In attesa della Mostra del Cinema di venezia io tifo per…Rodolfo Valentino

di Romolo Ricapito
  La sua figura, nel pieno del successo, è un misto di decadentismo e
sontuosità hollywoodiana; Valentino volle anche conoscere, non a caso, Gabriele D’Annunzio.
Emblema del dandy, Rudy possedeva migliaia di vestiti, accessori e
gioielli, finanche delle mutande con l’interno in pelliccia.
Fu anche creatore di mode: egli fu il primo, o uno dei primi, a portare
l’orologio da polso, al posto di quello da taschino, come era d’uso
sino ad allora.
E girava per le strade di Los Angeles in Isotta Fraschini; impose
dunque il design  italiano come status symbol. Tanto è vero che 25
anni dopo la sua morte, Billy Wilder usò una Isotta Fraschini “8A “come automobile che attestava il passato splendore della diva Norma Desmond, interpretata da Gloria Swanson, in una citazione dell’attore italiano. La Swanson e Valentino infatti lavorarono insieme all’epoca del muto.

Gloria Swanson

Se da un lato Rudy fu il simbolo del riscatto dell’ emigrante italiano,
in Patria egli non fu amato mai, perché molto invidiato, ma anche in quanto egli
chiese la cittadinanza americana dopo il successo dei suoi primi film negli States.
Valentino era grato agli Stati Uniti che lo avevano riportato a nuova vita,
in senso lato. Rodolfo  infatti fu debitore di eterna gratitudine nei confronti di uno sconosciuto  americano che lo salvò durante una traversata su nave da un’onda anomala, che
altrimenti lo avrebbe travolto nel corso di una violenta tempesta.
Certe raffinatezze di Valentino erano mutuate dalla madre, Beatrice
Bardin, di origine francese, mentre Giovanni Guglielmi, il padre,
veterinario di Castellaneta, rappresentava la solidità e la tradizione.
La famiglia paterna di Valentino era originaria di Martina Franca. Il
piccolo Rudy alle elementari subì il bullismo: veniva infatti deriso
dai compagni per le vistose orecchie a sventola e soprannominato
“Pipistrello”.

19 agosto 2018

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