Padri di un Dio minore

di Aurora Bagnalasta

I papà separati non stanno più a guardare! Ieri mattina alcuni di loro si sono riuniti davanti al Tribunale di Taranto per urlare il loro malessere, perché la legge a tutt’oggi li considera spesso solo come un portafoglio da utilizzare a distanza, di fatto catalogati come genitori di serie “B” e, quindi, estromessi dalla vita dei figli. “La data della manifestazione non è casuale”, spiega Andrea Balsamo, organizzatore dell’evento e fondatore, insieme a Vito Ditaranto, dell’associazione “Nel nome dei figli”, costituita per dare voce alle ingiustizie che patiscono i papà separati come loro.

“Siamo qui a manifestare affinché qualcuno ci ascolti e riveda quello che è il diritto di famiglia”, parla chiaro Andrea mentre affronta uno degli argomenti più discussi e controversi, ovvero quello delle separazioni e dei divorzi.

Oggi, dal momento in cui una famiglia si sgretola, il rapporto tra genitori e figli non dovrebbe essere ostacolato tanto che con l’affido condiviso si è voluto permettere ai due genitori di partecipare entrambi attivamente all’educazione e alla cura della prole, affinché quest’ultima mantenga una relazione stabile con entrambi, nonostante il distacco di mamma e papà. Ma per avere un affido condiviso bisogna che le parti in causa trovino un accordo equilibrato, ed è qui che le aule dei Tribunali sanno bene quali beghe in realtà si nascondano dietro le separazioni, quali guerre in stile “Kramer contro Kramer” si affrontIno a botta di accuse e documenti e che, purtroppo, si ripercuotono proprio verso coloro che dovrebbero essere tutelati. In questi frangenti è il Giudice che arriva a mitigare gli scontri nelle coppie “scoppiate”, ma il diritto alla bigenitorialità rimane ancora un utopia perché fattivamente i figli vengono collocati presso la madre, che diventa automaticamente assegnataria della casa coniugale. Da qui inizia il martirio della figura paterna che si trasforma in un entità marginale mentre la madre, sovente, detiene lo scettro delle decisioni che riguardano i minori e che, data la sua posizione privilegiata,  utilizza questo suo ruolo anche per denigrare l’ex, ormai messo alla porta. La sofferenza di un padre separato messo all’angolo si traduce in numeri della disperazione che parlano chiaro e vedono i suicidi di costoro in netto aumento. Atti compiuti da padri allontanati dai figli, denigrati e praticamente con le mani legate, il cui compito si limita al pagamento del “dazio” di mantenimento, somma consegnata nelle mani del “nemico”. La verità è che la legge, pur formalmente prevedendo la parità delle figure genitoriali, in realtà non trovi riscontro in una regolamentazione bilanciata come, per esempio, per i diritti di visita, i quali vengono riconosciuti con l’affido condiviso ma per essere applicati necessitano spesso di azioni di forza. Inoltre, può succedere che la madre inizi a mettere in pratica comportamenti di manipolazione psicologica, strumentalizzando ogni evento a suo favore. Così facendo il rischio della sindrome dell’alienazione genitoriale (PAS) è davvero dietro l’angolo.  Un bambino privato del papà può essere alienato, ovvero  plagiato ad odiarlo.

Sono ancora “mosche bianche” le sentenze in cui l’affido condiviso sia realmente un atto che veda la distribuzione paritaria dei tempi di permanenza dei figli minori presso ciascun genitore, ponendo questi sullo stesso piano economico e genitoriale, quindi, eliminando le stereotipate figure di “genitore collocatario” e “genitore che versa l’assegno di mantenimento”.

“La normativa esiste già a livello europeo e l’Italia ha aderito pienamente alle convenzioni, ma ancora i padri in Italia sono soggetti deboli e spesso martorizzati economicamente. I figli devono poter essere seguiti da entrambi i genitori e i figli, oltre ai soldi, hanno bisogno di attenzione e di amore. Noi abbiamo diritto di vedere i nostri figli, tanto quanto li vedono le madri, né di più né di meno. Di crescerli e di seguirli nel percorso della vita. Chiediamo solo questo”.

17 marzo 2018

 

 

 

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