Perchè le “italiane” scelgono volontariamente di prostituirsi

INCHIESTA-INTERVISTA

di Ennedielle

Pomeriggio freddo e piovoso. Sono al bar di un grande albergo

Milanese in attesa di incontrare il direttore di un quotidiano

nazionale che vorrebbe affidarmi la corrispondenza dalla Puglia per

la pagina di cronaca nera. La nostra provincia, purtroppo, sta

vivendo un momento di recrudescenza di delitti e guerriglie per la

spartizione e la gestione dello spaccio e delle tangenti nei vari

quartieri. (ndr. japigia, libertà, S.Girolamo-fesca, Carbonara-Ceglie)

Manca poco più di un’ora all’appuntamento. La pioggia e la

temperatura polare non mi permettono di fare quattro passi in

centro e godere delle vetrine allestite dalle eccellenti firme dell’alta

moda. Nell’attesa non mi resta che ordinare l’ennesimo caffè. La

hall, enorme e sfarzosa, mi permette di ammirare gli splendidi

lampadari in cristallo e l’eleganza dei comodi salotti. Lo sguardo si

sofferma sul corpo di una ragazza bellissima dall’abbigliamento

accattivante. Il soggetto in questione, appollaiato su un alto

sgabello del bar, indossa un tailleur nero con gonna inguinale,

camicetta candida in seta con scollatura abissale, calze a rete e

tacco dodici. Sarei pronto a sfidare chiunque riuscisse a ignorare o

a far finta di non vederla. Notevole, penso. Noto con particolare

attenzione la cura del suo maquillage, per niente marcato ma

sufficientemente attrattivo. Bastano pochi secondi e i nostri sguardi

si incontrano. Mi lancia un sorriso invitante. Il suo portamento

audace e provocante non lascia dubbi. Sicuramente, penso, sarà in

attesa di qualche “cliente” facoltoso.

Per un attimo spero che la persona che dovrei incontrare, a causa

della neve, faccia un po’ di ritardo. Sorrido, mi avvicino e dopo

averle raccontato che attendo gente, le chiedo se potesse

dedicarmi alcuni minuti del suo tempo.

Vorrei semplicemente offrirle da bere e farle una breve intervista,

esordisco. L’assicuro che le eventuali risposte sarebbero rimaste

anonime. Per il suo “fastidio” avrei potuto riconoscerle un centinaio

di euro. Dopo qualche attimo di riflessione accetto e mi racconta essere una trentenne pugliese. Conditio sine qua non: il pagamento

deve avvenire anticipatamente, ribadisce. Accetto, ordina un

“negroni “ e, senza attendere la mia prima domanda, parte come un

fiume in piena esordendo:

 

 

 

 

 

 

 

 

-La prego di non interrompermi. Sono laureata in farmacia. Ho

perso il lavoro da oltre tre anni e, pur di sbarcare il lunario, ho

deciso di intraprendere questa nuova attività. Dia pure la colpa

alla crisi economica ma, ultimamente, un numero sempre più

consistente di laureate, colf, operaie, studentesse fuori sede,

shampiste, bariste, baby sitter, impiegate e commesse

sottopagate, si sono avvicinate al mestiere più antico del

mondo. Mi creda, secondo una seria indagine socio-

economica, dalla lista delle nuove disperate, non mancano

nemmeno le “casalinghe”. Queste ultime, a causa delle

separazioni o della perdita del lavoro dei loro mariti, pur di far

quadrare i bilanci familiari, siano state costrette a

intraprendere questa nuova-antica professione.

Qualche suo collega, malevolo, dissacrante e con malcelata

ironia, ha trasformato il termine casalinghe in “casalingue”.

Ma, capirà, il fine giustifica i mezzi.

D-  La trovo preparata e acculturata ma, se permette, mi

piacerebbe conoscere che mi parlasse di lei. -Dopo un matrimonio fallito, a 27 anni, mi son ritrovata a dover

affrontare la vita da sola con la responsabilità di una figlia a carico.

 

Pur di portare a casa qualche euro, ho dovuto

affrontare ricatti sessuali da parte di quasi tutti i datori di

lavoro. Pare proprio che in Italia la metodica medioevale dello

“ius primae noctis” non sia mai scomparsa. A conti fatti, tra lo

svendere il mio corpo per uno stipendio da fame e scegliere di

gestirmi autonomamente ho optato per la seconda scelta. Le

motivazioni di tale decisione sarebbero tante. Partiamo dalla

paghetta sempre più esosa dei propri figli per arrivare al costo

degli affitti, le schede telefoniche, l’aumento della benzina e,

dulcis in fundo, le varie scadenze con le tante finanziarie. Le

teen agers, al contrario, pare abbiano fatto questa scelta di vita

per aprire una propria attività, per acquistare un’auto nuova per garantirsi una vacanza da sogno più volte l’anno. Tutte

motivazioni più o meno plausibili ma di difficile comprensione.

