“Il Primo re” di Matteo Rovere è il primo film di eroi mitologici che traccia una strada che sa di nuovo

di Clelia Conte

 

Andrea Borghi (REMO)

Finalmente un film storico che va fuori dai confini standard del cinema italiano. Matteo Rovere che aveva già sorpreso con il film Veloce come il vento, continua a sorprendere con Il Primo Re che racconta dei due fratelli Remo (Andrea Borghi) e Romolo (Alessio Lapice) immaginando il mito come se fosse vero e dando la sensazione allo spettatore di intercalarsi nell’ambiente laziale del VIII secolo a. C. come non aveva mai immaginato. Il film rompe le righe sull’idea classica di peplum come “Quo vadis”.

Alessio Lapice (ROMOLO)

Il regista ha voluto riprodurre la legenda in modo tale da emozionare ricostruendo gli ambienti naturali dell’epoca con grande maestria anche dei suoi collaboratori come il grande lavoro eseguito dal direttore della fotografia Daniele Ciprì, capace di realizzare con luci naturali l’ambiente giusto per sentirsi in quell’epoca mitologica. Eccezionale la scena dell’inizio del film sull’esondazione del fiume Tevere che ha avuto una faticosa post-produzione. Le maestranze italiane in questo film hanno fatto un lavoro eccellente.

La storia nell’opera racconta di Romolo e Remo, i fratelli mentre sono al pascolo, vengono travolti dall’esondazione del Tevere, ritrovandosi senza più nulla. I due si salvano ma vengono presi dalle genti di Alba assieme ad altri prigionieri. Gli sventurati saranno costretti a duellarsi nel fango, dove il perdente verrà bruciato in un rogo. Romolo si offre come avversario di Remo. I due furbescamente causano una sommossa e scappano assieme alla vestale Stanei (Tania Garribba) e il gruppo di prigionieri.

Andrea Borghi e Tania Garribba(STANEI)

Durante la fuga, vengono attaccati dai nemici e così pensano di avventurarsi nella foresta. Romolo è ferito e rischia di morire ma il fratello lo porta in braccio dando anche prova di forza e di coraggio diventando così il capo del gruppo. Quando a Remo viene letto il destino dalla vestale, e cioè che uno dei due fratelli dovrà uccidere l’altro, decide di sfidare il volere degli dei.

Il film è al maschile, molto cruento dall’inizio alla fine. Per vederlo bisogna essere pronti a sopportare scene di sangue e torture più atroci. Sinceramente io non ho esitato a chiudere gli occhi in previsione di alcune scene molto crudeli, con questo non voglio dire che lo svolgimento sia sbagliato perché in effetti nelle realtà le battaglie non risparmiavano alcuno e il regista ha saputo benissimo e realisticamente immaginare le battaglie nel periodo storico. Molto bravi i protagonisti ma mi ha colpito in particolare una new entry del cinema che è l’unica protagonista femminile che accompagna i fratelli mitologici fino alla fine. Trattasi dell’interprete della vestale Stanei, Tania Garribba.

Tania Garribba (STANEI la Vestale)

L’attrice, proviene dal teatro ma si è innamorata del copione de “Il primo Re”. L’esperimento cinematografico di dover recitare in proto-latino l’ha conquistata!   Per me quell’esperimento è risultato affascinante, fermo il fatto che Rovere con questo film abbia svoltato grazie all’originalità del lavoro. Il film è un po’ come i vecchi film del cinema muto nei quali contava moltissimo l’espressione e un attore trasmetteva un sentimento anche e solo con uno sguardo. L’opera è una forza della natura, un’avventura continua, un susseguirsi di suspense che alla fine tranquillizza gli animi perché ti fa sentire l’odore della nascita di Roma.

 

26 febbraio 2019

 

 

 

 

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