Il dibattito. Il Traditore di Marco Bellocchio con Pierfrancesco Favino: si può scegliere di non vederlo?

 

di Romolo Ricapito
Il Traditore di Marco Bellocchio spopola nei cinema, raro esempio di film d’autore che richiama anche il grande pubblico.

A dire la verità ho scartato quasi da subito l’ipotesi di andare a vedere questa pellicola su Tommaso Buscetta, perché il trailer non mi era piaciuto, nella fattispecie Pierfrancesco Favino che si sforza di parlare in siciliano.
Lo so: un film non si giudica da uno “spot” e occorre approfondire in merito,  ma d’altra parte tra tante proposte per il tempo libero, per quel che mi riguarda, la prima impressione, anche negativa,  è fondamentale.
Recandomi in giro ho ascoltato  per caso pochi giorni fa a un cocktail “esclusivo” delle signore che si erano recate a vedere Il Traditore e ne parlavano bene, anzi per essere più esatti, declamavano come fosse imprescindibile la visione di tale capolavoro. Una donna  del gruppetto, disperata, esclamava la sua  protesta  riguardo il fatto che tutte le sue conoscenze si fossero già recate a vedere il film di Bellocchio e perciò lei non sapeva come fare per approcciarsi alla pellicola: “non mi piace andare da sola al cinema”.
Di contro, anche una mia amica per telefono si è espressa con termini entusiastici sull’opera rimproverandomi di non averla ancora visionata, “proprio tu che vai spesso al cinema”.
Secondo l’amica, l’interpretazione di Pierfrancesco Favino era addirittura sublime e dunque si rende  “necessario” apprezzarla, pagando obbligatoriamente il dovuto  biglietto.
Nonostante tutto questo valzer di apprezzamenti, rivendico la mia scelta di non voler guardare la performance dell’attore romano, di origine pugliese, ne Il Traditore nei panni del pentito di mafia Tommaso Buscetta.
In un mondo tutto omologato, occorre scartare ciò che ci sembra superfluo, inutile o non consono ai nostri interessi.
10 giugno 2019

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