L’amara terra di Palmina e il suo sacrificio. Intervista a Barbara Grilli. Lo struggente femminicidio insoluto e impunito

di Cinzia Santoro
Palmina

“Che ti hanno fatto?” le chiese il Pubblico Ministero Nicola Magrone. “Alcol e accendino” rispose la piccola Palmina Martinelli. Ricoverata l’undici novembre 1981 nel reparto grandi ustionati del Policlinico di Bari, con voce rotta dal dolore, accusa Giovanni Costantini e Enrico Bernardo di averla cosparsa di benzina e di averle dato fuoco. Palmina aveva provato a difendersi, aveva messo le mani sugli occhi ed era corsa in bagno sotto la doccia. Ma quel maledetto giorno a Fasano l’acqua non c’era. Bruciava Palmina e pagava con la vita il suo rifiuto a prostituirsi. La sua esistenza era segnata fin dalla nascita. Padre alcolista, ottava di undici figli, Palmina viveva nel degrado e nella bruttura di una casa popolare, in un paese del Sud crocevia del traffico di droga in quegli anni 80.

Nei tre gradi di giudizio gli accusati furono assolti per non aver commesso il fatto e Palmina fu tradita anche dalla Giustizia.
Oggi si vuole ridare dignità a una bambina la cui sorte avversa ha distrutto i sogni e le aspettative.
Palmina sognava una famiglia tutta sua, il calore di un abbraccio e l’amore, come ogni altra quattordicenne degli anni ‘80. Era di una bellezza struggente e la famiglia aveva deciso che avrebbe dovuto seguire la stessa amara sorte della sorella Franca; quest’ultima, marchiata sulla coscia dal suo sfruttatore come fosse un capo di bestiame, fu costretta da Angela Lo Re, madre degli accusati, a prostituirsi in una casa diroccata e fatiscente sulla statale 172, la via dei trulli. Palmina, vittima di femminicidio, violata nelle carni dal fuoco, presente a se stessa fino alla fine della sua atroce agonia, mostra la sua integrità di donna ai suoi aguzzini. Non cede: l’autopsia
rivelerà che la piccola non aveva mai avuto alcun tipo di rapporto sessuale.
Palmina muore da martire. Con Barbara Grilli, diretta da Giovanni Gentile nello struggente spettacolo “Palmina amara terra mia”, ricordiamo questa piccola grande donna del Sud.
Barbara Grilli
Chi era Palmina?
Palmina era una ragazza di quattordici anni. Viveva a Fasano insieme alla madre, al padre ed altri dieci tra sorelle e fratelli. Era una ragazzina sveglia, amava scherzare e studiare, ed aveva già molti sogni nonostante l’ambiente disagiato in cui era nata e dal quale era circondata.
Perché un monologo sulla sua storia?
L’idea del monologo nasce dall’esigenza di Giovanni Gentile, autore e regista del Collettivo Teatro Prisma, di raccontare questa storia, di gridare alcune verità scomode, di far conoscere e di ricordare Palmina restituendole quella dignità e quella vita che per troppo tempo le è mancata. E poi è una storia del nostro Sud. Chi meglio di noi potrebbe parlare della nostra terra?
Cosa prova recitando la storia di Palmina?
E’ sempre difficile rispondere a questa domanda.
Provo tanta responsabilità, così come provo tanta forza e tanto sdegno al tempo stesso. Come donna mi ritengo fortunata perché posso parlare di Palmina, una ragazzina che oggi sarebbe una grande donna. E sono felice del fatto che oggi, grazie al nostro lavoro, Palmina sia uscita dall’anonimato e abbia acquisito un nome e un volto.
Avete mai ricevuto minacce?
Direttamente no, ma in diverse occasioni, abbiamo ricevuto segnali
intimidatori. Abbiamo continuato a svolgere il nostro lavoro, come sempre.
Avete paura?
Non abbiamo mai avuto paura, né l’avremo mai. Paura di cosa? Paura di chi?
Tuttalpiù dovrebbe essere il contrario.
Palmina fu vittima di mafia. In quale contesto maturò l’omicidio?
Il contesto, così come
descrive Giovanni nella stesura, era impregnato di degrado e disagio sociale. Palmina desiderava
altro, voleva allontanarsi e rivendicare la propria libertà.
Ci furono omertà e connivenze familiari e sociali? Noi non eravamo presenti, ma abbiamo
ascoltato racconti e testimonianze che ci hanno portato a dedurlo. Non possiamo esserne certi, ma
temiamo di si.
Oggi parliamo di femminicidio e Palmina è una donna morta per mano di uomo. Cosa è
cambiato dagli anni ‘80 ad oggi?
Purtroppo la storia di Palmina somiglia a tante altre storie
raccontate ogni giorno dai giornali e dalle tv. Vicende di donne in difficoltà che subiscono inermi la
violenza domestica. L’auspicio è che oggi ci siano altri mezzi e altre possibilità, forse anche nuove
speranze. Occorre denunciare, avere il coraggio di chiedere giustizia.
Mettete in scena uno spettacolo forte, che arriva in pancia allo spettatore. Pensa che sia il
modo giusto per far conoscere ai giovani il sacrificio di Palmina?
Credo di si. Ogni volta che raccontiamo questa storia i ragazzi dimostrano di essere molto coinvolti. Ci pongono delle domande, chiedono informazioni e, molto spesso, presi dalla curiosità, studiano il caso e ci contattano. E’ incoraggiante constatare come i giovani siano più disposti all’ascolto rispetto agli adulti. Palmina, in fin dei conti, si ribellò a soli quattordici anni. Era molto giovane anche lei.

VIDEO: Palmina svela i nomi dei suoi aguzzini

11 gennaio 2020

2 thoughts on “L’amara terra di Palmina e il suo sacrificio. Intervista a Barbara Grilli. Lo struggente femminicidio insoluto e impunito

  1. Una storia di vita toccante che dimostra che il sacrificio di ragazze e di donne di ieri, a nulla è servito, considerato il perpetrarsi di questi brutali delitti ancora dopo 30 anni.
    Un plauso all’attrice Barbara Grilli che ha avuto il coraggio di trattare un tema tanto forte.
    Complimenti a Cinzia Santoro per la delicata redazione di questo articolo.

  2. Il futuro è nelle mani dei giovani che in larga parte risultano più attenti e sensibili delle vecchie generazioni. Questa è la vera speranza per un futuro migliore. Ragazzi che poi saranno gli uomini di domani nella consapevolezza del rispetto verso se stessi, verso il prossimo, verso la natura e tutti gli esseri viventi. Se al primo posto mettessimo il rispetto per il Creatore il gioco è fatto. Bisogna creare un nuovo modo di pensare di sentire di vedere la vita. Bravissima Cinzia Santoro per l’intervista puntuale e attenta. I miei complimenti all’attrice Barbara Grilli per il coraggio e la forza nell’interpretazione del dolore assoluto. Sono contenta che il caso si riapra e che non si dimentichi lo scempio dell’accaduto

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