, mentre il 27% reclama la gratuità della contraccezione.
    Le proposte dell’Associazione Coscioni con altre associazioni ( Aied e Amica) sono:
    estendere l’applicazione del metodo farmacologico dell’interruzione di gravidanza fino al 63/mo giorno di amenorrea e in regime di day hospital e ambulatoriale e arrivare alla contraccezione gratuita; creare un albo pubblico dei medici obiettori di coscienza; elaborare una legge quadro che definisca e regolamenti l’obiezione di coscienza anche con servizio alternativo; istituzione di concorsi pubblici riservati al 50% a medici non obiettori per la gestione dei servizi di Ivg; utilizzare medici “gettonati” per sopperire urgentemente alle carenze dei medici non obiettori; offrire la deroga al blocco dei turnover nelle Regioni dove i servizi di Ivg sono scoperti.
    Dunque, resta ancora molto molto da fare per rendere la 194 realmente applicabile.
    Grazie alla “Gazzetta dal Tacco” per questo articolo che, con precisione storica, ricorda l’impegno e le battaglie dei Radicali che con Marco Pannella e Emma Bonino contribuirono a conquistare un’altro diritto per e delle donne italiane.

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