Bif&st, 25 aprile: delude il film La Douleur ispirato alla figura di Marguerite Duras

Bifest, Mario Martone

di Romolo Ricapito

Mario Martone

La quarta serata del Bif&st presso il Teatro Petruzzelli il mercoledì 25 aprile è iniziata con la premiazione del regista Mario Martone (Federico Felini Platinum Award for Cinematic Excellence) introdotto dalla presidente della rassegna, la regista Margarethe Von Trotta.

Martone ha lodato la qualità della proiezione del suo film “Il Giovane Favoloso”  per l’immagine e il suono.
Nella motivazione del riconoscimento Felice Laudadio ha specificato la provenienza teatrale di Martone, che col cinema ha descritto un’umanità dolente e lacerata.
“Martone è un intellettuale raffinato e attento che con l’originalità della sua proposta dimostra un grande coraggio artistico”.
Felica Laudadio

Il regista Luca Verdone ha premiato col Dante Ferretti per la migliore scenografia le artiste Deniz Gokturk Kobanby e Ivana Gargiulo che hanno allestito il set di “Napoli Velata”.

Sul palco quindi Zeudy Araya e Massimo Cristaldi per il conferimento a due produttori : Domenico Procacci e Matteo Rovere. La  Araya si è contraddistinta per le paillettes deposte sulle maniche della sua giacca nera mentre la stessa decorazione permeava interamente i pantaloni, sempre neri.
La pettinatura della Araya, vedova di Franco Cristaldi era invece quella da lei spesso adottata, a treccine.
La giovane attrice Sara Serraiocco in abito lungo, grigio-scuro, con gonna a balze e décolleté ha premiato Anna Bonaiuto come migliore attrice non protagonista per Napoli Velata di Ferzan Ozpetek che dunque  conquista due riconoscimenti. Della Bonaiuto è stata ricordata la sua partecipazione all’attesissimo film di Paolo Sorrentino dal titolo Loro1 e Loro2.
Immagine tratta dal Film Il Giovane Favoloso

Sul palco infine il regista Emmanuel Finkiel che ha introdotto la sua più recente opera, La douleur.

Finkiel ha raccontato di essersi ispirato a un romanzo che lesse da giovane, scritto da Marguerite Duras.
“Il tutto verte-ha spiegato il cineasta- su una parte della storia della quale mio padre mi parlava spesso. Il  vero personaggio del film è l’ l’Attesa di qualcosa”.

A interpretare la Duras l’attrice francese Mélanie Thierry scelta dal regista perché di scarsa altezza, come la scrittrice che ha ispirato tutto l’intreccio.

La douleur- Mèlanie Thierry
“La Duras cercava di farsi strada presso gli altri intellettuali e per sottolineare la sua piccolezza fisica, unita però a forte determinazione, le ho affiancato quindi per contrasto degli attori alti e imponenti”.
Il film si apre con la notizia dell’arresto di Robert Antelme, marito della scrittrice, da parte dei nazifascisti. Egli parteggiava per la Resistenza.
Domenico Procacci
Il regista Domenico Procacci

La storia mostra inizialmente scene dell’aprile 1945, poi torna indietro a un anno prima.

Siamo in Francia a Parigi.
Marguerite tenta di salvare il coniuge con l’aiuto offertole da un collaborazionista francese della Gestapo. L’uomo, Rabier, che appoggia il governo di Vichy in realtà è affascinato dalla donna anche perché ne ammira le opere.
Il film annega, soprattutto nella prima parte, in una noia insopportabile: la ricostruzione è fredda e formale e la volontà di riprodurre artificiosamente la personalità della Duras finisce col banalizzarne la figura.
E’ interessante soltanto il rapporto ambiguo tra la scrittrice e il collaborazionista e la figura dolente di un’anziana madre, nella seconda parte, che aspetta inutilmente l’arrivo della figlia disabile deportata molto tempo prima. Ma la ragazza è stata immediatamente uccisa col gas in campo di concentramento.
L’attesa  di Robert, ricompensata. svelerà un nuovo aspetto, ambiguo e sconcertante di Marguerite.
Gli altri interpreti: Benoit Magimel e  Benjamin Biolay.
25 aprile 2018

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