Un viaggio in un sogno chiamato realtà: intervista a Camillo Pace

di Cinzia Santoro
Circondato dalla meravigliosa area boschiva della campagna murgese, Camillo Pace mi dà appuntamento nella sua masseria del 1774. Sono accolta dal vento frusciante che sibila tra le foglie dei fragni secolari e dal sorriso senza tempo dell’artista pugliese. Camillo mi accompagna a visitare il suo agriturismo mentre chiacchieriamo di musica, di origini e vita vissuta. La Masseria Pace è stata ristrutturata con grande attenzione ai dettagli originali e consente di ritrovare le radici della nostra tradizione rupestre. Bellissima la chiesetta dedicata alla Madonna del Rosario dinnanzi alla quale si apre un universo fatto di verde, di cielo e di quiete.
Camillo, Tornando a casa, il tuo ultimo lavoro. Il tema del viaggio ricorre spesso nei tuoi brani, quindi il tuo viaggio per tornare alle radici di questa terra continua?
Si, continua, perché il mio viaggio è ormai un “continuo movimento”, all’interno del mio disco c’è sempre da fare, c’è sempre musica nuova, c’è sempre qualcosa di bello o qualcosa da scrivere che mi porta a fare musica e soprattutto mi sprona  a continuare i miei viaggi e mi riporta alle mie radici pugliesi e al mio agriturismo, a tutto ciò che mi ha circondato fin da bambino. Credo sia fondamentale il rientrare a casa e riappropriarsi delle proprie radici perché, alla fine, noi siamo quello. La mia musica è pregna di questo mio mondo, di tutto questo percorso di vita che ho vissuto.
Tra i nuovi brani, Birkenau, un pezzo in memoria della Shoah. Come è nata l’ispirazione?
Nasce dal viaggio in Polonia con Vincenzo Deluci, dove siamo stati ospitati da musicisti polacchi. In quel contesto ho visitato Auschwitz. Entrando dagli stessi cancelli che furono varcati da milioni di esseri umani indifesi nella seconda guerra mondiale, ho vissuto un viaggio complesso. Mi ha ispirato il silenzio “rumoroso” dovuto al passaggio di tante storie individuali segnate dall’orrore inflitto in quei luoghi dalla Storia. Molto spesso le mie canzoni si ispirano a fatti reali, viaggi, vita vissuta, al mio sentire e, in questo caso, il dolore di tante donne, uomini e bambini innocenti mi ha spronato a comporre. Il mio omaggio alle vittime dell’olocausto è racchiuso in questo brano.
I Gypsy Jazz Trio, la fratellanza con Salvatore Russo, Fabio Lepore, Tony Miolla,  ma anche la collaborazione con Sarita Schena. Quanto è importante per un musicista la condivisione artistica?
Con il Trio siamo insieme da una vita. La condivisione artistica è affinità e fratellanza che porta alla comunione di ogni cosa che accade sul palco, durante le prove, nei camerini o semplicemente a spasso per i luoghi in cui si va a suonare. Anche bere una birra insieme è fondamentale per poter ragionare sui progetti futuri. E’da poco uscito un grandissimo disco a cui sono legato in modo particolare, un disco di Fabio Lepore e Salvatore Russo che mi vede in collaborazione e che è stato presentato il 18 luglio a Margherita di Savoia. “Fragile”, propone brani vocali di provenienze differenti in cui il virtuosismo della voce sposa l’originalità degli arrangiamenti gypsy jazz. Dalla tradizione dei valzer francesi allo swing americano di Duke Ellington e alla cultura gitana, questo lavoro presenta una chiave di lettura musicale con una forte componente ritmica e melodica tipica del jazz manouche .
Qual’è l’emozione più forte della tua carriera artistica?
L’emozione più grande l’ho vissuta in Kenya a contatto con una realtà diversa e fantastica.  Potrei scrivere un libro sulle emozioni regalatemi dalla mia carriera. Ogni piccolo tassello emozionale mi ha fatto crescere come uomo e come artista. E’ bello ogni incontro con i musicisti, dal più piccolo al più grande: ho appreso molto da tutti loro. Tra le grandi collaborazioni amo ricordare quella con Bobby McFerrin, assolutamente indimenticabile.
Come riesci a conciliare il jazz e il tuo essere cantautore?
Non è facile, sono due mondi diversissimi ma allo stesso tempo si appartengono. Amo fare jazz e cantautorato; amo scrivere la musica e i testi e quindi ho cercato di unire questi due mondi dando vita a un cantautorato con uno stile tutto mio, fatto di racconti. Il jazz, d’altronde,  racconta gli stati d’animo delle persone, la vita nei campi di cotone, così come il blues e poi l’hip pop, e ancora il rap. Ogni genere musicale fornisce la possibilità di raccontare qualcosa che si è visto, che si ha dentro, che ci è appartenuto e che abbiamo voglia o necessità di mettere in musica. E io ho voglia di raccontare il jazz e le altre storie che ho dentro.
Camillo, guardando indietro, cosa cambieresti del tuo cammino artistico?
Non cambierei nulla perché sono convinto e felicissimo di tutto ciò che ho fatto. Rifarei tutti i dischi e tutte le collaborazioni.
Camillo,  Accordi Abili e il tuo impegno per il sociale nasce da un gravissimo incidente che ha coinvolto uno dei tuoi migliori amici, il maestro Vincenzo Deluci trombettista e musicista di grande valore.

