EPIDEMIE : Peste, Colera e Spagnola. Oggi Covid 19. In futuro con lo scioglimento dei ghiacciai si rischierà di far tornare attivi e pericolosi virus e batteri

di Nicola Cristofaro

Il busto di Pericle

La storia ricorda l’epidemia di Atene, nel 430 a.c. Secondo anno della  guerra del Peloponneso. E’ stata raccontata da Tucidide  che si ammalò, ma sopravvisse, e descrisse con precisione la malattia. Pericle invece ne ebbe la morte. Forse si trattava di tifo, morbillo o vaiolo.  Ignota ai medici di allora devastante.

Peste del 1350. Venne portata dai tartari in Europa, utilizzavano i loro soldati morti catapultati nelle città da conquistare. Vera guerra batteriologica. La città di Caffa in Crimea era uno scalo commerciale dei genovesi, che scapparono e la diffusero in Europa.  Morì 1/3 della popolazione europea! I batteri provenivano dai topi e dalle pulci parassiti. Attaccava i polmoni, le ghiandole linfatiche (bubboni) o il sangue (setticemia). Ancora esiste in alcune aree del globo. Ora si cura con antibiotici, ma solo se assunti nei primissimi giorni. La forma polmonare si trasmetteva con gli schizzi di saliva.

Peste del 1600.  Si sviluppò nell’Italia Settentrionale, causò 1.100.000 morti su una popolazione di 4 milioni di abitanti. Venne portata dai lanzichenecchi, soldati di ventura provenienti da oltralpe, a causa delle guerre tra i vari ducati. Comparvero lazzaretti. Le case degli appestati venivano sigillate e il cibo trasmesso dalle finestre ai famigliari. Quarantene per tutti i forestieri. A Venezia, quando finì nel 1632, venne costruita la Chiesa di Santa Maria della Salute.  Si diffondeva per contatto. Si tratta della peste di manzoniana memoria (ricordate la commovente descrizione del dramma di Cecilia?).

Dai “Promessi Sposi” Alessandro Manzoni : La madre porta Cecilia in braccio morta di Peste bubbonica

A Roma il Pontefice obbligò il distanziamento di un metro. Portò in processione il Crocifisso di San Marcello, lo stesso che abbiamo visto alle spalle del Papa nella Messa di marzo scorso, in una Piazza San Pietro deserta.

Peste di Marsiglia del 1700. Proveniente dalla Siria, si sviluppò per il mancato rispetto degli obblighi della quarantena  per i marinai, e le merci, che venivano sbarcate nel porto, nonostante regolamenti molto rigorosi. 40.000 morti su 90.000 abitanti solo a Marsiglia, oltre a quelli della Provenza.

Epidemia di colera del 1800. Causata da un batterio, il vibrione, ben conosciuto nel nostro Paese negli anni 70 del secolo scorso. Nel XIX secolo proveniva dall’Asia, era considerata la malattia della rivoluzione commerciale, seguiva i vascelli, i treni, le carovane.  Genova Livorno e Venezia esitarono a bloccare i porti, per motivi di economia, ma si pentirono amaramente del ritardo nella chiusura e nel rispetto della quarantena dei marinali e delle merci. Si diffonde con il contatto. All’epoca veniva usato il solito armamentario di cura: sanguisughe, fumogeni di zolfo, oppio, ma, ovviamente senza esito. Mancavano gli antibiotici. Per Napoli venne emanata la famosa “legge sul risanamento di Napoli”, che costituisce il primo intervento di uno stato liberale in economi.

1900 – spagnola. H1N1. 

Influenza spagnola

Il virus è lo stesso che provoca le influenze stagionali, è di origine aviaria, per cui vi è stato un  salto di specie, lo spill over, si trasmette in maniera velocissima, da uomo a uomo. In modo anomalo si è trasmessa anche ai maiali. Pare che abbia avuto origine in Cina. Per altri negli Usa, per alcuni in Europa. la trasmissione era facilitata dalle masse dei soldati della prima guerra mondiale. Si tratta della prima pandemia globale, non ha risparmiato nessuna nazione. I decessi venivano attribuiti soprattutto alla polmonite. Tassi di  mortalità alti tra i giovani, debilitati dalla guerra, meno per le donne. Mascherine e distanziamento per tutti. Chiusura dei negozi ed accesso uno alla volta. I morti, forse oltre 50 milioni, si ammassavano. Gli stessi medici e necrofori erano ammalati, accelerando e moltiplicandone la diffusione. In Italia ci furono 600 mila morti. Alla fine del 1918 la epidemia calò bruscamente, fino ad annullarsi. Qualcuno afferma che si trattava di cure appropriate alla polmonite, per altri vi sarebbe stata una rapida mutazione del virus, verso una forma meno letale.

Oggi. La covid 19 vi è nota. Non occorre richiamare la Sars e la Mers. Lascio al lettore la ricerca, cominciando ad esaminare la diffusione della malattia nella propria citta’.

Domani: lo scioglimento dei ghiacciai con l’innalzamento delle temperature terrestri dovute all’incremento delle attività umane (inquinamento,distruzione delle foreste ecc.), rischia di far tornare attivi e pericolosi virus e batteri. si possono rianimare dalle carcasse degli animali congelati in quello strato, bloccato da oltre 10.000 anni. E’ già successo nell’agosto del 2016, nella penisola di Yamal, in Siberia, ove un ragazzo di 12 anni morì di antrace e una ventina di persone furono ricoverate per lo stesso motivo. Si pensa che il batterio si celasse nella carcassa di una renna infetta, morta 75 anni fa, e che l’ondata di caldo improvviso che colpì la tundra abbia sciolto il permafrost in cui l’animale era sepolto, dando al patogeno la possibilità di rianimarsi e contaminare suolo e acque, e di infiltrarsi nella catena alimentare.

A questo punto, nulla vi è di nuovo sotto il cielo, la pandemia ora più che mai dipende dai nostri usi alimentari, dall’economia globalizzata, dall’infosfera, cioè lo “strato concentrico e avviluppante di smog elettronico e tipografico composto da cliché tratti dal giornalismo, dal mondo dell’intrattenimento, dalla pubblicità e dalle informazioni governative”. (Floridi).  Nell’infosfera operano sia organismi biologici che artefatti ingegnerizzati e il confine tra processore e processato tende a dissolversi nello scopo finale dell’apporto di informazione, al quale tutti gli agenti, viventi e non, sono partecipi. 

Marco Senaldi

Richiamo alcuni passi dell’articolo del filosofo Senaldi apparso su Art Tribune del 27 marzo 2020:

“questo virus è competente: non solo nel senso che pare proprio saperla lunga, ma nel senso che ci compete, sta all’altezza dei nostri tempi e ci costringe a ridisegnare le nostre categorie storico-temporali”.

7 aprile 2020

 

 

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