Commozione per la morte di Carlo Vanzina, ma anche tanta ipocrisia

Inmagine in copertina–Carlo Vanzina al teatro Petruzzelli di Bari in Occasione del Bif&st Film Festival 2017
di Romolo Ricapito 
foto di Francesco Guida
vanzina
Carlo Vanzina al teatro Petruzzelli in occasione del Bifest Film Festival 2017

Personalmente mi sono sempre piaciuti i fratelli Vanzina, perché hanno sperimentato all’interno dei loro film tematiche popolari, vivacizzate da estro e convinzione.

Ma si sono anche dati a una diversità di generi che li ha resi versatili, aperti nel creare un cinema che non fosse soltanto la solita commedia all’italiana.
Ricordo un film, poco visto, all’interno della loro cinematografia di successo, che mi piacque molto : Le Finte Bionde, una commedia di costume, ma anche lo sfortunato La Partita con Faye Dunaway, ambientato a Venezia.
Dopo la morte di Carlo Vanzina, è iniziata la rivalutazione del suo cinema, forse in atto da un po’ di tempo, anche se lentamente.
Ma ricordo come i Vanzina siano stati sbeffeggiati negli anni del  loro clamoroso successo dalla critica ufficiale, che li reputava padri del trash giudicandoli cineasti di serie B, o addirittura C.
Adesso la rimonta, il cui motore, va detto, è appunto la morte, imprevedibile e temibile, che ha colpito uno dei due fratelli, il regista, a 67 anni.
Rimpianto da parte degli attori che grazie ai Vanzina hanno goduto di grande popolarità, successo, come Christian De Sica, Massimo Boldi, Isabella Ferrari.
Adesso Carlo Vanzina è un’icona del bel cinema, del coraggio, un autore elegante ma soprattutto colto.
Prima era tutto il contrario.
Giusta rivalutazione, ma troppa ipocrisia.

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