Con Vincenzo abbiamo una fratellanza profonda, abbiamo collaborato prima del suo incidente e adesso continuiamo a lavorare insieme. Vincenzo è un uomo fortissimo e un musicista che mi ha dato tanto, a cui ho anche dedicato la canzone “Si addormenta e vola” in cui ho tentato di raccontare la vita su una sedia a rotelle, ispirandomi alle sue parole quando mi raccontava il suo sogno: riuscire ad alzarsi dalla sedia a rotelle, aprire le finestre e spiccare il volo. Ho cercato di cogliere l’attimo e ho scritto questo brano.

La Masseria Pace, un’oasi di verde e tranquillità. Questo luogo oggi è il cuore pulsante e fonte di ispirazione per artisti che provengono da ogni parte del mondo e incrociano i loro destini in questo pezzo della Valle d’Itria. 
La Masseria rappresenta le radici che mi tengono ben saldo alla mia terra. Ho deciso di non lasciare la Puglia e di vivere la masseria come artista e come uomo. L’agriturismo Pace è aperto a tutti, giovani e meno giovani; il mio desiderio è che la masseria diventi luogo di incontro, un po’ come i vecchi caffè letterari di un tempo, dove ci si incontrava dinnanzi a buon bicchiere di vino per parlare e per dare vita a nuove idee. E’ un sogno che sto cercando di realizzare con tutte le mie forze ed è proprio attraverso l’Apulia Summer Time Festival che la masseria diviene  residenza per giovani artisti a cui dare possibilità di incontro e confronto. Ormai sono tre anni che con l’organizzazione Dreamtime facciamo incontrare  giovani talenti di tutto il mondo affiancati da coach di arte, scrittura creativa, pittura, musica, danza e fotografia. I ragazzi sono sollecitati ad esprimere il loro sentire e a trasformarlo in un progetto artistico inserito nel contesto meraviglioso della masseria e del suo verde.
Come si vive accanto a Camillo Pace, uomo e musicista giramondo? (Camillo Pace sorride e mi risponde):
Bisognerebbe chiederlo a chi vive  accanto a me, alla mia donna, che mi vive tutti i giorni, che sa dei miei viaggi, del mio andare e tornare. Non è facile, però credo sia bello vivere accanto ad un artista. Dovresti chiederlo a lei…
Masseria Pace

Sei felice?

Si, sono molto felice  e mi ritengo fortunato perché sto facendo ciò che mi piace. E’fondamentale vivere al meglio la sola vita che abbiamo. Quando riesci a vivere facendo quello che ti piace allora hai raggiunto il massimo, il tuo sogno, la vita stessa.
I tuoi progetti futuri?
Tantissimi progetti nel futuro, tantissima musica. Ad agosto l’Apulia Summertime 2019 e a settembre parto per un tour in Marocco. In anteprima ti dico del nuovo disco, che tratterà qualcosa di scientifico e che sarà immerso in un’atmosfera particolare.
Mi racconti un aneddoto, qualcosa che ti è accaduto in giro per il mondo?
Sarebbero tantissimi, ma non raccontiamoli adesso; magari lo farò in futuro, in un libro.
Camillo Pace

Un pensiero che ti rappresenta?

La bellezza del fare musica è in ogni giorno: ti svegli e nasce un progetto.
Ringrazio l’amico Camillo Pace per questa intervista a cuore “aperto” e continuo il mio giro nello splendido bosco attiguo alla Masseria Pace, pensando che non ci sia nome più adeguato.
30 luglio 2019

One thought on “Un viaggio in un sogno chiamato realtà: intervista a Camillo Pace

  1. Bellissima intervista frutto di due persone autentiche e di grande spessore umano e culturale. Bravissima Cinzia Santoro per la delicatezza e l’abilità nel condurre le sue interviste e grande artista Camillo Pace orgoglio tutto Martinese .

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