Il sole a Mezzanotte: b-movie superficiale, si salva soltanto il figlio di  Arnold Schwarzenegger, Patrick

 

Romolo Ricapito

di Romolo Ricapito

Il  Sole a Mezzanotte  è un dramma americano ma girato nella British Columbia, Canada, diretto da Scott Speer e la cui principale attrattiva risiede nel protagonista maschile, Patrick Schwarzenegger, figlio di Arnold, al suo primo  ruolo principale.  

Il giovane è figlio di Maria Shriver facente parte del clan Kennedy : sua nonna materna Eunice era la sorella del Presidente assassinato a Dallas nel 1963, JfK.
Il film appartiene al filone dei film giovanilistici basati sulla “malattia” (incurabile) come Colpa delle Stelle Resta anche Domaniquest’ultimo concernente una ragazza in coma.
Qui la protagonista è affetta da xeroderma pigmentoso, “1 caso su 1 milione negli Stati Uniti” , come recita la  sceneggiatura: non può assolutamente essere esposta alla luce del giorno e vive da reclusa da sempre, tra l’altro orfana della  madre,  scomparsa quando la ragazza era ancora una bambina e la cui responsabilità  è  da sempre tutta a carico del padre Jack (Rob Riggle).
Durante una sortita all’esterno, ovviamente con le tenebre, la giovane Katie (Bella Thorne) incontra il bel Charlie (Schwarzenegger) ed è amore a prima vista.
Questo incontro  sarà il traino della speranza di una vita migliore, almeno a livello emotivo, per sopportare il suo stato di grandissimo disagio.
Va detto che rispetto ai film precedentemente citati Il Sole a Mezzanotte è molto inferiore come produzione, regia, sceneggiatura e cast.
Rob Riggle, ex marine,  sembra un attore da B-movie e così tutti gli altri ad eccezione dal giovane Schwarzenegger,  25 anni  il cui aspetto compito e sufficientemente espressivo faciliterà una buona carriera  nell’ambito (per adesso) di film destinati al pubblico giovane, diciamo sotto i 30.
La semplicità apparente della trama in definitiva  non è sostenuta da un impianto adeguato: un po’ forse per il basso budget, ma anche perché effettivamente la qualità dello script non è eccelsa.
Il film trova  allora una sua ragione nell’esplorare  le personalità dei due innamorati: Charlie stabilisce un trait d’union con la sua Bella (di nome e di fatto: l’attrice è appunto Bella Thorne) rivelando di avere vissuto  un’adolescenza da “recluso”, non  negli interni di casa come la  quasi-coetanea, ma a causa della sua pratica sportiva semi-professionale  da nuotatore, che lo escludeva dal sociale per gli intensi e continui allenamenti, tanto che i suoi coetanei lo chiamavano “quello della piscina”.
Poi uno  stupido incidente, dovuto a un salto da un tetto fino in  piscina durante un party, causa bravata, ha  prodotto  l’interruzione della sua carriera   nel nuoto  presso una prestigiosa Università.
Ma la “comunanza”  nello  status di “paria” è per Charlie momentanea, per Katie definitiva: è costretta a non guarire mai e nel tempo anche a perire. I pareri medici infatti a tale proposito parlano chiaro .
Dopo una notte d’amore passata sul lago, la giovane rientra appena in tempo, o meglio quando il coprifuoco è già scaduto.  La luce del giorno causa dei danni, ma questa volta rimediabili.
Epperò non  spiega al fidanzatino la ragione delle sue ritirate precoci, entro l’una di notte, quasi come una versione moderna di Cenerentola.
C’è poi un altro ingrediente, musicale : Katie è un’appassionata cantautrice dilettante. Riuscirà ad incidere almeno un singolo di successo.
La pellicola non è uniforme, tra scene modeste ambientate in interni, qualche festicciola per giovani, comprimari abbastanza inutili e un apparente guizzo di riscatto mediante rare sequenze significative.
Il bello è che il tutto non è nemmeno originale perché mutuato da un film giapponese di una decina di anni fa diretto da Kenji Bando.
Si può dire che il film  risulta più pregnante e finalmente “vero” nel finale, quando una scelta estrema della protagonista dà finalmente un senso a tutto.
Ma va detto che questa “risoluzione” è poi accompagnata da una superficialità tipicamente americana che conduce al  “the end”, senza un  happy end…
Insomma un prodotto della cultura orientale è stato banalizzato con una sceneggiatura piuttosto inutile, se non  scadente, e  quindi l’americanizzazione della storia non pare riuscita.
A ciò va aggiunto il pubblico di maleducati in sala che ridono nelle parti drammatiche senza nessun motivo.
Questo da parte di giovani ragazze che affollavano una multisala barese il giorno di domenica 25, ma c’era anche un gruppo di bulletti e bullette che oltre a disturbare per circa 90 minuti  il film tutto ha fatto tranne che guardarlo, tra continue  suonerie azionate apposta per scherzo e l’uso costante dello smartphone per navigare su Facebook e finanche telefonare.
E’ certo che la serata-campione da me prospettata è significativa, in quanto le risate unanimi nei passaggi più intensi e drammatici rivelano, come  sufficiente test, che il pubblico che accede a questo film è composto abbastanza, anche se non esclusivamente,  da elementi immaturi e superficiali.
Al di là di ciò Il Sole a Mezzanotte  spicca come un’opera  non riuscita e la votazione è insufficiente, diciamo un 5.
26 marzo 2018

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