Arlecchino Servitore di Due Padroni: al Teatro Petruzzelli un Goldoni rivisitato 

 

di Romolo Ricapito
Al Teatro Petruzzelli di Bari il 29 e 30 novembre 2018, per la stagione di prosa del Teatro Pubblico Pugliese in accordo col Comune di Bari in scena la commedia di Carlo Goldoni Arlecchino Servitore di Due Padroni” per  la regia di Valerio Binasco.

Trattasi di una produzione del Teatro Stabile di Torino-Teatro Nazionale.
Il titolo originale è  Il Servitore di Due Padroni, mentre l’aggiunta di Arlecchino nel titolo  è stata voluta da Giorgio Strehler per rendere il tutto più attrattivo a livello mediatico e internazionale nelle rappresentazioni distribuite in Italia e all’estero.
Il nome del protagonista originale era infatti Truffaldino, un servitore veneziano che organizza piccoli imbrogli nel tentativo di ricavarne vantaggi personali, principalmente economici.
Servendo due padroni, all’insaputa di ognuno di essi, egli diventa una sorta di motore dell’azione, “spia” e manipolatore, a volte suo malgrado.
Il personaggio in questione è analfabeta e il livello “primordiale” si manifesta nell’attrazione per il  cibo che assaggia prima di portarlo in tavola, ad esempio, ma trattasi di un carattere genuino e ricco di saggezza popolare, seppure rozza.
La sua furbizia fa il paio con una sorta di ingenuità legata al suo punto debole: la sfera sentimentale.
Egli è innamorato della serva Smeraldina.
Quest’ultimo  è però è una sorta di ritratto ante litteram dell’emancipazione della donna. Eppure la commedia è del 1745. Ella pronuncia la battuta: “le leggi le fanno gli uomini”.
Ciò rivela come Goldoni sia una sorta di commediografo e intellettuale illuminato e all’avanguardia.
L’avvio si svolge in un interno borghese dove viene festeggiato un brindisi per due innamorati ed è in atto un piccolo ricevimento.
L’azione è spostata in avanti nel tempo e ‘c’è il ricorso a una colonna sonora del ventesimo secolo. Ad esempio, a chiudere la pièce è una canzone dei Beatles, “Girl”.
La promessa sposa è Clarice interpretata da Elena Cigliotti mentre il fidanzato, Silvio, è Denis Fasolo, visto anche al cinema in Il Giovane Favoloso.
Clarice è l’epitome della figlia sottomessa al  padre, che è Pantalone, interpretato da Michele Di Mauro.
Lo spettacolo usa dialoghi e battute veloci, a volte concitate, all’interno di un contesto classico e un po’ superato, o almeno nella maniera nella quale il testo di Goldoni è qui rappresentato.
Clarice è rivendicata dall’arrivo in scena di Federico Rasponi,da Torino, per il quale la ragazza ha un debole.
Il giovane  era stato creduto morto in una rissa. In realtà egli è impersonato dalla sorella Beatrice, interpretata da Elisabetta Mazzullo, che è ricorsa a questo espediente per ritrovare il fidanzato Florindo.
Costui ( recitato da Gianmaria Martini ) diventerà uno dei “padroni” di Arlecchino, l’altro è proprio Beatrice, en travesti.
Il travestimento è un altro motore essenziale dell’azione  ed è attualizzato con nuances transgender e con qualche riferimento all’omosessualità allorquando la ragazza  vestita  da uomo confessa il suo amore per Florindo e viene così ritenuta un gay.
La commedia ripropone gli affanni di una società dalle regole precise, con dei ruoli prestabiliti, che tenta continuamente di riaffermare, sia pure con goffaggine.
E’ una società dunque  patriarcale , ovvero all’interno di essa gli uomini si sono dati un ruolo preponderante.
Mentre la fidanzata può essere bilanciata soltanto dalla travestita, ossia da una donna che assume il ruolo maschile per scardinare precisi meccanismi dall’interno e trarne vantaggio:non potrebbe farlo con l’aspetto femminile.
Dunque la mascherata è essenziale per dominare un contesto ostile.
Dopo il primo atto, è da segnalare come  un numero non indifferente di spettatori ha   abbandonato il teatro, commentando non proprio positivamente lo spettacolo. Una spettatrice della platea ci ha segnalato che i dialoghi non erano comprensibili, cioè udibili, verso l’inizio, fatto che mi  sento di confermare.
Alcuni spettatori lamentavano di non vedere bene a causa delle “teste” davanti.
A costoro consiglierei di affittare preferibilmente un palco che offre una visione “integrale”, anche per non disturbare lo spettacolo con commenti a voce alta o rimproveri allo spettatore che è davanti in platea, incolpevole.
Ritornando al secondo atto, va detto che il ricorso alle non maschere spersonalizza.
Arlecchino interpretato da Natalino Balasso è, al contrario della  ‘iconografia popolare che lo vede snello e agile, grassoccio e tarchiato. Nel secondo atto c’è una rappresentazione delle cucine mentre tanti camerieri con le pietanze   in mano che corrono e si affannano per servire in modo sempre  più concitato creano  una coreografia perfetta: è questo  il momento più applaudito dello  spettacolo.
La commedia da qui risulta più ricercata  e il nitore della rappresentazione a fronte di scene più disorganizzate o disordinate apporta una marcia in più a una pièce che non ha brillato per autentica vivacità navigando sull’impervio della riproposizione e/o rivisitazione non propriamente centrata, nel tentativo di attualizzare un testo settecentesco ma con scarsi risultati.
Tutti gli interpreti in ordine alfabetico:

Natalino Balasso, Fabrizio Contri, Marta Cortellazzo Wiel, Michele Di Mauro, Lucio De Francesco, Denis Fasolo, Elena Gigliotti, Gianmaria Martini, Elisabetta Mazzullo, Ivan Zerbinati.

 

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