“Esodati”da Mamma Rai: solidarietà, anzi no!

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di Romolo Ricapito
Sto seguendo le polemiche di alcuni personaggi “esodati” da alcune trasmissioni della televisione pubblica in quanto sostituiti come conduttori, opporre perché i programmi da loro co-condotti sono stati chiusi.

Tali professionisti hanno manifestato il loro acceso dissenso con il mezzo usato attualmente come ufficio stampa da molte celebrità, ovvero i social.
A tali signori e signore dipendenti Rai offro la mia solidarietà, ma parziale.
Mi spiego: le conduzioni televisive non sono regni, o monarchie, sui quali rimanere insediati  a tempo indeterminato.
Occorre anche un avvicendamento, che è un fatto sano e democratico.
Chiudere certe trasmissioni che fanno ascolto?
Forse si vuole stimolare il pubblico con nuovi contenuti.
Perché va anche detto che una cospicua fetta di persone che segue un tipo di intrattenimento è formata da anziani che sono a casa e non hanno la possibilità di uscire per cause di salute e soprattutto economiche.
In aggiunta, occorre proporre cose inedite anche rischiando, in quanto seguire trasmissioni che si ripetono senza rinnovarsi impigrisce e impoverisce il pubblico.
Col risultato che una fascia non indifferente di abbonati si stufa, in particolare i giovani, refrattari alla tradizione. E non guarda più la Rai, con perdita economica per l’azienda.
26 settembre 2019

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