Caro papà: Evoluzione della figura paterna

papà
di Aurora Bagnalasta

Il concetto di “patria potestà”, in passato attribuito al padre in quanto figura autoritaria riconosciuta basilare all’interno del nucleo familiare, consentiva a costui la potestà, ovvero la facoltà di proteggere, educare e istruire i figli minorenni, curandone gli interessi in maniera decisionale esclusiva. Successivamente, nel 1975, il diritto italiano è passato dal concetto di “patria potestà” al concetto di “potestà genitoriale”, riconoscendo ad entrambi i genitori una paritaria valenza di diritti/doveri a tutela della prole in modo soggettivo, ponendoli come uguali dinanzi alla legge giuridica e morale, tanto da essere responsabili individualmente nell’attuare quelle che sono le esigenze e le inclinazioni dei minori durante il cammino dell’esistenza.

Un’immagine tratta dal film PADRE PADRONE dei fratelli Taviani

A tal proposito, da quando il concetto di famiglia si è evoluto, conseguentemente anche le figure che ne fanno parte si sono trasformate e sono progredite con lui. L’autorità paterna, per esempio, una volta mai messa in discussione, oggi è divenuta l’evoluzione di un processo relazionale che nel tempo ha visto il padre, in quanto tale, più coinvolto e partecipe. Il padre oggi è amico quasi materno, spesso fragile e tenero, che sovente mette in atto l’educazione partendo dall’affetto, una volta celato per quel senso di pudore che manteneva in piedi la sua maschera da ”super uomo” che doveva dimostrare di essere. Il padre moderno, invece, è interessato tanto da aver ridotto la distanza creata dal suo precedente “potere”, rendendo, quindi, più “umana” la sua indole che ora lo induce al dialogo ravvicinato e che lo vede ascoltatore dei bisogni primari dei figli.

In contrapposizione all’immagine del passato di “padre padrone”, in questo periodo storico addirittura il padre fa fatica a dire di “no”, combattuto tra la voglia di accontentare e la voglia di mantenere ferma la propria coerenza formativa. Come da manuali di psicopedagogia, però, saranno proprio quelle negazioni a insinuare nel figlio la voglia e la capacità di farcela da solo, la forza di affrontare le difficoltà proprio grazie a quei dinieghi ricevuti in casa.

Oggi non più “padri padroni”, figure da riverire a prescindere per il loro status, bensì, persone sensibili, divise tra lavoro e famiglia ma in taluni casi anche tra pappine e pannolini, compiti e feste di compleanno, certo meno severi e più disponibili al dialogo.

Il padre, insomma, una volta identificato come struttura assolutistica da non contraddire, con la

trasformazione che lo ha visto protagonista si è guadagnato il posto all’interno di un cerchio del quale tutto prima poteva decidere ma nel quale esso non era ammesso, in quanto sentimentalmente al margine.

Adesso, invece, diviene parte integrante nella vita affettiva dei figli e arriva, nei casi di separazioni/divorzi, persino a battersi per vedersi riconosciuto in questo ruolo, in virtù di genitore necessario non solo economicamente ma anche moralmente ed emotivamente.

Il cambiamento epocale degli aspetti caratteriali e sociologici della figura paterna è andato in parallelo con la trasformazione del costrutto sociale e culturale a cui essa apparteneva, modificandola da mito inarrivabile a padre “mammo”, distante anni luce dai padri disegnati nei racconti di primi 900.

Già secondo Freud il padre era una figura cardine per la psiche del bambino, poiché rimaneva colui che portava a conclusione, attraverso la sua presenza, il loro complesso edipico. Insomma, tutta la psicologia, madre della psicologia moderna, ha affrontato il rapporto della madre e dei figli fino ad approdare alla convinzione consolidata che anche il padre esiste e non se ne può fare a meno, fondamentale sin dal concepimento dei pargoli.

Ormai, la figura del padre “latitante” è inaccettabile.

Ci si auspica, quindi, che non sia una chimera vedere un padre moderno, buono, ragionevole e amorevole, capace di farsi stimare ed amare da suo figlio, poiché costui non verrà più destabilizzato e disturbato dal suo precedente “strapotere” ma lo guarderà come figura da imitare, come punto cardine. Combattuto certo tra l’autorevolezza e l’affetto per il figlio, tra i “no” da dire e i “si” da centellinare ma, soprattutto, identificato in un uomo nuovo da cui il figlio potrà prendere spunto per affermarsi nella futura società in cui il figlio stesso si affaccerà un giorno come genitore a sua volta.

E cosa c’è di più stimolante di un padre che ti ama e ti appoggia nelle tue scelte, seguendole dall’inizio e curandole, puntando su di te?

D’altronde, scriveva Jim Valvano, famoso allenatore di pallacanestro statunitense che di giovani ne

frequentava parecchi: “Mio padre mi ha fatto il più bel regalo che qualcuno poteva fare ad un’altra persona: ha creduto in me!”.

30marzo 2018

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