Al Teatro Forma “La  Vera Storia de l’Esclusa di Pirandello”

di Romolo Ricapito

Dal romanzo di Luigi Pirandello “L’Esclusa” (1901) la regista Ebe Guerra ha liberamente adattato la pièce omonima, che risulta semplificata nella trama per ragioni oggettive e con personaggi dai nomi ribattezzati.

In realtà la regista ha ridenominato i caratteri  sull’onda di quelli originali, realmente esistenti e sui quali il romanziere-commediografo ricalcò quelli del suo testo.
La scena si apre su un interno fine Ottocento, con una donna invecchiata e vinta che siede su una sedia a dondolo.
Due personaggi simbolici femminili, avvolti in abiti rispettivamente bianco e nero, con cappucci, rappresentano le due “coscienze” di Giselda o meglio il suo io diviso.
Il tutto verte sul matrimonio sbagliato tra Giselda Fojanesi, originaria del Nord Italia e il poeta Mario Rapisardi, che fu amico nella vita  di Luigi Pirandello.
Il romanzo (e ancora di più la pièce) vuole rappresentare un rapporto aspro e contraddittorio basato sulla possessività da parte di “lui” il quale non “ammette” ad esempio che la moglie esca di mattina presto per andare in chiesa  .
Sussistono dunque retaggi del passato settecentesco e ottocentesco, all’alba del ventesimo secolo, che si replicano stoicamente.
Il dialogo iniziale  tra le due figure femminili con cappuccio serve anche per raccontare nei dettagli la storia della donna, mentre la scena cambia situando Giselda a teatro, in compagnia dello scrittore Giovanni Verga.
Verga rappresenta la figura dell’amante mentre Giselda, insegnante, è inizialmente idealizzata dal marito Mario  Rapisarda che la descrive in un passo come un essere sognante dalle forme voluttuosamente eleganti ma che però “può peccare solo nella mente di noi maschi”.
L’antipatia del personaggio principale emerge ben presto unitamente al fatto che Mario a letto pretende una forma di immobilismo e vestizione della donna che ne inibisce totalmente la sessualità  nel tentativo di imprigionarla e renderla puro oggetto e proprietà del coniuge.
Il “rivale” (Verga) rappresenta la parte maschile razionale.
Tra vari flashback in una sorta di tributo alla cinematografia apprendiamo che la protagonista andò all’altare con spirito da funerale.
Ella ha del  disgusto spontaneo nel vedere il coniuge mangiare, ad esempio, ma tale disgusto si amplifica nella tragicomica prima notte di nozze, come accennato.
Essa è rappresentata come un grottesco cerimoniale.
Viene svelata allora tutta la sgradevolezza di certa vita borghese fin de siècle tra tabù e ossessioni sessuali.
Sull’aria della Traviata Libiamo i Lieti Calici (è l’opera preferita di Giselda) osserviamo il rapporto con Giovanni, l’amante, che raffigura la parte sana della passione e al quale la donna racconta 11 anni d’inferno matrimoniale.
Ma ella stessa, Giselda, ha un’indole masochista anche se poi il tradimento è un’alternativa salvifica a un matrimonio disastroso.
Il  quadro è chiaro ma anche l’amante, lo  scrittore Verga  è il classico superficiale che non vuole assumersi alcuna responsabilità, dunque Giselda  è  sola con se stessa e l’allontanamento forzato dal tetto coniugale la spinge a contare unicamente sulle sue forze. farà l’insegnante a Bari, libera da vincoli ma anche delusa    nel profondo dalla mentalità maschile.
Le due figure femminili che accompagnano Giselda sulla scena simboleggiano l’indecisione e la separazione interiore della donna, che però arrivò all’altare a causa di un “voto” per proteggere dalla morte in duello l’amato Giovanni Verga.
Questa riproposizione di una società del passato affollata da apparenze, storture, cultura della dominazione maschile esercitata su colei che è considerata l’anello debole della società, la donna,è sempre attuale  a un secolo  e passa di distanza . Il tutto si aggrava laddove il personaggio del marito (poeta) dunque un intellettuale, adotta i comportamenti retrivi e sconvenienti solitamente attribuiti al popolo di scarsa istruzione . Dunque ecco  un essere che è sporco dentro e fuori (odia lavarsi) ed è un cattivo esempio, a sua volta, della sottocultura di certi pseudoletterati.
La regista ha voluto utilizzare Pirandello in una forma naturalistica affinché risultasse comprensibile a un pubblico vasto e dunque il suo messaggio non fosse esclusivo, ma veicolato da una messinscena chiara e schietta. Il titolo integrale della commedia è “La vera storia de L’Esclusa di Pirandello” laddove si allude al fatto che essa è ispirata al reale e ad interpretarla è Paola Arnesano. Gli altri  sono: Alessandro Volpe, Alessandro Rotaia, Roberta Costantini,  Paola Morrone, tutti della Compagnia del Dado Tratto. La selezione musicale è a cura di Gianni Ciardo e i costumi sono di Angela Gassi.
15 maggio 2018

Lascia un commento