Inaugurazione dell’Anno giudiziario dell’Ordine degli Avvocati. Il presidente Stefànì interviene sulle leggi equo compenso

Il presidente dell’Ordine degli Avvocati di Bari Stefanì all’inaugurazione dell’Anno giudiziario: «Le leggi sull’equo compenso esistono ma nel nostro territorio i grandi clienti non le osservano e nessun organo di controllo interviene».  

Bari – Avvocato Giovanni Stafanì
Foto ARCIERI

Bari, 27 gennaio 2019 «La legge sull’equo compenso è in vigore dal 2017, tuttavia abbiamo contezza che nel distretto barese grandi clienti come banche, assicurazioni ed enti pubblici violano in diverse occasioni quelle prescrizioni, imponendo convenzioni che prevedono per gli avvocati compensi inferiori tra il 50 ed il 300% rispetto al parametro minimo previsto dalla legge e anche prestazioni gratuite. Peraltro, non mancano casi in cui alcune pubbliche amministrazioni bandiscono gare per aggiudicare incarichi col criterio del massimo ribasso rispetto all’importo posto a base d’asta, generalmente fissato ai minimi tabellari previsti dalla legge. Quello che non si comprende è che una cosa è fare una gara per approvvigionarsi di risme di carta o di un servizio di pulizie, un’altra è richiedere prestazioni professionali fondate sul principio del rapporto fiduciario e della qualità della prestazione». È questo uno dei passaggi chiave del discorso di Giovanni Stefanì, avviato a ricoprire la carica di presidente dell’Ordine degli Avvocati di Bari fino a fine 2022, durante l’inaugurazione dell’Anno giudiziario del distretto di Bari. «La cosa che amareggia in tutto questo è l’atteggiamento degli organi di controllo: prontissimi a intervenire e sanzionare gli avvocati rei di non aver adempiuto a una comunicazione o a un pagamento e distratti quando si tratta di tutelare i diritti della nostra professione. Si dia a Cesare quel che è di Cesare; non chiediamo favori o regalie ma solo che si torni a dare rispetto alla nostra professione».

«A questa mortificazione economica – ha ricordato Stefanì – se ne aggiungono altre a cui l’avvocatura barese è, purtroppo, abituata da tempo: in primis lo stato di degrado in cui versano i tribunali baresi nonostante i milioni di euro stanziati per la loro manutenzione che solo da poco si è iniziato spendere a causa di lungaggini burocratiche. Poi l’annosa questione dell’edilizia giudiziaria per la quale le soluzioni tampone o ponte sono insufficienti essendone necessaria una tempestiva e definitiva con l’accorpamento di tutti gli uffici giudiziari; solazione  quanto mai urgente con la chiusura del tribunale di via Nazariantz e il conseguente disagio dei colleghi penalisti, veri globetrotter tra le otto sedi della giustizia penale». 

«Infine le carenze di organico di magistrati e personale di cancelleria, in numero ancora insufficiente per gestire in modo efficace la complessa macchina della giurisdizione a livello territoriale e i carichi di lavoro sempre crescenti». 

 

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