BRESCIA- Testimonia Mary infermiera in prima linea: “I miei pazienti li porterò tutti nel mio cuore in un ricordo amaro e lacerante.”

foto inviata il 9 aprile 2020
di Cinzia Santoro
LA CURA: Storia straziante di una città devastata dall’epidemia
Brescia, duecentomila abitanti nel cuore dell’alta Pianura Padana e centro nevralgico per piccole-medie imprese e grandi industrie.
Brixia, le cui origini risalgono a 3200 anni fa, ricca di storia e di arte, i cui monumenti sono riconosciuti come patrimonio mondiale dell’umanità.
Brescia la Leonessa di Italia che si oppose fiera agli austriaci nel Risorgimento italiano. Brescia, oggi piegata da un virus sconosciuto, piange le sue vittime: un abitante su sei contagiato dal Covid 19. Solo a marzo i deceduti per infezione da Corona virus sono stati circa tremila.
Dell’immane tragedia che ha colpito questa città ne parliamo con   un’infermiera in prima linea nella cura dei pazienti Covid 19. In servizio dal 1992, poco più che ventenne inizia un percorso professionale che le ha permesso di realizzarsi e di aiutare centinaia di pazienti. Risponde alle mie domande in videoconferenza: il volto scavato, gli occhi velati da grande tristezza, un tenero sorriso che si intravede solo quando mi parla della passione per la sua professione.
Mary, dove lavori?
Lavoro come infermiera a Brescia, presso la Fondazione Poliambulanza nel reparto di cardiologia.
A seguito dell’emergenza sanitaria il mio reparto ha bloccato i ricoveri programmati e 10 posti letto sono stati riservati ai pazienti cardiologici non Covid 19, mentre altri 12 sono stati destinati ai pazienti cardiopatici risultati Covid 19 positivi. Questo per garantire assistenza e tutela agli ammalati e a noi operatori.
Cosa è successo nel tuo reparto in questi ultimi quaranta giorni?
Tutto l’ospedale è stato rivoluzionato per accogliere il maggior numero possibile di pazienti positivi, elevando a 65 il numero dei posti letto di terapia intensiva con una organizzazione efficiente e produttiva.
Ti sei sentita tutelata?
Non sempre, tuttavia ci siamo adattati alla scarsità dei DPI e alla mancanza di strumenti che ci permettessero di lavorare in sicurezza ed efficienza. Ad esempio, all’inizio dell’emergenza, tutti i nostri dispositivi (pompe di infusione, macchine per la ventilazione assistita, apparecchi per la dialisi) sono stati spostati nelle terapie intensive aggiunte, lasciando a noi pochissimi mezzi per operare.
Qual è il tuo stato d’animo oggi nell’affrontare turni massacranti, spesso senza riposo?
I miei sentimenti sono altalenanti: provo rabbia, ansia, frustrazione e impotenza. Ho dovuto assistere pazienti non candidati all’intubazione e quindi destinati a morire. Per loro nessuna certezza, nessuna speranza. I miei pazienti li porterò tutti nel mio cuore, in un ricordo amaro e lacerante. Non dimenticherò mai i loro sguardi impauriti che imploravano aiuto e salvezza.
Le carezze e le parole di noi operatori sussurrate per rassicurarli e le nostre preghiere affinché la loro agonia fosse lenita da un piccolo miracolo. Insieme ai colleghi abbiamo lavorato con costanza, impegno e sacrificio per garantire ai nostri pazienti tutto quello di cui necessitavano, correndo magari tre volte di più rispetto a periodi di non emergenza, ma prestando la giusta attenzione e la cura necessaria che meritavano di avere.
C’è un episodio che ti ha particolarmente colpita?
La mia vicina di casa, insieme ad altre sue amiche, ha cucito decine di cuffie copricapo e le ha
donate al mio reparto, offrendoci così un aiuto concreto e contribuendo anche ad un sollievo
umorale dell’equipe.
Ci sono colleghi che si sono ammalati?
Purtroppo si, diversi medici e infermieri sono risultati positivi al Covid19 e sono stati messi in quarantena. Alcuni hanno sintomi e combattono il male restando a casa. Io sono fortunata, sto bene
e continuo a lavorare.
Qual è la situazione attuale nella cura dei pazienti Covid 19?
Ora si inizia ad intravedere uno spiraglio di luce che si riflette anche sul target del paziente che attualmente ho in cura, pertanto le criticità sono minori rispetto alla settimana scorsa. La mia speranza è che a breve si possa tornare a lavorare con la professionalità che ci caratterizza e che il ​patto simbolico fatto tra operatori sanitari e cittadini sia rinnovato nel rispetto dell’umanità e della cura.
10 aprile 2020

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