Storia di una famiglia perbene di Rosa Ventrella: Ritratto a Tinte Forti di Bari Vecchia

 

di Romolo Ricapito

E’ stato molto letto nella città di Bari e in tutta la Puglia il romanzo  il romanzo di Rosa Ventrella “Storia di una Famiglia Perbene” edito da Newton Compton.

L’ambientazione a Bari Vecchia ha destato infatti un grande interesse nel capoluogo .
Ventrella però aveva già ottenuto   un successo nazionale con il primo romanzo pubblicato per la stessa casa editrice, “Il Giardino degli Oleandri,” ambientato nella frazione di Carbonara, al quale aveva fatto seguito la svolta “europeista” di Innamorarsi a Parigi.
La lontananza dalla sua città di origine (da anni l’autrice vive e lavora a Cremona) ha accentuato la nostalgia di Rosa Ventrella per il folklore, le usanze e  il dialetto barese. Il  nuovo romanzo è  appunto un tentativo per far conoscere tutto questo anche al resto d’Italia al fine di  esaltare il colore, il sapore, il carattere della Bari più selvatica e verace, che per via della globalizzazione va via via scomparendo.
E perciò Storia di una Famiglia Perbene ha anche una valenza   storica essendo   la Ventrella laureata in Storia contemporanea.
La sua ultima fatica unisce il feuiletton a una forma di neo-verismo e tratta di personaggi volgari, nel senso di provenienti dal volgo, ma anche “volgari” in senso lato.
La volgarità dei gesti, dei sentimenti ( mai mediati dall’educazione intesa in senso tradizionale) di caratteri a tinte forti vedono fluire questi elementi in situazioni acide, accese, aggressive e intemperanti.
La protagonista è Maria De Santis, detta Malacarne.
La scrittrice mette in evidenza l’usanza propria del borgo antico di Bari di caratterizzare le persone con soprannomi che a volte le deridono, altre volte  ne raccontano  con una velenosa pennellata un episodio saliente della loro vita.
L’essere privi di nickname costituisce quasi una mancanza di riguardo, diremo che esso è paragonabile  per alcuni  barivecchiani  quasi a un titolo nobiliare.
Di Malacarne è descritta l’infanzia, poi a partire dalla metà della narrazione la giovinezza, ambientata negli  anni Ottanta.
L’evocazione della baresità, dunque del mondo dei pescatori, delle “masciare” (o fattucchiere) e dei delinquenti di media tacca, è forzatamente disegnata in modo suggestivo e colorato, ma di quel colore “sporco” che viene attribuito dalla narrativa popolare (e  non) e dal mondo della cinematografia al proletariato e alle periferie.
Bari vecchia è intesa come periferia, pur essendo in realtà unita al centro di Bari.
Ma è una sorta di periferia dell’anima: forte è la separazione tra i suoi abitanti e il quartiere Murat tanto da costituire due mondi e quasi due città diverse, ognuna con le proprie regole sociali.
Bari vecchia è dominata ancora e sempre dal patriarcato.
I contrasti nell’ambito della stessa famiglia dei De Santis sono evidenti: i due fratelli di Maria-Malacarne, Giuseppe e Vincenzo rappresentano il Buono e il Cattivo.
Mentre il padre, Antonio, detto Tony Curtis per la somiglianza col divo ebreo-americano è una via di mezzo, ma con la predominanza di modi affettati e quasi dittatoriali.
Esistono come nel romanzo Il Giardino degli Oleandri, riferimenti cinematografici :i due personaggi di Via col vento, Rhett e Rossella, ma vengono citati anche Sofia Loren e Marilyn Monroe.
Tali modelli vengono subiti dalla plebe come inarrivabili e rivelano una sudditanza alla cultura americana.
L’unico riscatto verso un ambiente chiuso e che però si fa vanto di esserlo, non offrendo grandi possibilità di affermazione sociale, è per la protagonista Maria De Santis  lo studio.
“La conoscenza sapeva di guizzo, di riscatto, di morso letale (pag.120).
E ancora, Maria: “mi vergognavo dei miei genitori” (pag.122).
Ma si parla  realisticamente di “bambini che crescono  senza  conoscere a lingua del nostro paese”.
Epperò  Maria non riesce a liberarsi dalle proprie origini essendo innamorata persa di Michele, che conosce dall’infanzia. E’ un uomo sensuale e virile, ma figlio di un noto pregiudicato.
Maria rifiuterà la corte del bell’ Alessandro, compagno di studi universitari, che rappresenta la Bari -bene.
Ma è forte l’appartenenza, come si accennava, al luogo di origine anche perché esso, per quanto odiato, condiziona vite e destini.
Come quello del transessuale Mezzafemmna, che farà una brutta fine.
Il mondo del borgo non tollera  le diversità e  le elimina come fanno gli anticorpi per i virus estranei all’organismo.
“In quei frangenti, la cattiveria del rione tornava fuori, insieme alla lingua e ai gesti (296).
Il romanzo ha le pagine più belle, a livello lirico, nella seconda parte dove i personaggi descritti a tinte forti, come quello di Antonio, il capofamiglia, rivelano un’intensa e sottaciuta umanità.

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