Adrian, la deriva di un mito inossidabile della canzone italiana che ha voluto osare troppo

Romolo Ricapito

di Romolo Ricapito

manaraIl ritorno di Adriano Celentano, sia pure sotto mentite spoglie, con megashow più cartone animato, su Mediaset, mi è sembrato una tempesta in un bicchier d’acqua.

L’evento, in più puntate e con un costo da kolossal hollywoodiano, ha generato sì ascolti, ma soltanto verso l’inizio, scemando poi in spettatori, mentre la serata è stata vinta dalla fiction “giovanile” di Rai Uno.

Confesso di avere preferito al carisma un po’ stinto del Molleggiato, il fascino senza tempo di Ultimo Tango a Parigi, su Rai Due, che come Freccero aveva previsto ha fatto registrare un basso share, ma nell’ottica che il cinema d’autore va programmato anche in prima serata, per contrasto al gusto un po’ discutibile dei troppi che vanno al cinema scegliendo film modesti  di supereroi  o leziosi cartoni animati, evitando un cinema più “ragionato” e con la conseguente esclusione dei film di bravi registi dalle multisale.

Pur riconoscendo a Celentano la statura di grande cantante, ho paura che questo suo strombazzato ritorno in versione cartoon abbia il fascino di quei vecchi circhi che girano la provincia italiana, cercando di intrattenere e divertire spettatori ormai disincantati e generando loro malgrado una certa malinconia.

22 gennaio 2019

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