Io, per esempio, nel giro di pochi anni, con il mio lavoro

mantengo mia figlia in un dignitosissimo collegio Svizzero, ho

acquistato un mini appartamento in pieno centro, cambio il suv

ogni due anni e visto che lo Stato Italiano rifiuta di riconoscerci

come liberi professionisti senza parlare dell’agenzia delle

entrate che ci perseguita, ho investito gran parte dei miei

risparmi in bitcoin o altre valute criptate intoccabili da parte del

fisco.

D- Saprebbe dirmi, secondo il suo punto di vista, come mai il

numero di queste “volontarie”, poco acculturate o minorenni

aumenta di giorno in giorno? -Ottima domanda. Le lavoratrici del sesso, caro lei, non

aumentano di giorno in giorno ma di ora in ora. La tendenza

sembra crescere in maniera esponenziale. In primis perché la

concorrenza è spietata e fuori quota. Le minorenni attraverso

le chat line offrono selfie di dubbio gusto, per pochi euro, per

una ricarica telefonica o per acquistare scarpe sportive che

costano centinaia di euro. Una volta le prostitute venivano

chiamate cortigiane, lucciole o squillo, sino a quando alcune

agenzie, abbiano, furbescamente, scelto un nome anonimo

diverso e significativo: “escort”. Prima, le cosiddette battone,

battevano i marciapiedi, frequentavano i nigth’s o le case

d’appuntamento, ora le stesse preferiscono bazzicare i salotti

dei grandi alberghi, le discoteche alla moda o i vari siti

d’incontri sui social. Sappia che un’antica legge di mercato

ricorda che i vari “prodotti merceologici” aumentino o

diminuiscano di valore in funzione delle richieste di mercato.

Senza voler in alcun modo fare del moralismo, mi piacerebbe

ricordarle che i fruitori sono davvero tanti e che il mercato

nazionale, pare possa valere svariati miliardi di euro. Spero

sappia che l’Italia annovera un numero di clienti abituali pari a

tutti gli abitanti della Svezia (ndr. circa dieci milioni) Non so se

le motivazioni di questa elevato numero di clienti sia dovuto ad

una forma di “gallismo italico” o ad un’eccessiva dose

ormonale maschile dovuta al nostro clima. La cosa più grave è

che le escort italiane devono tener banco alla concorrenza straniera: Russe Moldave, Ucraine o sud Americane tra le quali i trans la fanno da padrone.

Queste ultime, per nostra fortuna,

pur dichiarandosi pronte a fare sesso anche senza l’uso del

profilattico sono accusate, dai nostri stessi clienti, di non

parlare bene la nostra lingua, di essere distratte e d’essere

carenti d’affetto e fin troppo frettolose. Noi al contrario

puntiamo tutto su un rapporto erotico, sensibile, affettuoso e

sempre pronto al dialogo. A volte trasformiamo un incontro

sessuale in una seduta psicanalitica. Offriamo le nostre

prestazioni in un clima amichevole e familiare risultando così

meno “esotiche” ma, molto, molto più amichevoli e

rassicuranti.

D- La trovo preparata, mi piacerebbe potesse darmi altri dati.

-Vorrei darle un dato significante. Le potrà sembrare incredibile

ma le escort di lusso battono (sic) quelle a prezzo più

accessibile per 10 a 1. Sintetizzando e, per concludere, visto

che oramai faccio parte della categoria, mi considero una vera

e propria imprenditrice di me stessa. Per lo Stato Italiano,

come le accennavo prima, siamo invisibili e noi, di rimando, lo

ringraziamo. Le tasse che potremmo e vorremmo pagare in

cambio di alcuni diritti, le intaschiamo e le mettiamo da parte

per il futuro. L’addetto alla reception le fa un cenno d’intesa e la signorina in

questione mi chiede scusa, mi saluta e decide di andare. Dopo aver

fatto qualche passo torna indietro, mi strizza l’occhio e mostrandosi

più generosa di quanto avessi potuto immaginare mi sussurra:

“guardi… vista la sua gentilezza e discrezione professionale,

se crede, al rientro, mi permetto offrirle un bonus. L’intervista

gliela offrirei gratis se…con un extra di altri 100 euro…

accettasse di trascorrere qualche attimo di felicità… Ci pensi…

non

se ne pentirebbe… “

Mi porge un suo bigliettino da visita con su scritto il suo numero di

cellulare ed il suo nome d’arte. Fingo di non aver capito in quanto

ritengo sia stata fin troppo esaustive nelle spiegazioni. Più che

un’intervista ne è venuto fuori un monologo sincero ed esplicativo. Ora ho le idee più chiare. Facendo i conti della serva, se dovessi tornare a nascere donna, sicuramente non sceglierei di fare il giornalista.

11 marzo 2018

 

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